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Memorabilia #36

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Ho sempre cercato di non proporre le canoniche recensioni che mostrano il dipanarsi di un disco tramite un'anlisi minuziosa di ogni singola canzone. Il web è colmo di (ottimi) recensori e non mi sembrava il caso di aggiungerne un altro. Inoltre, con l'avvento della condivisione e dello streaming ho sempre pensato che le recensioni, un tempo utili se non fondamentali, avessero i giorni contati. Per questo motivo le mie (non) recensioni sono più che altro dei frammenti di narrativa che nascono dalle sensazioni e dalle emozioni che provo ascoltando musica. Si potrà non gradire, ma trovo che sia (per me) molto divertente e stimolante. E se lo è anche per voi, mi fa estremamente piacere! Post pubblicato mercoledì 10 maggio 2006, alle ore 13:53 Dresden Dolls Yes, Virginia... Sono il vostro giullare punk, vi ricordate di me? Sono la maschera irriverente, sorridente, malinconica, paurosa ed esilarante. Mi muovo al ritmo di tasti schiacciati sul pianoforte e di bacchette ch...

Memorabilia #35

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Non vado pazzo per il folk, a meno che non sia particolarmente inquietante o strano. Però c'è stato un disco che mi ha fatto molta compagnia per un po' di tempo ed è Cripple Crow di Devendra Banhart. Anche se mi provocava degli strani effetti... Post pubblicato l'8 febbraio 2006, alle ore 12:58 Devendra Banhart Cripple Crow Il sabato mattina è tempo di pulizie. Mi piace l’odore del Mastro Lindo sui pavimenti al mattino. E’ un rito settimanale che va accompagnato ogni volta da un disco diverso. Questa settimana il destino o chi per esso, ha voluto che mi capitasse tra le mani Cripple Crow di Devendra Banhart . E così mi sono messo a spolverare e passare il mocio Vileda immerso in un atmosfera Visnù profumata di Cif. Ad un certo punto, mentre stavo lucidando un raro manufatto indiano made in China, dipinto a mano da uno dei miliardi di operai sottopagati, mi sono bloccato. Ero spaventato, terrorizzato. Davanti a me la benefica e al tempo stesso terrifi...

Memorabilia #34

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I Franz Ferdinand mi sono sempre piaciuti. Nonstante la critica (e certo pubblico snob) li abbia trattati sempre con sufficienza, continuano ad andare avanti e a sfornare dischi molto validi e divertenti. Con buona pace degli spocchiosi. Post pubblicato il 3 gennaio 2006, alle ore 21:03 Franz Ferdinand You Could Have It So Much Better Se alle feste siete di quegli sfigati che se ne stanno in un angolino con un bicchiere di coca in mano, magari a sparlare di quelli che, sbattendosene di tutto e tutti, pensano solo a divertirsi noncuranti di quello che gli altri (gli sfigati) pensano (a proposito ma che ci venite a fare alle feste? Statevene a casa ad ascoltare Devendra Banhart) allora questo disco non ascoltatelo. Anzi, non guardatelo neppure. Se lo vedete in una vetrina abbassate le sguardo e passate oltre, perché non ne siete degni! Se invece siete quelli a cui piace ballare, saltare e cantare a squarciagola anche se la vostra voce è come le unghie che grattano u...

Memorabilia #33

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Un altro disco e un altro gruppo passati indegnamente inosservati. Face The Music è una boccata d'aria fresca in un pomeriggio torrido. Il mondo non è un luogo giusto. Post pubblicato lunedì 23 gennaio 2006, alle ore 13:12 Melody Club Face The Music Tornare indietro nel tempo di vent’anni e ritrovarsi con i pantaloni a sigaretta stretti sulle caviglie modello acqua alta e le giacche con le spalline che facevano tanto Robocop e le pettinature assurde, gioia dei produttori di lacca e gel; la fiera delle permanenti. E ritrovarsi agghindati di cotanta couture a ballare alle feste di compleanno dove ti tocca quasi sempre la scopa a fine canzone e ti tocca pure fare la penitenza oltre all’umiliazione di ritrovarsi a ballare con un pezzo di legno. E cercare con lo sguardo la bella di turno che, a rivederla nelle foto d’epoca, poi tanto bella non era e che puntualmente ballava sempre con quello che ti stava più sulle palle e forse ti stava sulle palle perché era quello...

Memorabilia #32

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Quando i coach non andavano di moda e i motivatori erano una razza sconosciuta e aliena, l'unico modo per tirare fuori gli attributi e spaccare il mondo (o almeno provarci), era spararsi a ripetizione un disco come questo. Post pubblicato mercoledì 1 giugno 2005, alle ore 21:24 THE BELLRAYS The Red, White and Black La vita a volte ti aggredisce, ti prende e ti sbatte a terra lasciandoti senza fiato. E come se non bastasse ti prende anche a calci nelle costole e poi se ne va per i fatti suoi lasciandoti da solo a rantolare. Sono quelle volte in cui vuoi leccarti le ferite da solo, senza contare su nessuno, per prepararti al prossimo faccia a faccia e non farti cogliere di sorpresa. Per poter sperare di suonargliele almeno una volta o, almeno, cadere al tappeto con dignità. Ci sono dei dischi che servono a questo: a prepararsi al prossimo round. Prendi la macchina e guidi senza meta, con l’autoradio al massimo e mandi a fare in culo tutto e tutti. E almeno ...

Memorabilia #31

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Venghino polverosi sfigati rimasti all'età della pietra e freak barboni fuori dal tempo. Venghino! Accomodatevi e assaporate un assaggio d'autunno. Post pubblicato sabato 8 ottobre 2005, alle ore 14:13 Witchcraft Firewood Al mondo c’è ancora bisogno di un gruppo come i Witchcraft? E’ uscito il nuovo disco, il secondo dopo l’esordio del 2004 e proprio come l’anno scorso il mondo, per lo meno questo mondo, non ha bisogno dei Witchcraft. Per questo li adoro! Ora come allora queste canzoni sembrano essere state incise oltre trent’anni fa. Il master dev’essere stato rinchiuso e dimenticato in un baule polveroso e coperto dalle ragnatele, finchè qualcuno (o qualcosa) l’ha riportato in vita. Tesi affascinante, ma così non è. Lo dimostra il fatto che il gruppo svedese è composto da quattro sbarbatelli poco più che ventenni che vivono fuori dal tempo e da ogni moda. Questo spiega il perché di un disco come Firewood ora, adesso. Quando il garage, il punk e il...

Memorabilia #30

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Chissà se a Lovecraft sarebbe piaciuto l'heavy metal. Probabilmente no e forse l'avrebbe definito come il cacofonico suono del caos (strisciante). Quello che è certo è che al metal Lovecraft piace parecchio. Post pubblicato mercoledì 26 ottobre 2005, alle ore 16:23 The Vision Bleak Carpathia Adepti di Chtulhu , genuflettetevi recitando le vostre blasfeme preghiere. Prostratevi e accogliete il caos strisciante, l’attesa sta per terminare: i Grandi Antichi stanno per tornare. E mentre l’empio rituale si sta consumando, nell’etere si diffonde la musica dei The Vision Bleak .Il secondo disco del poilstrumentista tedesco Schwadorf è un’ode all’opera del Solitario Di Providence in cui si narra la vicenda di un uomo che, recatosi in Carpazia, per prendere possesso dell’eredità dei suoi avi scopre quali sono le sue vere origini. E non sarà una scoperta piacevole. L’Heavy Metal senza troppi fronzoli, con tutti i suoi pregi, difetti e limiti, si adatta alla pe...