giovedì 11 agosto 2016

Spring PlaylUst 2016.

Che cosa faccio a Ferragosto? Semplice, pubblico la playlist lussuriosa delle canzoni più gettonate della scorsa primavera.
Lo so, gettonato non si usa più dal 1987, ma viviamo in un periodo dove tutto quello che è uscito in quegli anni (film, dischi, libri, videogiochi) viene rivalutato anche in modo esagerato e quindi utilizzare termini ormai desueti, ma che si rifanno a quell'epoca, mi sembrava togo.
Il prossimo passo sarebbe il mullet, ma mi manca la materia prima. Vorrà dire che ripiegherò su una giacchetta con spalline a la Robocop.

1) The Stone Roses - All For One.
Sugli Stone Roses non sono lucido, quindi non commento.
2) Banks and Steelz - Giant.
Ma questo pezzo, tamarro forte, è piaciuto solo a me?
3) Blues Pills - Lady In Gold.
Il blues mantiene sempre vivo il suo fascino, se poi è cantato in questo modo...
4) Daggher Moth - Ghost.
Non è musica di facile presa. Ma quando ti prende non ti molla più.
5) Cult Of Luna & Julie Christmas - A Greater Call.
Digerite anche le pietre? Bene, questa è roba per voi.
6) John Carpenter - Distant Dream.
Carpenter, per sua stessa ammissione, non sa suonare. Ma lo fa dannatamente bene.
7) Zakk Wylde - Sleeping Dogs.
Io cerco di continuo, vago per i generi anche i più ostici, ma a volte la semplicità è quella che riesce a sorprendermi.

Come funziona? E' semplice. Se cliccate su play ve la beccate tutta di seguito. Se invece cliccate in alto a sinistra, si aprirà l'elenco di tutti i video inclusi nella playlist e potete scegliere quelli che più vi aggradano.
Sempre che ci sia qualcosa che vi piaccia, naturalmente.


martedì 9 agosto 2016

Top 5 Summer 2016.

Non potevo dir di no a Glò de La Nostra Libreria.
Per questo motivo partecipo molto volentieri a questo meme musicale nato da un'idea del blog Elisabetta Grafica.

Ecco a voi l'elenco dei cinque brani che stanno allietando la mia estate. Un'estate divisa in due a causa di ferie rateizzate in due tronconi, di cui uno già allegramente consumato. In attesa della sospirata seconda parte, tra una gara olimpica e una buona lettura ci si dedica anche a del sano far niente condito da quella che per me è bella musica.

Siccome sono molto pigro e mi stanco già tanto a seguire le olimpiadi in tv, non ho voglia d'inserire tutti i video, anche perché il copia/incolla è davvero faticoso con 'sta calura. Quindi beccatevi la playlist.
Come funziona? E' semplice. Se cliccate su play ve la beccate tutta di seguito. Se invece cliccate in alto a sinistra, si aprirà l'elenco di tutti i video inclusi e potete scegliere quelli che più vi aggradano.

1) The Holydrug Couple - Baby, I'm Going Away
Il dream pop aiuta a combattere l'afa. Se poi, come fanno gli HC, ci mettete anche un po' di psichedelia si riesce a raggiungere uno stato di percezione alterata che permette di sentire fresche brezze anche con il 90% di umidità.

2) Tetrolugosi - All The Monsters
La musica de paura fa sempre piacere, anche d'estate.

3) Suicidal Tendencies - Clap Like Ozzy
E nell'apatica calura si riescono anche ad avere spunti di vitalità che sì, consumano le poche energie rimaste, ma fortificano lo spirito!

4) La Roux - In For The Kill
Un figlio degli anni ottanta non può rinnegare le proprie radici. E poi perché è una gran bella canzone!

5) Simple Minds - Someone, Somewhere, In Summertime
E all'imbrunire, assaporando una birra fresca, ci si delizia con il cielo limpido che va popolandosi poco alla volta di stelle e inevitabilmente affiorano i ricordi. Dolci malinconie estive.

Rimanendo in attesa delle vostre reazioni di sdegno, vi auguro delle buone vacanze.




venerdì 5 agosto 2016

Sulla città a misura di libro, alla crisi del settore passando per le letture da spiaggia.

L'anno scorso, nella cittadina in cui vivo, il numero dei prestiti effettuati dalla biblioteca civica è stato quasi pari al numero degli abitanti. 29.524 i volumi erogati a fronte di poco più di 30.000 cittadini. Un bel traguardo, in netta controtendenza con le medie nazionali e alla faccia della crisi della lettura. Un obiettivo raggiunto soprattutto per merito delle scuole che stanno attuando un'encomiabile opera di sensibilizzazione nei confronti della lettura. La metà dei prestiti è andata infatti ai giovani fino ai 16 anni di età. L'educazione alla lettura inizia fin dalla scuola dell'infanzia, attraverso incontri e letture animate e prosegue per tutto il ciclo della scuola primaria. Complice una struttura ideale per i bambini che diventa anche luogo d'incontro e di svago, s'impara fin dalla tenera età che lettura non è affatto noiosa ma, al contrario, è una porta verso interi mondi da esplorare con la fantasia.
Ma non solo scuola. In alcuni locali pubblici tramite l'iniziativa “Un libro al bar”, promossa sempre dalla biblioteca comunale, è possibile consultare e prendere in prestito i volumi e sono inoltre in fase di avvio alcuni interessanti servizi di BookCrossing. Infine il Salone del Libro per Ragazzi, una manifestazione annuale che riscuote sempre un grande successo.

