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Musiche Belle del 2018 #4.

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La medaglia di legno. Ai piedi del podio un'opera inclassificabile e difficile, affascinante oltremisura ma che non sono ancora riuscito a metabolizzare del tutto. Low : Double Negative . Quando ne ho parlato ero preda di un entusiasmo che raramente mi ha pervaso. A distanza di mesi, riascoltandolo in questi giorni, non posso far altro che confermare quanto detto. Double Negative non solo è tra i migliori dell'anno ma lo sarà anche per i prossimi, quando finalmente si capirà, perché ancora mica l'abbiamo capito, che ci troviamo di fronte a un'opera che detterà gli stilemi del pop a venire. Ma allora perché è al quarto posto e non al primo? Semplicemente perché se questa fosse una classifica oggettiva sarebbe così, ma dal momento che trattasi di classifica umorale e completamente soggettiva, Double Negative è al quarto posto. Pur non negandone il valore artistico, quest'anno ci sono dischi con cui sono entrato maggiormente in sintonia. Ma è certo che questo ...

Quando ha senso parlare di disco epocale. Low: Double Negative.

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E' possibile che nel 2018 qualcuno riesca ancora a creare qualcosa di nuovo? Una nuova pietra angolare che detti i parametri per la musica che verrà? Domande a cui non è facile dare una risposta, forse impossibile. Adesso. Perché, come succede ad ogni precursore, i giudici non sono mai stati la critica o il pubblico: l'unico, insindacabile giudice è stato il tempo. Quanti artisti sono stati definiti seminali? Artisti che hanno gettato il seme che ha generato nuova musica, ma durante la loro vita, artistica e non, hanno raccolto poco o nulla per poi essere santificati a posteriori? Un nome su tutti? Ramones . Il gruppo che ha venduto più magliette di dischi. Non sono molti gli artisti che hanno visto riconoscere questi meriti quando erano ancora in salute. Mi sto addentrando in un campo minato, lo so. Ma prima di scrivere queste righe ci ho pensato a fondo e più ci penso, più sono convinto di quello che sto per scrivere. Double Negative è un anno zero. E' uno di...

Low : C'Mon

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Si parla molto della crisi che ha investito l’industria musicale. Si vendono pochi dischi. Colpa della pirateria o del fatto che il prezzo da pagare per musica al 90 per cento d’infima qualità (per non dire brutta) sia un po’ alto? Io sono per la seconda possibilità. Anche per questo motivo su Silverfish non si parla di musica in modo approfondito da un bel po’ di tempo. Scremare la fuffa alla ricerca di un disco di cui valga la pena parlare è un’ardua impresa. Per fortuna ci pensano i Low a rendere la vita un po’ più facile. Più che di una parabola artistica, per il gruppo di Duluth, bisogna parlare di una linea retta che viaggia, fin dall’esordio, su parametri qualitativamente elevatissimi. Nessun cedimento. Ogni loro uscita è un lento viaggio all’interno delle emozioni più profonde. E nonostante l’inquietudine che aleggia nelle canzoni, i Low riescono sempre a instillare nell’ascoltatore un senso di tranquillità e pace senza eguali. Non so se sia una pace figlia della rassegnazion...