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Visualizzazione dei post da Ottobre, 2015

Aspettando Il Grande Cocomero: Dead Man's Bones.

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Quando, nel 2009, uscì il disco d'esordio dei Dead Man's Bones qualcuno lo definì adatto allo zecchino d'oro dei morti. Una definizione che calza alla perfezione con lo stile del finora unico lavoro del duo composto da Ryan Gosling e Zach Shields che di mestiere fanno gli attori, di cinema il primo e di teatro il secondo. Tutto nasce dalla passione comune per i fantasmi che li porta a progettare e sceneggiare un film sul genere e a comporre la relativa colonna sonora. Del film se ne fa nulla, mentre la colonna sonora ormai pronta viene registrata con l'aiuto del coro di bambini del conservatorio Silverlake di Los Angeles e pubblicata su disco con il nome di Dead Man's Bones.
Si tratta di una raccolta di canzoni particolari, sghembe oserei dire. Un insieme di filastrocche gotiche incollate da arrangiamenti minimali e di bassa fedeltà che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, ammantano le melodie di una non meglio definita stranezza (weird, direbbero gli ame…

Aspettando Il Grande Cocomero: Fausto Rossi, Vincent Price

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Se dovessi dare un volto alla paura che provavo da ragazzino quando guardavo i film horror sarebbe sicuramente quello di Vincent Price.
Film come La Città dei Mostri, Il Pozzo e il Pendolo, Oscar Insanguinato o L'Abominevole Dr. Phibes sono solo alcuni dei titoli che allietavano i miei pomeriggi estivi quando la rete ammiraglia della Rai trasmetteva i classici horror alle due del pomeriggio o la neonata Italia 1 mandava in onda addirittura delle maratone notturne dedicate all'attore americano. Fino all'arrivo di Cristopher Lee, il suo allucinato Dracula con la bocca spalancata e grondante sangue ha tormentato il mio sonno per settimane, il buon Vincent ha incarnato il mio personale immaginario dell'orrore.
Insieme a Lee e a Peter Cushing, Price ha fatto parte della sacra trimurti horror venerata dagli appassionati di tutto il mondo fino agli anni ottanta, quando il loro posto è stato preso da nuovi boogey men, meno raffinati e sofisticati ma forse più adatti allo stil…

Aspettando Il Grande Cocomero: Paul Roland, Happy Families.

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Chi lo conosce, definisce Paul Roland come un eccentrico gentiluomo nato nel secolo sbagliato. Basta ascoltare la sua musica per avvalorare questa opinione. I toni pacati, quasi sussurrati di questo menestrello gotico che gioca con il macabro e lo humour nero, fanno a pugni con i toni sopra le righe, quasi urlati che sono di moda in questi caotici anni.
Forse è anche per questo motivo che molti (troppi) non conoscono Paul Roland. Troppo gentile ed educato per questi tempi.
Musicista, saggista e giornalista, la sua carriera, iniziata nel 1979, vanta un corposo numero di dischi e libri quasi tutti dedicati al mondo dell'occulto e della letteratura di genere. La sua peculiare produzione musicale parte dallo stile psichedelico dei primissimi Pink Floyd (quelli di The Piper At The Gates Of Dawn) ma passa anche per il folk, e il pop rock. Tutti generi che lui avvolge con testi colmi di riferimenti letterari, omaggi alle opere di Lovecraft e Poe e di nera ironia, a tratti anche acida.
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Aspettando Il Grande Cocomero: My Dying Bride, The Barghest O' Whitby.

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Una leggenda medievale dello Yorkshire, nel nord dell’Inghilterra, racconta che se viaggiate in campagna di soli la notte, rischiate seriamente d'essere attaccati dallo spettro di un animale di grossa taglia. Si tratta del Barghest, un lupo nero dall’aspetto mostruoso con lunghi artigli e denti aguzzi e affilatissimi. Vive nascosto nella brughiera e attacca nottetempo gli incauti viaggiatori solitari, straziandone brutalmente i corpi. Ma se avete la coscienza pulita non dovete avere paura, perché il Barghest uccide solo chi ha commesso un crimine molto grave.
Si tratta della personificazione data dai popoli di origine germanica alla vendetta, come fecero i greci con le Erinni.

