venerdì 4 luglio 2014

Leonardo Bistolfi

Succede che uno vada a cercare in giro per il mondo le cose che riescano ancora a stupirlo. Qualsiasi cosa che riesca a trasmettere una sensazione o un’emozione che lo faccia uscire dalla routine quotidiana e che si elevi dal piattume generale. Perché sì, viviamo in un’epoca in cui siamo bombardati non solo dall’informazione ma anche dalla cosiddetta arte, che poi essa si trasfiguri in pittura, musica, letteratura e arti visuali e digitale poco importa. Purtroppo importa che in questo mare molte cose sono spacciate per arte, ma poche lo sono veramente. Non sono un critico, non ho gli strumenti intellettivi per esserlo, ma sono un tipo curioso e che cosa c’è di più bello per una persona curiosa che poter ficcanasare nel mondo dell’arte? Perciò mi piace scoprire cose nuove, oltre a tornare ogni tanto ad assaporare i classici. Attraverso il web abbiamo a disposizione il mondo intero ed è facile e relativamente economico appagare questa curiosità. Come sarebbe difficile e dispendioso altrimenti. Non ci avete mai pensato?
Il web, dunque, è un ottimo strumento per scoprire. Ma una volta fatta la scoperta, la vera bellezza sta nel vedere dal vivo quello che si è trovato, per poterlo gustare definitivamente.
Ed è sempre una grande fonte di stupore quando scopro opere d’arte a pochi passi da casa. Opere che non conoscevo alle quali sono passato davanti decine di volte, ignorandole.
Figuriamoci poi, quando scopri che quel tipo che incroci in centro quando vai a fare due passi e che magari conosci di vista, è un ritrattista che gode anche di una certa fama. Che strano mondo, non trovate? Magari passi ore su deviantArt a spulciare profili di anonimi pittori americani e il tuo dirimpettaio è un genio del pennello.
Ultimamente è successo con questa scultura:


Si tratta della Sfinge ed è una scultura tombale che si trova nel cimitero di Cuneo. Gotica e inquietante quanto basta per indurmi a fare delle brevi ricerche per scoprire l’autore e vedere le sue opere.
Così scopro Leonardo Bistolfi, scultore e pittore nato a pochi chilometri da qui e di cui ignoravo bellamente l’esistenza. Inutile dire che ho trovato le sue opere subito intriganti (altrimenti non sarei qui a scrivere questo post) e tre sue sculture sono entrate a pieno titolo nel mio pantheon personale di quelle che chiamo opere inquiete. La già citata Sfinge e poi:

Il monumento a Segantini (adoro le sculture che sembrano uscire dalla pietra grezza.)


Ma soprattutto un’altra scultura tombale che si trova al Cimitero Monumentale di Torino.
Lui: L’angelo della Morte.




Chi è?
Leonardo Bistolfi nasce nel 1859 a Casale Monferrato.
La sua è una famiglia di artisti, il padre è uno scultore e il nonno è pittore.
S’iscrive all'Accademia di Brera a Milano grazie ad una borsa di studio che il comune gli dona per le sue capacità artistiche. Passa poi a Torino, all'Accademia Albertina; la capitale sabauda diviene la sua casa e apre un piccolo studio iniziando anche a dipingere.
L’Angelo della Morte è la sua prima opera su commissione.
Le prime opere non incontrano il favore della cosiddetta cultura ufficiale che accusa Bistolfi di essere troppo antiaccademico e spregiudicato. Ad alcune sue opere è addirittura rifiutata l’esposizione, come alle Lavandaie che, polemicamente, l’artista espone nelle vetrine di un negozio cittadino. La sua fortuna inizia quando decide di avviare un’attività di ritrattista commemorativo, impiego che durerà tutta la vita. Si fa interprete della memoria civile del Paese che ne apprezza il lavoro, come testimoniano i numerosi busti e ritratti: Lorenzo Delleani, Urbano Rattazzi, Gustavo Modena, Vittorio Emanuele II, Umberto I, Cesare Lombroso, Vittorio Bersezio, Edmondo De Amicis, Emilio Treves; nel 1923 disegna una medaglia per Mussolini. L’ultimo decennio del diciannovesimo secolo è per l’artista piemontese colmo di riconoscimenti: è nominato membro onorario dell'Accademia Albertina di Torino e segretario del Circolo degli Artisti. Inizia a frequentare il circolo dello psichiatra Cesare Lombroso. Con La Sfinge per la tomba Panza di Cuneo (1892) inizia la sua produzione di monumenti  funerari che gli procura una notevole fama, nonostante i pareri contrastanti della critica (tomba Grandis a Borgo S.Dalmazzo, tomba Vochieri a Frascarolo Lomellina, tomba Durio a Madonna di Campagna - poi trasferita al Cimitero generale di Torino - tomba Cairati Vogt al Monumentale di Milano, tomba Heirschel-De Minerbi a Belgirate presso Como, tomba Bauer e tomba Orsini a Genova - Staglieno). Nel 1905 vince il premio per la scultura alla Biennale di Venezia, ottenendo anche una personale. In questo periodo Bistolfi è considerato il massimo scultore italiano vivente, ciò nonostante non ottiene la cattedra di scultura all'Accademia Albertina di Torino.
Nel 1923 Bistolfi è nominato Senatore del Regno. Muore a La Loggia il 2.09.1933

2 commenti:

  1. da angelo.rossetti@fastwebnet.it
    ...caro amico, il Bistolfi con il suo simbolismo "illuminato" dal continuo richiamo sapiente alle logge da lui frequentate, è anima pura. Cio' che scrivi mi trova totalmente d'accordo: l'arte è questa, la Bistolfiana, non quella infantile delle linee sporche mal tracciate che "beve" certa massa. Ho trascorso molte ore a contemplare in Biella, Cuneo, Savona.. le opere di LB, ore di crescita interiore!.ANgelo

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  2. Molte volte gli artisti cosiddetti "minori" lo sono solo per l'incapacità della massa di coglierne l'essenza. Bistolfi è uno di essi. Quanti capolavori giacciono sotto i nostri occhi quasi fossero invisibili a causa della superficialità e chiusura mentale...

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