giovedì 20 marzo 2014

I Dischi Con Cui Sono Cresciuto

Faccio mio l'invito di Pensieri Cannibali e vi propongo i dieci dischi che hanno accompagnato la mia adolescenza. Dischi per me importanti, perché sono stati veri e propri compagni di vita. Ascoltandoli ho preso decisioni, riso, pianto, cazzeggiato, amato e fantasticato come solo nell'adolescenza si può fare.  Ho dovuto fare scelte "dolorose" e lasciar fuori cose che ritengo altrettanto belle e importanti, ma i dieci dischi che troverete di seguito sono quelli che hanno lasciato dentro di me una traccia indelebile.
Somewhere In Time è il primo e il più importante (il perché lo capirete leggendo il post), tutti gli altri sono in ordine rigorosamente sparso.


Iron Maiden - Somewhere In Time
Uscito l'11 ottobre 1986 giunse nelle mie mani dopo qualche mese, più per curiosità che per vero interesse. Prima di ascoltare questo disco, la musica era un mondo a me sconosciuto, un accessorio a cui davo poca importanza e del quale potevo fare tranquillamente a meno. Ma quando ascoltai la cassetta che un compagno di scuola mi passò (era la copia di una copia, in barba all'altà fedeltà) e le prime note di Somewhere In Time emersero dal mare di fruscio, posso serenamente affermare che la mia vita da imberbe quattordicenne cambiò.
Illuminante.



U2 - The Joshua Tree
Uscito nel marzo del 1987, lo consumai durante il mese di agosto dello stesso anno. Complice una solitudine forzata causata dall'esodo in massa dei mei amici verso le agognate vacanze, la noia che vissi durante quel mese eterno è rimasta impressa nei miei ricordi anche a distanza di (troppi) anni. The Joshua Tree è stato il compagno di tutte quelle sante notti trascorse sul terrazzo a guardare le stelle.
Confortevole.



DRI - Dealing With It
Il secondo album dei Dirty Rotten Imbeciles, pubblicato nel 1985, fu uno dei primi vinili che acquistai. Sarà stato il 1988 o giù di lì. A sedici anni è più il tempo che passi incazzato che altro (mica serve un motivo) e l'hard core punk dei DRI era la mia valvola di sfogo per la rabbia e la frustrazione adolescenziali. Per anni I'd Rather be Sleeping è stato il mio inno!
Rabbioso.



Blue Oyster Cult - Spectres
Il quinto album in studio del mio gruppo preferito non è quello che reputo il migliore, ma è stato la colonna sonora di un'estate spettacolare, quella del 1990.
Commovente.



Nirvana - Nevermind
Ho vissuto il grunge in "presa diretta" con tanto di bermuda con tasconi e camicie a quadrettoni. Nevermind è stato il mio apripista: un fulmine a ciel sereno. Poi vennero Pearl Jam, Alice In Chains, Mother Love Bone e compagnia bella.
La prima edizione del vinile, preso al volo, ora è conservata come una sacra reliquia. Fu la colonna sonora del mio primo (e ultimo) anno di Università.
Avrebbero dovuto suonare a Torino (se ricordo bene allo Studio Due), ma a causa di uno sciopero dei benzinai non poterono spostarsi da Milano e il concerto saltò.
Folgorante.



Black Sabbath - Black Sabbath
Nei corridoi della scuola un tipo mi sussurra: Ehi, ma vuoi ascoltare una roba che ti cachi sotto solo a nominarla? E così recuperai in fretta e furia una ristampa in vinile (l'originale, a trovarlo, costava un botto) del debutto dei Black Sabbath. Non mi sono cacato sotto ma di sera non lo ascoltavo mai perché mi metteva i brividi. Meglio non rischiare. Inutile dire che ora la loro discografia fa bella mostra di sè in salotto.
Inquietante.



Joy Division - Unknown Pleasures
Dopo il diploma trascorsi un periodo un po' così. Non avevo la più pallida idea di che fare nella vita; le cose che facevo e le persone che frequentavo sembrava stessero perdendo il loro significato. Trascorrevo giorni rintanato in camera a leggere e ascoltare musica. Paradossalmente la glaciale cupezza dei Joy Division aveva su di me un effetto catartico.
Salvifico.



Bauhaus - Swing The Heartache The BBC sessions
Se la giocano con i Blue Oyster Cult per la palma di gruppo preferito. Un bel doppio vinile che lasciavo decantare nelle lunghe sere invernali, tra un racconto di Lovecraft e un film di Carpenter. Romantico.



Litfiba - 17 Re
Uno dei più bei dischi di rock italiano. La colonna sonora degli anni delle Superiori. Ritrovarsi sul pullman di ritorno a casa, cantando a squarciagola Rosita! Rosita! Sei andata via da me! facendo il verso a Pelù.
Spensierato.

 
Yes - 90125
Gli Yes, alfieri del rock progressivo, svoltarono gettandosi nel pop. Non solo la celeberrima Owner of a Lonely Heart ma veri e propri inni come Changes e Hold On hanno rotto i timpani all'intero condominio dove abitavo. Giunsi ad ascoltarlo anche quattro volte al giorno. Era (ed è) il disco giusto per darsi la carica.
Rigenerante.

2 commenti:

  1. grande diego!
    thank u per la citazione! ;)

    tra i tuoi dischi condivido l'amore per joy division e nirvana.
    e ti invidio perché hai potuto vivere il periodo del grunge in diretta.
    a me è toccato soltanto il periodo post-grunge...

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  2. La citazione è d'obbligo, d'altronde l'idea è stata tua. Anagraficamente ero troppo giovane per il Punk la New Wawe of British Heavy Metal e la Dark Wawe. Le uniche due stagioni musicali vissute in diretta sono quelle del Grunge (appunto) e dei New Romantics. (Duran Duran, naturalmente, non quegli sfigati degli Spandau Ballet) ;-)

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