Questa leggenda, oltre ad aver ispirato racconti, romanzi e film per la televisione non è sfuggita ai My Dying Bride che hanno pubblicato nel 2011 un ep dall’emblematico titolo di The Barghest O' Whitby (Il Barghest di Whitby).
Il disco, che annovera una stupenda copertina che è vera gioia per gli occhi…

Aspettando Il Grande Cocomero 2015.

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L'anno scorso riuscirono a convincermi a intagliare una zucca. Fu un lavoraccio. Anche perché si trattava di una cucurbitacea abbastanza grande e con una scorza decisamente dura. Il procedimento richiese quasi tutto un pomeriggio ma alla fine, dopo l'inevitabile invocazione di tutte le divinità dell'Olimpo che fecero orecchie da mercante, il risultato fu tutt'altro che disprezzabile. Chissà, forse anche quest'anno mi cimenterò nell'impresa, tutto dipende dal mio pusher di zucche. Se riuscirà a trovarne una adatta a essere decorata (quelle commestibili finiscono dritte nel risotto, altro che Jack!) per una cifra ragionevole, cioè vicina allo zero assoluto, allora il rito avrà nuovamente luogo.
Da queste parti ottobre porta con sé le prime nebbie. Soprattutto la mattina, con una coltre che è abbastanza spessa e ammanta di grigio un'alba che sembra non arrivare mai. La sera si presenta con la foschia che vela il sole al tramonto, riducendolo ad una palla aran…

Agitato, non mescolato: gli anni settanta.

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La saga cinematografica di James Bond conclude gli anni sessanta portando a casa la tiepida accoglienza riservata a George Chi? Lazenby. Il decennio successivo è particolarmente controverso per quanto riguarda le colonne sonore di 007. Se gli anni settanta sono stati musicalmente memorabili, soprattutto per quella voglia di sperimentare e trovare nuovi suoni che libera una creatività madre di nuovi generi musicali e che dà anche la luce a dei veri capolavori, per quanto riguarda il nostro buon James invece c'è un brusco ritorno alla tradizione.
Il bel faccione di Sean Connery torna a ordinare Vesper e a concupire giovani pulzelle nel 1971 in Agente 007 - Una Cascata Di Diamanti (Diamonds Are Forever). Squadra che vince non si cambia e Shirley Bassey ritorna dietro al microfono con l'omonima canzone. Un canzone che ha un suo discreto fascino ma che produce nulla di eclatante al botteghino.
Una cascata di diamanti è l'ultimo film di Bond ufficiale interpretato da Connery se …

Agitato, non mescolato: gli anni sessanta.

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Sean Connery non è l'interprete di James Bond che preferisco. Ma è indubbio che il fascino dell'attore scozzese abbia sempre calzato alla perfezione con lo stile che quegli anni richiedevano ad un prodotto di largo consumo come un film sulle gesta dell'agente segreto più ganzo del mondo. Così fin dal suo esordio in quell'Agente 007 - Licenza Di Uccidere (Dr. No) datato 1962 Bond, James Bond, ha fatto letteralmente il botto, incassando dei bei dollaroni. Al botteghino e non solo. Proprio così, perché anche le sue colonne sonore, con alti e bassi, hanno riscosso un buon successo, arrivando anche a scalare i vertici delle classifiche mondiali.
Se nel primo film i titoli di testa, da sempre una gioia per gli occhi per gli amanti di certa psichedelia anche un po' kitsch, erano sonorizzati doverosamente con il Main Themecomposto da John Barry, a partire dalla seconda pellicola le cose cambiano.
Quando esce Agente 007 - Dalla Russia Con Amore (From Russia With Love) (1963)…

Agitato, non mescolato: prologo.