Un'isola felice? Mi piace pensarlo, anche se i numeri, a volte, devono essere interpretati. Aver erogato quasi 30.000 prestiti non vuol dire che ci siano altrettante "letture". Togliamo da questa cifra gli over 16 che, si spera, se prendono in prestito un libro poi lo leggano. Su quelli che rimangono, circa la metà, qualche dubbio può essere legittimo dal momento che il prestito avviene tramite la scuola e i ragazzi sono quasi obbligati a portarsi a casa un libro. Che poi leggano è un altro paio di maniche.
Sono speculazioni, lo so, ma non penso siano campate per aria anche perché, ripeto, un conto è snocciolare bei numeri per le pubbliche relazioni, un altro conto è quanto questo dato sia oggettivamente affidabile. La statistica ed io non siamo mai andati d'accordo.
Comunque voglio essere ottimista e pensare che almeno il 70% dei miei concittadini abbia letto almeno tre libri durante l'anno. E' troppo? Oppure troppo poco?

Che si legga sempre meno ormai è assodato e non si scopre nulla di nuovo. I mesi estivi, complici le vacanze, sono quelli in cui la percentuale dei lettori aumenta in modo sensibile grazie alle classiche letture da spiaggia. Come dicevo nei post precedenti, in vacanza ho la (brutta) abitudine di guardare quello che la gente legge. Si tratta di pura curiosità; un po' come chiedere al tuo vicino d'ombrellone per che squadra tifa.
Quest'anno, ho notato alcune novità:
-          L'aumento sensibile degli ebook reader. In passato erano rarissimi, al massimo un paio d’esemplari, quest'anno ne ho contati almeno una decina.
-          La scomparsa della rivista di pettegolezzi. Non ne ho viste. E pensare che un tempo era tutta una fioritura di Novella 2000 e roba simile.
-          Il declino del quotidiano: qualche copia sparuta e principalmente di stampo sportivo.
Poi ci sono state le conferme:
-          Le donne sono in netta maggioranza
-          Il genere che tira di più è il thriller
-          Agli adolescenti piace leggere, soprattutto grazie alle saghe fantasy e/o distopiche

Naturalmente le percentuali rimangono sempre molto piccole.
D’altronde i dati dell’Istat relativi al 2015 parlano chiaro:
Il 42% delle persone al di sopra dei 5 anni hanno letto almeno un libro nell’anno precedente per motivi non strettamente scolastici o professionali.
Il numero dei lettori risulta superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 e i 19 anni e nelle età successive tende a diminuire; in particolare, la fascia di età in cui si legge di più è quella dai 15 ai 17 anni.
I lettori forti, cioè le persone che leggono in media almeno un libro al mese, sono il 13,7% dei lettori (14,3% nel 2014) mentre quasi un lettore su due (45,5%) si conferma lettore debole, avendo letto non più di tre libri in un anno.
Infine il dato più triste: l’8,2% della popolazione complessiva (4,5 milioni di persone pari al 14,1% delle persone che hanno navigato in Internet negli ultimi tre mesi) hanno letto o scaricato libri online o e-book negli ultimi tre mesi.

Fonte dei dati: Istat.

mercoledì 3 agosto 2016

Le Venti Cose Che (non) Faccio in Vacanza: la Spunta della Lista.

E la foto del mare al tramonto, non la vogliamo fare?
Chi bazzica normalmente da queste parti avrà sicuramente capito che qui è tempo di cazzeggio estivo. Questi post dimostrano ampiamente che per il sottoscritto il cazzeggio non è sinonimo di perdita di tempo ma è una vera e propria arte, utile a drenare le tossine psicologiche accumulate durante i tempi ordinari.
Dopo aver pubblicato l'elenco dei buoni propositi, delle cose da fare e che avrei fatto e di quelle che mi sarebbero accadute è giunto il tempo di spuntarla e vedere com'è andata. Solitamente mi attesto intorno al settanta percento di punti rispettati. Sarà così anche quest'anno?
Scommetto che non state più nella pelle... 



1) Dimenticare a casa qualcosa di cui avrò sicuramente bisogno.
Incredibile ma vero: quest'anno ho dimenticato nulla. Anzi, ho portato un sacco di cose che non ho utilizzato. Dopo aver dimenticato telefono, caricabatteria, scarpe e anche mutande, la prudenza non è mai troppa.

2) Promettere di fare (più) attività fisica e puntualmente desistere dopo i primi cento metri di corsa.
Ho promesso, come sempre. Quest'anno però non ci ho nemmeno provato, nemmeno per cento metri. Nella vita la coerenza è tutto.

3) Trascorrere almeno quattro ore al giorno in posizione verticale.
Fatto! Raramente sono stato "svaccato" per più di un'ora al giorno. In quelle poche pause solitamente perdevo i sensi o rimanevo in coma vigile, preda di stati allucinatori.

