martedì 8 novembre 2011

Cristiana Astori: Tutto Quel Nero



Troppo tardi per i ripensamenti, Susanna. Non avresti dovuto accettare quello strano incarico, anche perché il compenso era davvero troppo alto. Okay, avevi appena perso il lavoro e l’idea di dare la caccia a una vecchia pellicola scomparsa non ti sembrava male. Fare il topo di cineteca non è mai stato un mestiere rischioso, anche questo è vero. Ma almeno la fantomatica agenzia che ti ha assunta, per conto di un altrettanto misterioso collezionista, avrebbe dovuto insospettirti. Tutti quei soldi, quanti non ne hai mai visti in vita tua, per ritrovare un insulso documentario girato a Lisbona negli anni Sessanta? Andiamo, bastava rifletterci un po’. Ora invece salta fuori che si tratta di un film maledetto… Be’, cara Susanna, ormai è troppo tardi per ripensarci. E attenta a tutto quel nero. 



Mi dispiace ammetterlo ma Tutto Quel Nero è stata una (mezza) delusione. Da Cristiana Astori, della quale ho apprezzato la raccolta di racconti Il Re Dei Topi e apprezzo il lavoro come traduttrice dei romanzi di Jeff Lindsay imperniati su Dexter Morgan il poliziotto serial killer, mi aspettavo molto di più. E pensare che l'idea del film maledetto, anche se non particolarmente originale, era molto suggestiva. Addirittura con Aleister Crowley come inquietante valore aggiunto. Roba da farti venir l'acquolina al solo pensiero. Una volta iniziata la lettura, l’acquolina però svanisce presto. Perché? Perché il plot ricorda un po' troppo il Club Dumas di Arturo Pérez-Reverte? Perché alcune parti sono ridondanti e appesantiscono la narrazione? Perché alcuni stereotipi horror sono sviluppati proprio come stereotipi horror (la famiglia dei cosiddetti freak)? Oppure, più semplicemente, perché Tutto Quel Nero parte comunque bene per poi impantanarsi in un finale diluito dal sapore quasi scontato? Forse si tratta solo di una (mia) attesa disillusa, di un senso del mistero ben costruito che purtroppo svanisce fagocitato dalla mera criminalità. L'Astori scrive bene, su questo non si discute, ma in questo romanzo sembra aver messo un po' troppi ingredienti non riuscendo ad amalgamarli alla perfezione lasciando così qual senso di rimpianto che risponde al nome di "peccato, avrebbe potuto essere un ottimo romanzo".
Comunque non mi sembra carino scomodare la Grande Bestia per così poco.

Nessun commento:

Posta un commento