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Prendo spunto dalla celebre frase con cui James Bond è solito ordinare il suo Vodka Martini (il Vesper, per gli intenditori) per aprire una serie di post inerenti le canzoni d'apertura dei celebri lungometraggi dedicati al personaggio di Ian Fleming. Un personaggio che ha all'attivo, con l'uscita a breve di Spectre, ventiquattro film e abbraccia ben 53 anni di storia e cultura popolare.
Sì perché James Bond è ormai diventato un'icona della cultura pop a tutti gli effetti. E se da un lato i suoi film rispecchiano l'atmosfera e lo stile degli anni in cui sono stati girati, anche le canzoni di apertura rappresentano uno specchio fedele della musica popolare in voga all'epoca.
Se negli anni sessanta a regnare è stato lo stile classico, quasi soul, incarnato dalla potente voce di Shirley Bassey, a partire dai settanta i titoli d'apertura dei film di 007 sono sati contaminati dalle influenze più disparate: dal pop alla psichedelia fino ad arrivare all'impens…

Il Cuore di Chopin

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La leggenda vuole che il terrore più grande di Fryderyk Franciszek Chopin fosse quello d'essere sepolto vivo. Per questo motivo, in punto di morte espresse una strana richiesta.
Chopin era nato vicino a Varsavia nel 1810 da madre polacca e padre francese. Visse a Varsavia fino al 1830, quando scelse di vivere in esilio a Parigi a causa delle brutali repressioni imposte dalla Russia Imperiale, dopo un fallito tentativo di rivolta del popolo polacco dal dominio russo.
Quando scoprì che il suo destino era segnato dalla malattia, l'intimo e profondo legame con la terra natia e la paura di una sepoltura prematura, fecero esprimere a Chopin il desiderio che il suo cuore fosse espiantato e sepolto nella sua terra d'origine: la Polonia. Il corpo invece avrebbe potuto essere sepolto in territorio francese. In questo modo il compositore avrebbe evitato di risvegliarsi in una bara e avrebbe finalmente potuto riabbracciare la sua patria.
Messo da parte il folklore che ha ricamato qu…

La Musica Del Terrore: The Beatles, Revolution 9.

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Eoni fa, i miei amici ed io prendemmo una malsana fissa per i famosi messaggi subliminali nella musica rock.
Era la metà degli anni 80 e il rinnovato vigore della musica dura (leggasi Heavy Metal) scatenò, soprattutto negli Stati Uniti, un vero e proprio putiferio. Specialmente dopo alcuni fatti di cronaca nera che coinvolsero marginalmente alcuni gruppi e cantanti. Uno su tutti Ozzy Osbourne reo, secondo l'opinione pubblica, d'aver istigato con la sua Suicide Solution un adolescente a compiere il gesto estremo. Anche qui da noi alcuni sedicenti moralisti puntarono il dito sulla pericolosità dei messaggi veicolati dalla musica Rock. Alfieri della crociata furono il Monsignor Corrado Balducci e il giornalista Carlo Climati che diedero alle stampe due opere miliari: rispettivamente Adoratori Del Diavolo e Rock Satanico e Inchiesta Sul Rock Satanico, entrambi editi da Piemme. Se non ricordo male, nel volume di Climati era anche presente un'audiocassetta che conteneva gli ese…

Questa è l'ultima, davvero!

Ecco, io vorrei tornare a bloggare seriamente. Perché mi piace e questi mesi di latitanza hanno generato quei sentimenti, quelle sensazioni, quel turbinio di emozioni, tanto inviso e giustamente temuto da chi sta cercando di smettere di fumare o di uscire da una qualsiasi altra forma di dipendenza: la crisi d'astinenza.
Se avete smesso di fumare, come il sottoscritto, sapete di cosa sto parlando.
Dopo qualche giorno inizia il mese più terribile della vostra esistenza e di chi vi sta vicino. Superato questo periodo critico in cui è possibile diventare un serial killer dei più efferati, senza il minimo sforzo e risentimento, la strada non è in discesa ma diventa piano (molto) piano un rettilineo che si può percorrere più agevolmente. Comunque non sarà mai una discesa. A distanza di anni ci sono momenti in cui farei di tutto per una sigaretta... Sta capitando più o meno la stessa cosa con il blogging.
Solo che non riesco a vedere la fine della salita.
Leggo un libro? Mi viene in me…