lunedì 7 luglio 2014

The Sound Of Silence


A volte una piccola notizia può rivelarsi fonte di molteplici riflessioni.
Come in questo caso.
Un gruppo americano ha postato su Spotify (la celebre piattaforma di musica in streaming) un album di dieci canzoni intitolato Sleepify, completamente silenzioso. Non una nota, un rumore di sottofondo o anche solo un respiro. Nulla. Solo il silenzio. Dove sta la notizia?
La notizia sta nel fatto che i Vulfpeck, questo il nome del gruppo, con questo disco hanno guadagnato qualcosa come ventimila dollari. Spotify non gradisce e rimuove l’album.
E’ proprio vero che il silenzio è d’oro.

E qui si apre il dibattito. 

Premessa: i Vulfpeck sono dei geni.
Come al solito alcuni media ci hanno ricamato sopra, dipingendo il gruppo americano come una manica di furbetti che ha trovato il modo di truffare Spotify. Niente di più falso. I Vulfpek hanno dichiarato, al momento della pubblicazione del loro lavoro silenzioso, che quello sarebbe stato il modo per finanziare il loro nuovo tour (perché il gruppo compone anche musica che si sente). Poiché a ogni ascolto (minimo trenta secondi) su Spotify corrisponde un guadagno di 0,005 $ il gruppo alla fine è riuscito a racimolare un bel gruzzoletto, grazie al passaparola dei fan. Chi capitava su Sleepify era consapevole di farlo per finanziare il gruppo. Una geniale forma di autofinanziamento che, a differenza del crowdfunding, non richiede ai fan alcun esborso. Nessuna truffa quindi, solo un’idea geniale e un po’ furbetta.
La riflessione più scontata è quella che riguarda l’informazione. In tempi in cui tutto viaggia a velocità supersonica e quello che conta non sembra essere la qualità delle informazioni, ma la quantità e la velocità con cui sono messe in rete, controllare le fonti e l’accuratezza delle notizie sembra che sia diventato un optional. E non dovrebbe esserlo. Dovrebbe essere la prima e fondamentale cosa. Ormai ci si limita a rilanciare le agenzie o le notizie racimolate qua e là con un brutale copia/incolla. Dai post che si potevano leggere, sembrava che i Vulfpeck fossero dei truffatori belli e buoni. Quindi se una notiziola, relativamente poco importante ma di facile verifica, è travisata in questo modo, cosa può capitare a notizie ben più importanti?
Seconda riflessione: questa può essere considerata, a suo modo, una forma d’arte?
Dieci “canzoni” lunghe dai trentuno ai trentadue secondi, colme di silenzio e dai titoli esplicativi (la prima s’intitola Z, la decima Zzzzzzzzzz, in mezzo tutte le altre), possono entrare a pieno titolo nella discografia di un gruppo?
L’idea non è nuova, John Cage nel 1952 aveva già composto 4’33”, di assoluto silenzio e anche i Sonic Youth nel 1995 inclusero nel The Whitey Album sessantatré secondi di omaggio a Cage. Una curiosità in merito è che quando il disco fu pubblicato anche su Itunes, la canzone silenziosa poteva essere acquistata per novantanove centesimi.

Al di là delle speculazioni, quella che i Vulfpeck hanno aperto sembra essere una nuova strada per il sostegno e il finanziamento dei gruppi musicali cosiddetti indipendenti. Basta condividere e ascoltare.

P.S. Sembra che le date del tour dei Vulfpeck saranno tutte gratuite.

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