4) Battere il record di trattenuta addome per nascondere il frutto delle attività enogastronomiche invernali.
Dopo i primi cinque minuti, mi sono unito al club amici della panzetta (che ha come presidente nientemeno che Mike Patton) e ho mostrato, quasi ostentato, orgogliosamente il frutto dei miei bagordi invernali!

5) Rompere almeno un paio d'infradito e farlo nei luoghi più impensabili. (sia ben chiaro, io le infradito le uso esclusivamente al mare! :-))
Dopo averle sfasciate in bicicletta, lungo la promenade durante una tranquilla passeggiata, perse in mare (eh sì, e non chiedetemi come), oppure vittime di abduction, quest'anno sono tornate a casa sane e salve. In compenso ho macchiato tutto quello che si può macchiare con il cibo: magliette, pantaloni, costumi, anche le infradito.
 
6) Saccheggiare la libreria del luogo di villeggiatura nonostante ti sia ripromesso di dare solo un'occhiata.
Incredibile ma vero! Sono entrato in libreria ho gironzolato e ho comprato nulla! Penso sia la prima volta in vita mia. Che sia un segno dell'inevitabile declino senile?

7) Spiare le letture della gente in spiaggia (anche voi avete questo vizio?)
Una droga di cui non riesco a fare a meno. Purtroppo con l'aumentare degli ebook reader, ce n'erano parecchi, l'opera di spionaggio si sta facendo complicata.

8) Esclamare con convinzione il primo giorno: eh però quest'anno non stiamo fermi sempre nello stesso posto, giriamo anche un po'! E arrivare all'ultimo giorno e non ricordarsi, non solo dove avevi parcheggiato e quando sei arrivato, ma il colore e il modello della tua macchina.
Prima di partire avevo pure preparato dei mini tour. Al mare non ci sono mai arrivati.

9) Fare finta d'essere interessati alla vita, alla morte e ai miracoli della vita della famiglia XY che hai la fortuna di avere come vicini d'ombrellone. Esibire sorrisi di circostanza, intercalati da cenni d'assenso e complimenti esibiti rigorosamente in modo casuale.
Con mia grande e misantropica soddisfazione, solo due ombrelloni intorno al mio erano occupati. Dietro, una famiglia che non parlava nemmeno tra sé, figuriamoci con gli sconosciuti. A fianco, una signora in età avanzata che odiava qualsiasi essere umano che desse un segno di vita. Ciclicamente si alzava dalla sdraio per pettinare la sabbia intorno al suo spazio vitale e renderla liscia in modo assurdo. Nemmeno al Roland Garros pettinano i campi così.

10) Circumnavigare tutta la costa per evitare d'essere intercettati dalla famiglia XY che dovrà assolutamente ammorbarti con l'ennesimo capitolo delle sue avventure.
Quest'anno non ce n'è stato bisogno.

11) Soddisfare la propria indole autolesionista provocandosi devastanti mal di testa seguiti a ruota da terrificanti mal di pancia, ingurgitando bevande aventi temperatura a ridosso dello zero assoluto a fronte dei quaranta gradi ambientali.
"Più invecchi e più diventi bambino." Ve l'hanno mai detto?

12) Promettere almeno una volta di stare leggero a pranzo e poi rischiare di fare la stessa fine della prima vittima di Seven.
Una buona pratica quotidiana.

13) Evitare di usare l'Hokuto Hyakuretsu Ken (Il Pugno Che Crea Cento Lacerazioni) sull'ennesimo animatore straccia testicoli che ti chiede almeno 500 volte in un minuto e in modo per nulla insistente di andare a fare acquagym, ballilatinoamericani, risvegliomuscolare, babydance, yoga e torneo di calciobeachvolleypingpong.
Stranamente ho trovato animatori non insistenti. "Quando si avvicinano metti su una faccia che manco il Joker del Cavaliere Oscuro... fai paura." Sarà stato quello?

14) Esclamare almeno quattro volte al giorno (due al mattino e due alla sera): m*****a, 'sto caldo proprio non lo sopporto.
Invece no! Caldo ma non caldissimo e soprattutto niente afa. Un paradiso!

15) Partire con il buon proposito di starsene tutto il santo giorno in stato semicomatoso sulla sdraio e invece non riuscire a sedersi nemmeno per un'ora in tutta la vacanza.
C'erano delle sdraio?

16) Trovare millanta idee per i post del blog e pubblicarne nemmeno una.
Dallo straniero sceso in terra italica che, come una spugna, assorbe le peggio cose di noi italiani e si comporta in modi che mai oserebbe nel suo paese a come riconoscere un nerd al mare, passando per la musica trasmessa dagli stabilimenti balneari. E altre chicche che qui non leggerete mai!

17) Esclamare perentorio: che tristezza girare per i centri commerciali d'estate, mai lo farò!  E al più piccolo accenno d'afa, fiondarsi nel primo supermercato dotato di aria condizionata.
Se volete, posso fare una mappa di quelli con i saldi più convenienti.

18) Quest'anno tinteggio le pareti, sicuro.
De-eh-ih-ih-oh-oh!

19) Tornare dal mare più pallido di quando sono partito.
Causa un inaspettato clima quasi primaverile che ha reso sopportabile l'esposizione al sole della mia epidermide lunare, ho assunto una colorazione tendente al beige come quella degli orrendi pantaloni che si portavano negli anni settanta.

