lunedì 24 settembre 2012

Karin Slaughter: L'Ombra Della Verità

Quando l’agente Michael Ormewood, del dipartimento di polizia di Atlanta, viene chiamato in un quartiere popolare di Grady Homes, si trova di fronte a uno degli omicidi più brutali cui abbia mai assistito nel corso della sua carriera: Aleesha Monroe giace in un lago di sangue, il corpo orribilmente mutilato. Ora dopo ora, appare evidente che l’assassinio della donna non è tuttavia destinato a rimanere isolato: poco dopo, il cadavere della vicina di casa di Michael, Cynthia Barrett, viene trovato nel cortile posteriore della sua villetta, e anche questo omicidio sembra avere parecchie somiglianze con altri due crimini verificatisi nello Stato. Viene chiamato ad affiancare Ormewood nell’indagine Will Trent, agente del Georgia Bureau of Investigation. Eppure, qualcosa non torna: tra i diversi casi ci sono delle incongruenze, dei dettagli che aprono la strada a ipotesi investigative diverse. Forse non si è in presenza di un unico serial killer, forse il mistero celato dietro la morte delle due donne è inestricabilmente legato a un passato che rifiuta di essere sepolto...

Non so quale parola possa esprimere al meglio la sensazione che ho provato dopo aver letto la parola fine di questo romanzo.
Appagato.
Ecco, forse appagato è proprio la parola giusta.
Dopo aver chiuso il libro ero proprio soddisfatto. Soddisfatto di aver potuto leggere finalmente un thriller come si deve. Ben strutturato, con personaggi solidi, non banali o stereotipati. Una trama che non fa acqua e che riesce sempre a colpire nel segno dosando nella giusta quantità e al momento opportuno i colpi di scena. 
Karin Slaughter (mi chiedo se sia il suo vero cognome) è una scrittrice di razza. Quella razza, ormai rara, di autori che sono al servizio della storia e non viceversa, come insegna il buon vecchio Stephen King. In questo caso lo scrittore torna alla sua funzione originaria, ovvero quella di essere medium atto a far confluire le idee e a trasformarle in storia. Senza orpelli e fronzoli ma con la cruda necessità di raccontare il reale, la Slaughter non si nasconde e non nasconde. Racconta i fatti e le persone come una fredda e lucida testimone. E come tale non risparmia i dettagli, anche quelli più scomodi ma non permette mai che essi prendano il sopravvento. Se la (triste) tendenza è la storia al servizio dell'autore, la Slaughter non la riflette. I ruoli si ribaltano nelle corrette posizioni. E si tratta di un ribaltamento che risulta essere salvifico per il lettore che finalmente può godersi un'opera solida e bella, scevra dall’ammorbante piaggeria degli inutili e ingombranti esercizi di stile che gli scrittori ci hanno purtroppo abituato.

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