venerdì 15 giugno 2012

Eric Frattini: Il Labirinto d'Acqua

La chiave di una cassetta di sicurezza custodita in una banca di New York è l’enigmatica eredità che la giovane archeologa Afdera Brooks ha ricevuto dalla nonna, una collezionista d’arte ben nota per la sua stravaganza. E il contenuto della cassetta è un autentico mistero: un manoscritto, composto da antichissimi fogli di papiro, e un diario, in cui è raccontata la storia di quello strano reperto. Ciò che Afdera non può immaginare è che, per anni, quella banca è stata tenuta costantemente sotto controllo dal Circolo Octagonus, un ordine occulto del Vaticano che protegge da secoli le istituzioni ecclesiastiche e che è autorizzato a far ricorso a qualunque mezzo, lecito e illecito, per difendere l’integrità della Chiesa. Infatti quel manoscritto è l’unica copia esistente del Vangelo di Giuda, un testo che, se correttamente interpretato, dimostrerebbe l’inganno su cui è stata fondata la religione cattolica. Armata di pochi, labili indizi, ma decisa a scoprire il mistero celato in quelle pagine, Afdera inizia una ricerca che la porterà da Ginevra ad Alessandria d’Egitto, da Antiochia ad Acri, sempre seguita e minacciata dalla longa manus del Circolo Octagonus. Ma sarà soltanto a Venezia, il «labirinto d’acqua», che la verità riuscirà a emergere. E, con essa, il segreto più inquietante della Storia...

E' lecito aspettarsi molto da chi ha scritto quel bel saggio sui servizi segreti del Vaticano dal titolo L'Entità?
E' lecito e legittimo.
Per questo, dopo aver letto Il Labirinto D'acqua, l'amaro che rimane in bocca é molto. Soprattutto perché ci si aspetta che chi conosce a fondo certi argomenti riesca a creare qualcosa di originale. Purtroppo in questo romanzo, non solo non c'è nulla di originale ma la storia alla fine risulta essere un misero clone Danbrowniano. E c'è anche un'aggravante: l'improbabilità delle situazioni descritte in questo romanzo che, di par suo, non sarebbe un difetto, sfocia quasi nel grottesco. E non si tratta di una cosa voluta. Tutt'altro. Qui i vescovi (e pure sua santità!!!) ordinano omicidi a manetta con una facilità e una serenità da far invidia ai più efferati assassini seriali che la storia della criminalità ricordi. Almeno loro erano esseri disturbati mentre i porporati di questo romanzo lasciano che tutto scorra con una tranquillità (troppo) impeccabile. Nessun tormento, nessun pensiero o rimorso riguardo alle proprie azioni. Nulla. Credibile? Poco. Pochissimo. E se i mandanti sono così, come saranno gli esecutori? Sono anch'essi preti (di bassa lega, manovalanza spicciola) ma sembrano i fratelli incazzati di Rambo che fanno colazione con pane e omicidi.
L'unica cosa che c'è in quest'acqua è un bel buco.

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