20) Ah ma quando si rientra cambiamo tutto: non si corre più, non ci si affanna e si butta via l'ansia. Prendiamo la vita in modo diverso. E puntualmente ricominciare tutto come prima.
Un minuto prima che suonasse la sveglia del primo giorno lavorativo ero già isterico. 



Parità. Per la prima volta da quando questo stupido giochetto allieta le mie vacanze, non oltrepasso la quota del cinquanta percento.
Sono cose belle.
Una curiosità. Un amico, dopo aver letto il post, mi ha chiesto se è una cosa che faccio veramente o una sorta di boutade. Un riempitivo estivo per il blog, come l'ha definito lui.
Secondo voi?

lunedì 1 agosto 2016

Le Venti Cose Che (non) Faccio in Vacanza.

Foto con luna sul mare? Fatto!

Ebbene, la prima parte delle agognate vacanze è terminata. Come tutte le cose belle, sembrano arrivare mai e poi volano via in un attimo. Non ti sei ancora reso conto d'essere in vacanza che devi già tornare. Non è un bel momento quando realizzi tutto ciò.
Da qualche anno, prima di partire, ho l'abitudine di fare una piccola lista, non delle cose da portare, ma l'elenco delle cose da fare o che capiteranno durante le ferie.
Alla fine, spunto l'elenco verificando quante ne ho azzeccate.
Di solito ottengo una buona percentuale. E' un giochino stupido ma che mi diverte parecchio.






Ecco l'elenco di quest'anno:

1) Dimenticare a casa qualcosa di cui avrò sicuramente bisogno.
2) Promettere di fare (più) attività fisica e puntualmente desistere dopo i primi cento metri di corsa.
3) Trascorrere almeno quattro ore al giorno in posizione verticale.
4) Battere il record di trattenuta addome per nascondere il frutto delle attività enogastronomiche invernali.
5) Rompere almeno un paio d'infradito e farlo nei luoghi più impensabili. (sia ben chiaro, io le infradito le uso esclusivamente al mare! :-))
6) Saccheggiare la libreria del luogo di villeggiatura nonostante ti sia ripromesso di dare solo un'occhiata.
7) Spiare le letture della gente in spiaggia (anche voi avete questo vizio?)
8) Esclamare con convinzione il primo giorno: eh però quest'anno non stiamo fermi sempre nello stesso posto, giriamo anche un po'! E arrivare all'ultimo giorno e non ricordarsi, non solo dove avevi parcheggiato e quando sei arrivato, ma il colore e il modello della tua macchina.
9) Fare finta d'essere interessati alla vita, alla morte e ai miracoli della vita della famiglia XY che hai la fortuna di avere come vicini d'ombrellone. Esibire sorrisi di circostanza, intercalati da cenni d'assenso e complimenti esibiti rigorosamente in modo casuale.
10) Circumnavigare tutta la costa per evitare d'essere intercettati dalla famiglia XY che dovrà assolutamente ammorbarti con l'ennesimo capitolo delle sue avventure.
11) Soddisfare la propria indole autolesionista provocandosi devastanti mal di testa seguiti a ruota da terrificanti mal di pancia, ingurgitando bevande aventi temperatura a ridosso dello zero assoluto a fronte dei quaranta gradi ambientali.
12) Promettere almeno una volta di stare leggero a pranzo e poi rischiare di fare la stessa fine della prima vittima di Seven.
13) Evitare di usare l'Hokuto Hyakuretsu Ken (Il Pugno Che Crea Cento Lacerazioni) sull'ennesimo animatore straccia testicoli che ti chiede almeno 500 volte in un minuto e in modo per nulla insistente di andare a fare acquagym, ballilatinoamericani, risvegliomuscolare, babydance, yoga e torneo di calciobeachvolleypingpong.
14) Esclamare almeno quattro volte al giorno (due al mattino e due alla sera): m*****a, 'sto caldo proprio non lo sopporto.
15) Partire con il buon proposito di starsene tutto il santo giorno in stato semicomatoso sulla sdraio e invece non riuscire a sedersi nemmeno per un'ora in tutta la vacanza.
16) Trovare millanta idee per i post del blog e pubblicarne nemmeno una.
17) Esclamare perentorio: che tristezza girare per i centri commerciali d'estate, mai lo farò!  E al più piccolo accenno d'afa, fiondarsi nel primo supermercato dotato di aria condizionata.
18) Quest'anno tinteggio le pareti, sicuro.
19) Tornare dal mare più pallido di quando sono partito.
20) Ah ma quando si rientra cambiamo tutto: non si corre più, non ci si affanna e si butta via l'ansia. Prendiamo la vita in modo diverso. E puntualmente ricominciare tutto come prima.

Nei prossimi giorni lo spuntiamo insieme, vi va?

giovedì 14 luglio 2016

Federico Russo: Blestemat: Strigoi, Rumeni e Maledizioni.

