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Visualizzazione dei post da Marzo, 2016

Winter PlaylUst 2015.

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L'inverno è stato mite. Alcune giornate novembrine con una temperatura di venti gradi rendevano l'atmosfera un po' surreale. E non poteva non essere surreale la PlaylUst di questo (non) inverno. Pochi fronzoli, s'inizia col botto con i Marlene Kuntz e i Calibro 35 e poi si smanetta di brutto per un' ulteriore impennata adrenalinica di rock in quasi tutte le sue forme. Dalla dance al metal.
Ma che cosa volete di più?

1) Marlene Kuntz - Fecondità.
Un pezzo che ricorda i bei tempi andati...
2) Calibro 35 - S.P.A.C.E.
3) Calibro 35 - Bandits On Mars.
Devo anche spiegarvi il perché?
4) Spiritual Beggars - Dark Light Child.
Se c'è un genere che sta vivendo una seconda giovinezza è l'hard rock. Quello brutto, sporco e anche un po' cattivo.
5) All Them Witches - Dirt Preachers.
Un po' di psichedelia non ce la vogliamo mettere?
6) Jeremy Irons and the Ratgang Malibus - Point Growth.
La versione psichedelica di Jeff Buckley con una voce pazzesca. Serve altro…

Vent'anni a Osservare Treni.

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Sick Boy era coperto di sudore; tremava tutto. Io me ne stavo lì schiaffato davanti alla tele, cercando di non dargli retta, a quel coglione. Mi buttava giù. Provai a concentrarmi sulla cassetta di Jean-Claude Van Damme. Come in tutti i film del genere, l'inizio era drammatico: era quasi obbligatorio. Poi, nel pezzo che veniva dopo c'era un grande sforzo per creare atmosfera, facendo tra l'altro entrare in scena il cattivo, e per far stare in piedi una trama proprio scacata. Comunque, Jean-Claude sembrava pronto a menare le mani da un momento all'altro.


Nel 1996 uscì Trainspotting, quello che da molti è considerato il capolavoro di Danny Byole. Un regista che avevo già avuto occasione d'apprezzare fin dall'esordio dietro la macchina da presa con quella piccola perla nera che risponde al nome di Piccoli Omicidi Tra Amici.
Il suo secondo film, Trainspotting appunto, è la trasposizione cinematografica di una parte dell'omonimo romanzo di Irvine Welsh, …

Luigi Musolino: Bialere. Storie da Idrasca.

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Idrasca. Un paese come tanti altri, affossato nella Bassa piemontese. Un paese dove nulla è ciò che sembra. Dove riti, maledizioni e creature di un passato ormai lontano sono sopravvissuti all’avvento della modernità…
“Le masche, ovvero le streghe del Piemonte. Abbondano a Idrasca. Sembrano confinate e ridicolizzate, ma sono in realtà il cuore marcio della maligna comunità. Il Paese del Male immaginato da Luigi Musolino deve tanto alla geografia del territorio quanto all’immaginario formativo importato dal New England. Bialere – Storie da Idrasca non è neppure configurabile come un’antologia. Leggetelo come un romanzo a racconti autonomi, un capitolo per ogni faccia del Male. In modo subdolo e rabbrividente, sentirete aria di casa…” Dalla prefazione di Danilo Arona.

La figura della strega è da sempre una delle mie preferite. Sarà perché qui in Piemonte è una presenza tuttora viva e inquietante, che ormai sembra aver trasceso il puro folklore per adattarsi al quotidiano. Le Masche, così…

Nocument: Carpe Diem.

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Io non credo al caso e alle coincidenze. E' mia opinione che esista un disegno, un piano dettagliato in maniera pignolamente assurda in modo da gestire (quasi) alla perfezione l'esistenza delle umane genti. Chiamatelo destino, karma o come volete. Da buon informatico pentito lo immagino come un mastodontico diagramma di flusso che regola un algoritmo chiamato vita.
Che cosa c'entra questa digressione, che non chiamo filosofica per il profondo rispetto che nutro verso la vera disciplina che risponde al nome di filosofia, con il disco d'esordio dei Nocument? C'entra perché per una pura casualità (?) mi sono imbattuto nell'immagine che accompagna questo post. Mi ha non poco incuriosito: chi diavolo mai saranno questi tizi che mettono in copertina l'uomo tutto 'nu jeans e 'na maglietta, uno dei vati del neomelodico napoletano (è lui, vero?) e ne deturpano così l'immagine, con un gesto di tale iconoclastia? Anzi, prima di conoscerne l'identità m…

Davide Cassia: Abisso di Anime.

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Paolo Foresta è un ex prete che ha perso la fede. Cerca di distanziarsi da quello che era la sua vita, ma il mistero della morte e dell'aldilà torna presto a tormentarlo.
Le domande che lo assillano lo porteranno a risposte inquietanti, oltre la sfera del reale.


Sono una persona che vive nel dubbio. Dubito di qualsiasi cosa che non conosco e a volte anche di quelle che conosco bene. Ma ciò non significa che parta prevenuto quando affronto qualche incognita. Merito della curiosità che quasi sempre ha la meglio sul mio dubitare. Quindi non inizio mai un libro pensando: sarà una palla colossale. E' vero, ci sono state volte in cui forse l'essere prevenuto mi avrebbe risparmiato ore trascorse con la palpebra calante in una lenta agonia attraverso pagine e pagine che sembravano infinite. Ma non è nel mio stile perché ritengo che essere prevenuti non sia una bella cosa.
Tutto questo c'entra qualcosa con il romanzo di Davide Cassia? In parte sì. Perché se fossi sa…