Post

Tomie: la Sottile Arte del Disagio.

Immagine
Attenzione! Questo post contiene immagini che potrebbero urtare la sensibilità di qualche lettore. Io vi ho avvisato. Ho sempre pensato che i giapponesi, in quanto a storie dell'orrore, non abbiano epigoni. Questo non significa che le loro storie siano migliori o peggiori di quelle inglesi, americane o italiane. E non significa che facciano più paura. Personalmente ritengo che le più inquietanti siano quelle italiane, ma è un'opinione del tutto sindacabile. Un argomento, però, che meriterebbe un approfondimento. Se le storie anglosassoni sono più romantiche, nell'accezione più pura del termine, quelle nipponiche trovo che abbiano un elemento di morbosità difficilmente riscontrabile altrove. Una morbosità che ha un qualcosa di, oserei dire, sessuale al suo interno. Forse perché, nella maggior parte delle storie che ho letto e visto, la paura (e il raccapriccio) deriva dalla metamorfosi del corpo umano. Soprattutto nei manga, abbondano corpi che subiscono orrende m...

La Fine di 'sto C***o di Mondo.

Immagine
You want me to lie not break your heart I want you to fly not stop and start We want us like everything else Maybe we didn't understand Not just a boy and a girl Its just the end of the end of the world (The Cure - The End of the World) Se The End of The Fucking World, TEOTFW per gli amici, fosse stato concepito in Italia, l'avrebbero intitolato così? La Fine di 'sto Cazzo di Mondo. Ve l'immaginate in vetrina, nella libreria della vostra città, a far bella mostra di sé agli ignari passanti durante le loro vasche in centro, nel fine settimana? Non sarebbe stato un bel colpo d'occhio? O meglio: un bel pugno nello stomaco? Invece è stato pensato, scritto e disegnato in America. Ha avuto un meritato successo e fortunatamente è stato tradotto nella nostra lingua. Tranne il titolo. Quello no. E' rimasto in inglese. Così lo si può mostrare in vetrina, per non sconvolgere le anime belle, quelle che aborrono il parlar volgare. Perché TEOTFW è...

Gli Sleep Contro il Logorio della Vita Moderna.

Immagine
A volte il telefono mi cazzia perché dice che devo essere più attivo. Lo dice lui. Mica è sempre con me! Di passi, durante la giornata, ne faccio e pure troppi per i miei gusti. Mi sparo anche un discreto numero di chilometri in auto. E con il lavoro che faccio, purtroppo il mio povero cervello è costretto ad essere sotto un costante ribollire di sinapsi. Tutto ciò è fermamente contrario alla mia indole, che è adepta al sacro e immortale culto della pigrizia, va detto. Datemi un divano e mi renderete un uomo felice. Alla fine, viene fuori che sono un ossimoro vivente: vorrei vivere spiaggiato su di un sofà e invece corro da mattina a sera, festivi compresi. Quando poi mi ritrovo con qualche ora a disposizione, vado nel panico: che cosa faccio prima? Sfoltisco la pila dei libri da leggere che sta assumendo dimensioni inquietanti? Vado avanti con le serie tv, che ho lasciato chissà dove, mesi fa? Quale disco ascolto per primo? Scrivo un post per il blog? Ragazzi, l'ansia da tempo...

L'importanza di metterci la faccina.

Immagine
Ho un'indole autolesionista. Uso poco Twitter, quasi mai. Se su Facebook si strilla e ci si azzuffa, nel posto dei cinguettii lo si fa a velocità supersonica. E non mi piace. Non riesco a starci dietro e, sinceramente non ne ho voglia. Preferisco impegnare il mio poco tempo libero in attività più costruttive. Tipo questa: Poi succede che mi parte l'embolo e decido di fare un tweet (per me) ironico. Commettendo due errori: 1) Parlare di politica. 2) Non mettere la faccina. Che diavolo mi è saltato in mente? Non avevo ancora finito d'inviarlo che già lampeggiava la notifica delle risposte. Non entro nei dettagli, ma al mio tweet che credevo ironico ma evidentemente lo era solo per me, e qui sorge un altro problema che prima o poi dovrò affrontare, è immediatamente seguita una risposta piccatissima. L'impostazione era piò o meno sul genere: non capisci una fava, svegliati! Fortunatamente il tono non era aggressivo e non c'erano insulti (la fortuna del pr...

Il Disco Che Ti Fa Esclamare Poffarbacco: Judas Priest, Firepower.

Immagine
Ciò che rimane della tua gioventù ribelle è un paio di orecchini che a volte guardi allo specchio indeciso se togliere o no. Ormai sei più vicino ai cinquanta che ai quaranta e quei due anelli che penzolano sembrano, ogni giorno che passa, sempre più inadeguati. I capelli che portavi lunghi, nonostante i tuoi genitori minacciassero di continuo di raparti a zero mentre dormivi, perché uscire di casa conciato in quello stato era roba da delinquenti, sono un lontano ricordo. Caro ma doloroso. Quando riguardi le vecchie foto, con la zazzera ribelle in bella mostra, una fitta al cuore ti prende sempre. E la prominente pancetta che funge da post-it a rimembranza del fatto che non hai più vent'anni? Allora potevi ingurgitare tonnellate di schifezze e birra a litri senza aumentare un etto. Adesso per smaltire una media rossa ti devi massacrare di squash ai limiti dell'infarto e per la pizza salsiccia e gorgo devi scalare il Colle dell'Agnello in bicicletta. La tua vita inizia a...

Una Questione di Principio.

Immagine
Quando uscì Whatsapp tutti furono felici di avere un'applicazione di messaggistica che sostituisse gli sms. Lo furono un po' meno quando scoprirono che bisognasse pagare. E pensare che c'era scritto a caratteri cubitali: dopo il primo anno di utilizzo, gli utenti avrebbero dovuto pagare un canone annuo. La mostruosa cifra di 99 centesimi. All'anno. Per comunicare illimitatamente con tutti. 99 centesimi. Apriti cielo. Ci fu quasi una rivolta popolare. E' una questione di principio. Dicevano. Quale principio? Chiedevo. Non puoi far scaricare gratis un'app e poi dopo un anno metterla a pagamento. Perché no? Si chiama periodo di prova. Lo provi e se ti piace lo compri. E poi quale sarebbe questo principio? Nessuna risposta. Lo dico io qual è il principio. E' il principio dell'avere tutto gratis. Di non voler spendere nulla. Il principio dell'avidità. Tutto, subito ea scrocco. Abbiamo iniziato con la musica. Perché pagarla? All'i...

Quattro Romanzi.

Immagine
Tranquilli, non sono stato morsicato da Alessandro Borghese. E' che molte volte ho più difficoltà a trovare il titolo che a scrivere l'intero post. Volevo fare un post cumulativo, in cui racchiudere gli ultimi libri che ho letto, poiché sono accomunati dal fatto di essere tutti thriller a sfondo teologico. Sono quattro quindi il titolo, per una volta, vien da sé. Non posso dire di essere in cultore del thriller classico ma se è condito con ingredienti soprannaturali o teologici, allora mi ci butto a bomba. La passione per questi ultimi nasce naturalmente con la lettura di quello che ormai è considerato il loro capostipite: Il Codice da Vinci. Contrariamente al pensiero comune e un po’ radical chic, a me Dan Brown piace. Non grido al miracolo, ma trovo che i suoi romanzi siano un buon passatempo che offre anche spunti interessanti. Tranne Crypto. Crypto è proprio brutto. Non si tratta di capolavori ma di lavori divertenti e, nonostante alcuni limiti, non troppo banali. I...