Alessandro vive a casa coi genitori, non ha un lavoro e la sua ragazza gli fa le corna. La sola prospettiva nella sua vita è di laurearsi fuori corso in Filosofia e finire a fare il cassiere al supermercato. Ma potrebbe andare peggio: quando insieme a un amico incontra in un casolare abbandonato due belle rumene conosciute su Facebook, la sua vita di merda ha una svolta inaspettata. In fuga nelle campagne pugliesi, tra ulivi e masserie, Alessandro affronta streghe in grado di portare sfiga con la sola forza di volontà e finisce nel mezzo del mondo nascosto del sovrannaturale slavo. Armato del proprio umorismo nero per sdrammatizzare i disastri e con l’aiuto di un giovane macellaio rumeno dall’italiano non proprio impeccabile, Alessandro dovrà aprirsi la strada verso la salvezza a colpi di ferro da cantiere appuntito e bottiglia rotta. 

Blestemat è un romanzo breve e come tale si legge velocemente. Non fa una grinza. In realtà lo si divora poiché tanta è la bravura di Federico Russo nel confezionare un racconto che non concede tregua al lettore già dalle prime pagine. Da subito il lettore precipita nelle strampalate e rocambolesche vicissitudini di Alessandro, vissute nell'arco di un'incredibile notte che porterà i protagonisti, ai quali l'aggettivo strani veste molto stretto, a vivere situazioni degne del personaggio creato da Ponson du Terrail.
Mescolare horror, weird e un pizzico di pulp (ho trovato alcune scene e alcuni dialoghi molto tarantiniani) cucinando un pastiche non pasticciato, non è affatto semplice. Il rischio di proporre ai commensali un minestrone indigesto è molto alto, a meno che il cuoco sappia fare bene il suo mestiere. E questo è il caso di Federico Russo che cucina sapientemente tutti gli ingredienti e porta in tavola un piatto decisamente gustoso. Anche la porzione è perfetta, nonostante sia un romanzo breve il lettore rimane satollo al punto giusto, senza languorini residui o con la brutta sensazione d'avere ancora fame.
La fusione delle tradizioni pugliesi e rumene, scaraventata in situazioni a dir poco grottesche o paradossali può apparire dall'esterno come un azzardo e sintomo di follia. Ed è sicuramente così ma si tratta di una pazzia che non può non piacere perché è geniale, lucida e coraggiosa.
Non penso serva altro per invogliarvi nell'immersione in questa lettura ad alto tasso di divertimento.

martedì 12 luglio 2016

My Brain Is In Drain.

Io in vacanza.
Post di alleggerimento, non a causa del clima estivo che mi rende ulteriormente pigro, ma di un periodo di super lavoro che rosicchia quel poco tempo libero che ho a disposizione.
La pila di fumetti e di libri da leggere sta assumendo dimensioni inquietanti. A breve dovrò transennare l'area per evitare che qualche disgraziato si avvicini troppo e faccia crollare tutto con il rischio di rimanere sepolto. Come se non bastasse, ci sono stati anche gli Europei di Calcio (ebbene sì, mi piace il calcio e quando posso lo seguo) e il Torneo Preolimpico di Basket, uno sport a cui mi sono avvicinato solo da qualche anno ma che mi ha letteralmente rapito. Tenendo conto delle serie tv che ho registrato e che devo ancora smaltire, delle vacanze e delle imminenti Olimpiadi, che hanno il potere di farmi seguire sport di cui non so assolutamente nulla e che mai sognerei di guardare, non penso che rimanga molto tempo da dedicare al blog. Però qualche post sudaticcio ogni tanto comparirà, solo per non farvi perdere la bellissima abitudine di leggere Silverfish Imperetrix che, tra le altre cose, favorisce l'abbronzatura anche se lo state leggendo in cantina, non danneggia la pelle ed è clinicamente testato. Qualcuno dice che abbassi anche il colesterolo, ma al momento non sono ancora stati eseguiti dei test attendibili.

A questo punto potrei intrattenervi sul come trascorre le vacanze un blogger (sai che roba!) oppure sulle cose che compariranno da queste parti in un futuro, spero, non troppo lontano. Ma l'internetto in questo periodo è colmo di queste cose quindi ve le risparmio.
Anche perché il sottoscritto quando parte per le vacanze non porta con sé libri o musica: io in vacanza faccio assolutamente nulla! Come la memoria cache dei vari dispositivi, il mio cervello, una tantum dev'essere pulito, quasi resettato. Buttare via le informazioni inutili e/o nocive e mantenere solo quelle necessarie al corretto funzionamento. M'immergo totalmente nella mediocrità estiva fatta di canzonette inutili e fastidiose, letture che dimentichi ancor prima di arrivare al punto di fine periodo e discorsi da mezza stagione che non c'è più. Uso dello smartphone ridotto al minimo sindacale e la già scarsa attività social ancora più sparuta.
Tabula rasa, per un paio di settimane almeno.
Per poi riemergere con un nuovo afflato e pronto a buttarmi in un altro mare, quello più consono alla mia indole, con rinnovata energia.

venerdì 24 giugno 2016

Sull'Invasione delle Panchine Giganti e Altre Amenità.

