lunedì 29 novembre 2010

Manel Loureiro: Apocalisse Z

Ha trent’anni. È un avvocato. Vive in una cittadina della Galizia, in Spagna. Come tutti, apprende la notizia dalla televisione: in una piccola repubblica del Caucaso, un gruppo di guerriglieri ha preso d’assalto una base militare russa. Un «normale» atto terroristico in una delle zone più turbolente e instabili del pianeta? Così sembra. 
Ben presto, però, s’insinua il sospetto che sia successo qualcosa di più grave. Qualcosa che non può essere controllato. Un’esplosione atomica? Un virus? Poi, tra lo sconcerto generale, la Russia annuncia la chiusura delle proprie frontiere e, nel giro di pochi giorni, tutti i Paesi dell’Unione Europea fanno lo stesso. Poi intere città vengono isolate e messe in quarantena. Poi entra in vigore la legge marziale. 
Ma è tutto inutile. 
Ormai niente è più come prima. Non c’è elettricità, manca l’acqua potabile, la benzina è finita, gli scaffali dei negozi sono vuoti. Nessun uomo gira per le strade. Perché chi lo fa non è più un uomo. È diventato uno zombie. 
Ha trent’anni. È un avvocato. Vive in una piccola città della Galizia, in Spagna. E forse è l’unico sopravvissuto all’Apocalisse Z…

Mi piacciono gli Zombi. 
Nell'affollato mondo horror sono le creature che prediligo. Al contrario, detesto profondamente i vampiri. Specialmente da quando la Meyer ha insozzato il mondo con la sua immondizia. Ma che c'entra tutto questo con Apocalisse Z
Mi spiego. Da quando è uscito Orgoglio E Pregiudizio E Zombie tremo all'idea che qualcuno s'inventi un'altra porcheria a la Twilight con protagonisti i miei mostri preferiti. Ve l'immaginate una storia d'amore tra un adolescente brufoloso col testosterone a manetta e una deliziosa zombi in avanzato stato di decomposizione? Detta così suona impossibile. Ma la vita insegna che al peggio non c'è mai limite. 
Mi piacciono gli zombi. E per questo motivo sono molto esigente in materia e mi seccherebbe (non poco) vederli ridotti a macchiette da fotoromanzo. 
Per fortuna dal nulla è arrivato l’avvocato spagnolo Manel Loureiro che, dopo la mezza delusione della trilogia di David Wellington (Monster Island, Monster Nation e Monster Planet) partita bene ma collassata nella mediocrità, riporta i morti viventi agli antichi fasti di romeriana memoria. Stanco dei noiosi tomi giuridici il nostro s'inventa un blog in cui è descritta in prima persona l'invasione dei non morti e la fine del mondo così come lo conosciamo. Come nelle commedie a lieto fine il blog di Loureiro in pochi mesi fa il pieno di contatti e la pubblicazione di Apocalisse Z è la logica conseguenza. Conseguenza degnamente meritata. 
La prima parte del romanzo è impeccabile: la storia viene sviluppata con tempi e ritmi degni del manuale del perfetto scrittore horror. La tensione è un crescendo che parte labile e diventa sempre più tangibile fino al deflagrare nella sconvolgente rivelazione che i morti stanno ritornando in vita. 
Un pochino più scontata la parte finale che s'incanala sui binari del genere "sopravvivenza" (survival, per gli amanti dei videogiochi e degli inglesismi), mantenendo però alto l'interesse e la tensione fino alla fine. 
E certo che diventa tutto un sopravvivere, come potrebbe essere altrimenti in un romanzo che parla di un mondo infestato dai morti viventi in cui le persone sopravvissute sono ridotte a pochi gruppi sparuti e isolati? Touché
Comunque Loureiro riesce anche a non essere scontato quando si addentra nei difficili sentieri della psiche umana, perché la psicologia in Apocalisse Z gioca un ruolo molto importante, quasi fondamentale oserei dire. La “penna” di Loureiro scava e s’intrufola lentamente nella mente del protagonista, svelandone i pensieri, le paure e le speranze con mano sapiente e li miscela al sangue e all’azione. Il tutto dosato con inaspettata maestria.

Manel Loureiro: Apocalisse Z
Editrice Nord
Traduzione di Claudia Marinelli
Collana: Narrativa
Pagine: 416
Prezzo: € 16.60

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