mercoledì 29 agosto 2012

Reyes Calderón: I Numeri di Satana

Un monastero isolato, un’improvvisa scomparsa, un furto sacrilego e una macabra mutilazione: questi sono i frammenti dell’enigma che l’ispettore Juan Iturri viene chiamato a ricomporre dall’arcivescovo di Pamplona. Il monastero è quello di Leyra, in Navarra, uno dei più antichi e importanti della Spagna. Da lì è scomparso Pello Urrutia, integerrimo abate da oltre dieci anni. Ma a Leyra è stato anche profanato il tabernacolo e sono state rubate le ostie consacrate. E infatti un’ostia è stata recapitata all’arcivescovo, insieme con un dito dell’abate, una pergamena vergata in aramaico e una richiesta: la vita di Urrutia in cambio del reliquiario che custodisce una scheggia della croce di Cristo e che si trova appunto nella cattedrale di Pamplona. Iturri viene affiancato nelle indagini dal giudice Lola MacHor, ma il caso si complica ulteriormente fino a diventare un vero rompicapo quando, in una piccola e sperduta chiesa di campagna, vengono ritrovati i cadaveri di due religiosi: uno ha il dito indice della mano destra mozzato, mentre l’altro è proprio l’arcivescovo, e anche a lui è stato tagliato un dito. Risucchiati in un’ambigua spirale di reticenze e segreti inconfessabili, Juan e Lola intuiscono che la soluzione del mistero è rappresentata da un numero: un numero primo che ha un terribile significato per la Chiesa.

A volte bisogna essere cattivi. Molto cattivi. Con I Numeri di Satana non bisogna avere pietà.
Sorvoliamo sulla traduzione delirante del titolo originale (I Crimini del Nnumero Primo)? Sì perché è una battaglia persa in partenza.
Sorvoliamo sul fatto che il romanzo parte in terza persona e poi vira misteriosamente sull'io narrante? Assolutamente no. Su questo non sorvoliamo perché è una porcata bella e buona. Non so se l'originale sia così o trattasi di grossolano errore di traduzione, certo è che l'effetto è davvero brutto. Bruttissimo. E da quel poco che so, dovrebbe essere un errore da matita rossa.
Sorvoliamo sul fatto che da un'autrice laureata in Economia e Filosofia ci si aspetta qualcosa di più, non in termini di trama per carità, di un bel minestrone di luoghi comuni su famiglia, religione e omosessualità? No. Perché scrivere roba così sciatta, è un insulto al lettore.
Sorvoliamo sul fatto che perfino l'assassino, stanco di vedere l'inetta protagonista cavare un ragno da un buco, si decida letteralmente a spifferarle la soluzione del caso? Bè ci può stare, ma converrete con me che è roba triste.
Un romanzo come questo denota solo una cosa: buttare giù un abbozzo di trama, farcirla di personaggi neppure lontanamente abbozzati psicologicamente dargli un titolo che attiri gli allocchi (Presente!) e poi contare gli spicci.
Concludo con la biografia dell'autrice: Reyes Calderón è laureata in Economia e in Filosofia ed è vicepreside della facoltà di Scienze economiche e aziendali dell'Universidad de Navarra, dove insegna. È sposata, ha nove figli ed è anche un'apprezzata autrice di romanzi storici.
Ora io mi chiedo, dove trova il tempo, una madre di nove figli che è anche insegnante e vicepreside, di scrivere qualcosa di decente? Questo sì che è un bel mistero.

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