L'altro giorno si parlava tra blogger, quindi tra gente frustrata, invidiosa e astiosa, di come negli ultimi anni si stia perdendo il concetto di bellezza. Di come le dimensioni, le luci e i colori si siano sostituiti al concetto di linearità e di armonia. Abbiamo notato che ultimamente le cosiddette installazioni artistiche, tendono ad avere grandi e inquietanti dimensioni, tali da essere notate anche a chilometri di distanza.
Hanno iniziato le cosiddette Big Bench, le panchine giganti che poco alla volta stanno conquistando il Piemonte e la Liguria. Si tratta di normalissime panchine di colore rosso ma di grandi dimensioni e installate in luoghi panoramici. La loro funzione, secondo l'intento dell'artista, sarebbe quella di dare a chi vi siede la prospettiva di un bambino in modo da essere nuovamente capace di meravigliarsi della bellezza del paesaggio.
E dipingerla di verde?
Il risultato però è un altro: una serie di brutture rossastre piazzate in luoghi che non hanno bisogno di un nuovo sguardo perché quello che già offrono è pura meraviglia. E se non sei più capace a meravigliarti di fronte agli stupendi panorami che la natura può offrire anche senza salire su una panca gigante, allora hai dei problemi. Inoltre quando piazzi una roba, ehm, installazione artistica simile, in un paesaggio che ha determinati colori e linee, il rischio di deturparlo è molto alto. Il termine tecnico è pugno nell'occhio.
Il concetto di bello, si sa, è soggettivo e scopo dell'arte è colpire, emozionare, far parlare. Ed effettivamente non si può non rimanere a bocca aperta di fronte a opere come la famigerata Illuminata di Cuneo, che fortunatamente è temporanea anche se a cadenza annuale:
Non è Las Vegas è Cuneo
Rimanendo a Cuneo, c'è Piazza Galimberti. Una piazza che adoro per la sua sobrietà, per le sue linee e soprattutto per lo spazio. Una piazza in cui si respira e quando il cielo è terso l'armonia è completa.
Formalmente ineccepibile
Poi, un bel giorno, ci trovi parcheggiata l'auto di Godzilla. E, notate le dimensioni, non è che ti puoi lamentare, puoi solo sperare che finisca in fretta le commissioni e si levi di torno. D'altronde non è che a Godzilla puoi dire più di tanto.
Godzilla is in town!
Va bè si tratta pur sempre di roba passeggera. Quello che però non passa sono le brutture architettoniche spacciate per arte e modelli di design. Nelle Langhe, patrimonio dell'Unesco, si possono trovare anche opere come questa:
Ceci n'est pas une cave
Eh, no! Non sono i pacchi che Godzilla deve caricare sulla sua utilitaria. Si tratta di una Cantina che produce, tra gli altri, un vinello che si chiama Barolo...

Se poi mettiamo da parte l'arte e diamo un'occhiata alle opere che il progresso rende necessarie (è così che dicono da queste parti) in Piemonte siamo bravissimi a sventrare intere montagne per costruire trampolini da sci da usare un mese e poi lasciar marcire e ospedali, in luoghi che ti fanno chiedere: ma con l'interna pianura padana a disposizione proprio lì devono costruire un ospedale?
Certo che 'sto paesello là in cima è proprio inguardabile!
Vogliamo parlare della rinnovata skyline di Torino? No, non vogliamo.
La Mole Antonelliana è vetusta, io la tirerei giù.
Mi fermo qui. Ribadisco la mia impressione e quella di alcuni miei sodali: il concetto di bellezza si sta atrofizzando. Confondiamo il grande, il vistoso e l'ingombrante con il bello e teniamo più conto della contestualizzazione. Se qualcosa luccica non è detto che abbia valore.
Perché io, livoroso e invidioso blogger che si occupa principalmente di fesserie come la letteratura di genere e la musica, mi metto a pontificare sull'arte? Perché forse sono un po' preoccupato di come si stanno riducendo i luoghi in cui vivo e che amo? O forse perché temo di essere io ad avere qualche problema, dal momento che queste opere, che mi fanno venire i brividi, piacciono alla maggior parte della gente?
O forse, più semplicemente, perché in questo blog si parla sovente di horror?

Post Scriptum.
Questo era un post (anche) ironico, se qualcuno si è offeso mi dispiace. Siate magnanimi con un povero blogger frustrato; cercate di non offendervi e fatevi una bella risata che fa anche bene.
Le fotografie sono state prese dall'internetto. Se qualcuno rivendica dei diritti, lo comunichi e provvederò in merito.

mercoledì 22 giugno 2016

Alessandro Girola: Il Testamento di Gionata Hutter.

Campagne del lodigiano, comune di Orlavia.
Meno di mille anime, collocate in un contesto tranquillo, quasi bucolico.
Da vent'anni la cronaca nera non registra fatti degni di nota. L'ultimo scandalo di paese riguarda il misterioso rogo della vecchia chiesa di San Giorgio. Da allora Orlavia vive in totale serenità, tanto da sfalsare le statistiche.
Un uomo di origini trentine, Gionata Hutter, si è occupato per cinquant'anni di gestire la contabilità delle aziende agricole e degli esercenti locali. Ora che è morto il suo testamento desta perplessità: perché ha lasciato il suo grande casolare in eredità agli inquilini che lo abitavano? E perché il nono di essi pare scomparso nel nulla dopo aver traslocato?
L'avvocato Max Torricelli è incaricato di scoprire la verità per conto della sorella di Hutter. Ciò a cui andrà incontro supera però ogni sua aspettativa.
Una presenza misteriosa, antica e oscura vive a Orlavia.
Essa pare legata al defunto Gionata Hutter, ma anche ai demoni biblici affrescati nella chiesa di San Callisto.
E ora ha di nuovo fame...


