lunedì 5 maggio 2014

Stefano Di Marino: Il Palazzo dalle Cinque Porte

Sebastiano "Bas" Salieri è un illusionista e uno studioso di tradizioni occulte e di misteri. E al suo arrivo a Venezia per prendere possesso di un'eredità, i misteri certo non mancano. Prima di tutto il Palazzo dalle Cinque Porte, lasciatogli dallo zio Mattia, di porte ne ha quattro. La stessa morte accidentale dello zio solleva parecchi dubbi, e all'incidente non crede neanche il vicequestore Panitta, uomo pratico e con i piedi per terra. Poi intorno a Bas compare una folla di personaggi bizzarri, inquietanti, e tutti sembrano suggerire che nel palazzo sia nascosto un segreto. Quando Maddalena, amica di Bas, cerca di salvarlo da un complotto ai suoi danni, la mano di un assassino colpisce con inaudita ferocia. Così Bas stringe un'improbabile alleanza con il vicequestore e con l'affascinante Martina, fotografa sempre alla ricerca di uno scoop. In una Venezia invernale, umida e avvolta nella nebbia, la loro indagine li porterà all'opera di Betto Angiolieri, un artista maledetto del Cinquecento. Alle origini più oscure di un arcano che attraversa i secoli.

Finalmente!
Alla fine sono riuscito a trovare un mistery, che non lasciasse l'amaro in bocca e quel senso d'insoddisfazione che, purtroppo, sembra essere divenuto il comune denominatore della narrativa di (questo) genere, che mi è capitata sotto gli occhi negli ultimi tempi.
Il Palazzo dalle Cinque Porte è un romanzo lento. Ma non si tratta di quella lentezza spossante dalla quale non vedi l'ora di liberarti, che amplifica ogni minuto di lettura trasformandolo in ore e le pagine sembrano non finire mai. Quando arrivi all'ultima pagina e, finalmente, vedi la parola Fine che ti libera dal pesante fardello, quello che esce è un lungo e liberatorio sospiro. Perché se sei un lettore con la L maiuscola sai bene che il libro, una volta iniziato, devi assolutamente portarlo a termine anche se preferiresti farti devitalizzare un dente piuttosto che affrontare un altro capitolo dell'opera ammorbante che hai avuto la disgraziata idea di leggere.
La lentezza di cui sto parlando è quella della meditazione, anzi no, della degustazione. Il romanzo di Stefano Di Marino è come una di quelle birre che non puoi (e non devi) trangugiare tra due bocconi di pizza ma che devi gustare tranquillamente lasciando che i profumi e i sapori si liberino per poterne godere appieno. Ecco, la lentezza che permea queste pagine è quella che tonifica e che depura dal bombardamento di action (concedetemi il termine) cui certa "letteratura" e certo cinema ci hanno abituato e alla quale siamo ormai assuefatti.
Mentre faccio queste considerazioni, la mente torna indietro nel tempo quando uscivano opere maestre come Riratto di Donna Velata e Il Segno Del Comando. Opere misteriose e arcane, anche loro da degustare (ma a quei tempi erano quelli i ritmi, mica erano frenetici come quelli odierni) cui penso si rifaccia il Palazzo dalle Cinque Porte. Le atmosfere esoteriche sono simili e la Venezia spettrale, qui molto ben descritta, è un teatro naturale per vicende che si nutrono d'inquietudine.
Come se non bastasse tutto questo per deliziare anche i palati più esigenti e i lettori smaliziati, il finale in crescendo è il degno suggello a un romanzo che si avvicina alla perfezione.


Chi è.
A leggere la pagina Wikipedia dedicata a Stefano Di Marino c'è da perdersi. Dire che è uno scrittore prolifico significa sminuire la sua intensa attività.
Laureato in Giurisprudenza riesce a far diventare la sua passione per il giallo e l'horror una professione: redattore per Urania,  traduttore, sceneggiatore di fumetti e infine autore di scrittura creativa e saggista.
La sua creazione più famosa è sicuramente quella de Il Professionista edito dalla Mondadori nella collana Segretissimo.
E' stato maestro di arti marziali come Thai Boxe, Kickboxing e Savate alle quali ha dedicato saggi e manuali.

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