C'era un tempo in cui i Vampiri facevano paura. Poi è arrivata la paranormal romance che li ha trasformati in macchiette, rendendoli tristi comparse in amene soap opera. Romanzetti in cui non c’era traccia delle creature di Bram Stoker ma solo dei cloni sbiaditi.
Per fortuna qualche impavido ogni tanto prova a restituire loro la giusta dignità e a renderli di nuovo spaventosi. Con questa novelette, Alessandro Girola è entrato a pieno titolo nel circolo di questi coraggiosi.
Raramente concedo cinque stelle, ma il Testamento di Gionata Hutter le merita tutte e per i motivi che vado a elencare: la costanza da parte dell’autore di produrre racconti di alta qualità, l’ottima tecnica narrativa che crea un solido impianto e il giusto crescendo conclusivo e, infine, la capacità non comune di fondere tradizione e innovazione plasmando un Nos Feratu degno di tale nome.
Se amate i Vampiri, quelli veri, sapete già cosa fare.

Questo è quanto ho postato su Amazon. E' stato uno dei pochi e-book a cui abbia dato il massimo dei voti. Non mi piace farlo, ma se si vuole recensire sulla piattaforma di Bezos, purtroppo la votazione è d'obbligo.
Non cedo facilmente all'entusiasmo perché la mia pignoleria ha qualcosa di patologico e inquietante, specialmente per quanto riguarda le cose per cui nutro più passione. Siccome il gotico rurale è tra queste, basta poco per rovinarmi la festa. Soprattutto se il risultato non soddisfa le mie (alte) aspettative. Nel presentare Il Testamento, Alessandro (lo chiamo per nome perché ormai è di casa) dichiarava di partire dai capisaldi del genere vampirico e mescolarli con i tòpos del gotico rurale, rimanendo nel contempo ancorato a una struttura narrativa classica, ma con un innesto particolare che avrebbe reso la novelette più originale. Molte volte le promesse degli scrittori somigliano paurosamente a quelle dei marinai, ma fortunatamente non è questo il caso.
Gionata Hutter è proprio come ha detto Alessandro. E' un gotico rurale classico (il paesino sperduto nella campagna, lo straniero che si trova in un clima apparentemente cordiale ma che nasconde qualcosa d'inquietante) che si sposa con la letteratura vampirica tradizionale ma con un qualcosa in più (che non vi dico per non rovinare la sorpresa) che fa salire di un gradino la novelette, facendola passare dal buono all'eccellente. L'autore non fa mistero di quali opere l'abbiano ispirato, è lui stesso a indicarlo nella prefazione e in questo post, ma lascia comunque al lettore che si nutre di horror e affini, quel divertimento nel divertimento che è la ricerca dei riferimenti letterari e cinematografici (alcuni decisamente arguti) sparpagliati nel racconto. 
A questo punto è un dovere morale chiedere a Girola di far fruttare il lascito di Gionata Hutter perché è giunto il tempo di restituire alla figura del Vampiro la dignità perduta.

giovedì 16 giugno 2016

Sull'Insana Passione per il Blogging: Ovvero le Reazioni Suscitate Quando un Blogger fa Outing!

Qual è la percezione che la gente comune ha del blogger?
Ho scritto gente comune non perché io sia uno snob che crede d'essere sopra un gradino più alto nella scala evolutiva ma esclusivamente per farmi capire. Ho un amico appassionato di giochi di ruolo che a volte, quando si riferisce a persone che non coltivano la sua passione, li chiama quelli di fuori. Senza malizia o cattiveria. Solo per assecondare l'insana abitudine che noi esseri umani abbiamo: quella di dividere tutto in categorie. Quel gente comune non significa assolutamente che noi blogger non siamo comuni o abbiamo qualche problema in più rispetto a chi non è blogger. Il cielo me ne scampi. Ecco, non ho ancora iniziato il post che già mi sono impantanato.
Va bene, dopo la premessa liberatoria, necessaria a evitare che qualcuno si offenda (oggi basta un niente per offendere il mondo intero) possiamo continuare con il post. Forse è meglio aggiungere un vi lovvo tutti quanti, per stare tranquilli.
Dicevo, quale percezione ha il mondo del blogger?
Dal poco che mi è capitato di udire in prima persona, la mia idea è che la gente abbia una visione distorta di chi sia il blogger e il blogging.
In una decade di blogging ho incontrato molte persone che, quando hanno saputo della mia passione, hanno avuto le reazioni più disparate. Le ho suddivise in questo modo:

1) L'impreparato
2) Il perculatore
3) L'ammiratore
4) L'eletto

L'impreparato: la prima categoria è principalmente una situazione transitoria, fondamentalmente derivata dal fatto che il tuo interlocutore non ha la più pallida idea di che cosa sia un blog. Sembrerà strano, ma ancora oggi c'è gente che non lo sa.
Questi soggetti reagiscono in due maniere:
a) Fanno finta di sapere, esalano un ah, bello e poi cambiano discorso.
b) Ammettono la loro ignoranza e chiedono che cosa sia il blog, per poi passare direttamente al punto a.
Raramente s'incontrano soggetti che, dopo aver chiesto spiegazioni (soggetto b), cercano di approfondire l'argomento e non esprimono giudizi limitandosi ad informarsi. Qualcuno poi, va addirittura a leggere i tuoi post. Di questi ho le foto appese in salotto.
Con un tempo di reazione che può passare da qualche secondo a qualche giorno, l'impreparato abbandonerà questo status per passare a uno degli altri tre.

Il perculatore: a prima vista la seconda categoria potrebbe sembrare la più fastidiosa ma non lo è. Di solito il perculatore conosce la materia ma crede che sia roba da sfigati (a meno che il blog non parli di calcio, moto e gnocca, non necessariamente in quest'ordine), da nerd brufolosi, da gente che non ha una vita sessuale e che quindi si masturba con le parole. E' riconoscibilissimo ancor prima che apra bocca perché il viso si distorce con un sorrisino sardonico (che tu vorresti tanto far arrivare fino alla nuca) e poi parte con la battutina idiota. Ah, tieni il diarietto su internet?  E' la frase più gettonata. Ma l'individuo non disdegna un Ah, (chissà perché iniziano sempre con questa esclamazione, come se avessero individuato per la prima volta il neurone che abita nella loro scatola cranica), volevi fare il giornalista da grande? Ah, alla tua età leggi ancora i fumetti? Questa è una cosa strana, perché indipendentemente dal tipo di blog, potresti anche discernere di astrofisica, c'è una categoria di persone che associa il blog esclusivamente ai fumetti.

L'ammiratore, sebbene a prima vista possa sembrare la categoria che ogni blogger dovrebbe coccolare, è la più subdola perché può nascondere delle trappole pericolose. Sì, perché succede che alcuni rappresentanti delle categorie 2 e 4, quelli che si reputano più smart, si travestono da ammiratore con il semplice scopo di prenderti bellamente per il culo o giudicarti, possibilmente male.
Solo l'occhio del blogger più esperto (che va letto come quello che se l'è preso più volte in saccoccia) può smascherare questi subdoli organismi proto cellulari, quindi fate molta attenzione prima di cedere alle loro viscide lusinghe. Il blogger ha le fattezze di una belva feroce, ma è dannatamente sensibile ai grattini. Inutile negare che trovare un raro appartenente a questa categoria è sempre bello. Solletica il nostro ego e ci fa sentire apprezzati e amati. Sentirsi dire un Oh, che bello, interessante, di cosa parli nel tuo blog, ecc. ecc. è tutta aria balsamica. A volte succede che ti chiedano anche l'indirizzo del blog e poi vadano a leggere cosa scrivi. Qualcuno addirittura commenta. A me è successo e a casa ho un suo busto in marmo.
Sovente però l'ammiratore ha una visione distorta del blogger, che ritiene essere esclusivamente giornalista o food/fashion blogger. Questo è segno di una conoscenza della materia derivata dalla distorsione televisiva. Quindi se il tizio ritiene che tu sia uno scrittore o un giornalista o che parli di moda o cibo, quando viene a sapere che, invece, parli di musica o mostri, le categorie 2 e 4 lo accolgono calorosamente.

Infine il più odioso dei quattro, il cosiddetto eletto. Colui che tutto sa e tutto comprende. Colui che ha trasceso l'umane vicissitudini e dall'alto della sua solenne spocchia, emana il suo insindacabile giudizio. Lui ha già vissuto tutto, ha fatto esperienze che noi, comuni e miseri mortali, non possiamo nemmeno immaginare d'immaginare. Conosce tutti e tutto. Il suo pensiero è assoluto. Quando questo essere supremo, al quale dovremmo comunque esser grati d'averci dato udienza, viene a conoscenza del nostro passatempo proletario, eccolo esibirsi nel suo gesto di massima disapprovazione: l'inarcamento del sopracciglio. Un gesto che da solo equivale a una ferma condanna, un marchio indelebile che ti rimarrà addosso in questa e in tutte le altre vite che avrai la (s)fortuna di vivere. Oh, (detto con il massimo disprezzo, come se avesse schiacciato un escremento) sei uno di quelli? Ma non ti sembra di essere un po' cresciutello per leggere ancora i fumetti? (E qui si denota il background, perché prima di elevarsi a eletto, il soggetto è di certo stato un perculatore), Ti piace ancora la fantascienza, ma non è roba da ragazzini? Il tutto detto come se si trovasse nel cesso più sudicio del mondo.
Da notare come l'eletto non utilizzi l'Ah, perché l'Ah è goliardico, da presa in giro. Lui usa esclusivamente l'Oh. Perché l'Oh è comprensione (capisco che sei piazzato male), l'Oh è commiserazione (poveraccio, ma come ti sei ridotto).

Questo è tutto. Forse sarà capitato anche a voi, cari bloggers che leggete queste parole e che forse comprendete il mio stato d'animo, d'incontrare uno di questi personaggi e di rimanere piacevolmente colpiti dalla loro reazione oppure d'esserne usciti frustrati, arrabbiati o senza parole.
Una cosa però ho imparato in tutti questi anni: a contare fino a un milione prima di rispondere.