lunedì 11 maggio 2015

Memorabilia #2

Mai mettere troppa carne al fuoco perché si rischia di non poter seguire in modo appropriato la cottura. Così i tuoi ospiti potrebbero trovare nel piatto una bistecca adatta ai fan del gore oppure una suola immangiabile. Questo piccola perla di saggezza popolare è applicabile in tutti i campi: meglio fare una cosa alla volta ma farla bene. Anche se a volte si riesce a fare male pure quella. Il frutto di queste elucubrazioni spicciole fu il secondo post che pubblicai: una recensione leggermente più approfondita di un disco uscito ben sei anni prima che ho sempre considerato stupendo ma sottovalutato. Con buona pace dell'essere sul pezzo e del vediamo chi arriva prima. Ma questo non è mai stato un mio problema.
A Deeper Kind Of Slumber fa parte di quei dischi che una manciata di gruppi come My Dying Bride, Paradise Lost e i citati Tiamat, dediti principalmente al Doom/Gothic Metal pubblicarono verso la fine degli anni novanta e che in comune hanno un netto cambio di direzione stilistica verso l'elettronica, abbandonando (quasi del tutto come nel caso dei Paradise Lost) la durezza metallica per avvicinarsi in maniera paurosamente prepotente al pop-rock. Pubblico e critica non gradirono, in alcuni casi ottusamente (My Dying Bride e Tiamat), in altri con ragione (i Paradise Lost stavano diventando dei Depeche Mode clonati). Il risultato fu un'inversione di marcia che a distanza di decenni si piò ancora sentire lo stridore e la puzza di bruciato delle gomme.

Nota: per completezza ho aggiornato la discografia.

Post pubblicato martedì 11 novembre 2003, ore 23:29.


TIAMAT

A Deeper Kind of Slumber
A deeper Kind of slumber è il quinto full-lenght della discografia dei Tiamat.
Se con Wildhoney il death/doom degli esordi muore insieme alle ultime growls, con questo disco i Tiamat sanciscono un netto distacco con il metal tout-court.
L'unica eredità lasciata dai lavori precedenti è rappresentata da Cold seed, la canzone apripista, che è anche la canzone più veloce ed orecchiabile di tutto l'album, ma che risulta essere l'anello debole del disco: troppo veloce e semplice rispetto alle altre composizioni.
Anche se i legami con Wildhoney stentano ad assopirsi, con Teonanacatl (un fungo allucinogeno considerato dagli Aztechi alla stregua di una divinità-cibo la cui consumazione permetteva agli sciamani ed agli stregoni di raggiungere la comunione con le divinità.), il secondo brano dell’album, inizia il nuovo percorso sonoro di Johan Edlund. Un ritmo lento e cadenzato con un cantato evocativo e sussurrato, caratterizzato dalla calda e bassa voce del carismatico leader dei Tiamat.
Il primo ascolto dell'ipnotico strumentale Trillion zillion centipedes può lasciare esterrefatti, specialmente se non si è abituati alle sonorità trip-hop. I brevi inserti trip ad ogni modo si amalgamano alla perfezione alle sonorità dei Tiamat, dilatandole e proiettandole nel futuro. Come nella successiva The desolate one dove un ipnotico incedere trip-hop fa da sottofondo ad una vera e propria oscura nenia infantile, mentre in lontananza sembra di udire una qualche strana e diabolica litania.
La sottile linea di demarcazione tra sogno e realtà s’infrange e viene risucchiata dalla risacca del mare, ma è proprio il mare che lava via l'angoscia e riporta la speranza in quello che considero essere il brano più bello dell'album: Atlantis as a lover. Anche questo è un brano orecchiabile, ma meno banale di Cold seed, dove i rimandi ai Pink Floyd più psichedelici risultano molto evidenti. (D'altronde Edlund ama i Pink Floyd e non ne ha mai fatto un mistero).
La pace e la serenità sono solo piccoli frammenti, l'animo umano viene squarciato da nuove angosce, subite o auto-provocate: Alteration X 10 è un gioiello di perversione acida. Un delicato arpeggio di chitarra squarciato da bordate elettriche molto pesanti. Anche qui troviamo un break centrale ipnotico ideale da ascoltare in cuffia.
Il sitar c’introduce un altro brano strumentale, l'orientaleggiante Four leary biscuits, farcito da un drumming tribale, un delicato flauto e cori femminili.
Senza alcuna interruzione entriamo in Only in my tears it lasts un’altra litania che danza sull’onnipresente drumming trip arricchito, però, da synth che creano effetti che ben si fondono con il delicato arpeggio di chitarra. Molto bello il gentile assolo di chitarra di pinkfloydiana memoria che si amalgama alla perfezione con il refrain principale.
The whores of babylon è una canzone molto suggestiva: il ritmo aumenta e compaiono timide ritmiche industrial, mentre la voce di Edlund passa dai malefici e malati sussurri ad un cantato che è quasi un ammonimento.
Ricompaiono le voci femminili nello strumentale bucolico Kite, che è una vera e propria introduzione ad una lunga ballata elettrica (sempre che si possa parlare di ballate per quanto riguarda i Tiamat) che risponde allo strano titolo di Phantasma Deluxe. Una canzone che a tratti ci riporta a Wildhoney, nella quale possiamo trovare altri effetti “spaziali” che ricordano molto gli Hawkwind. Anche qui l'assolo di chitarra ricorda il Gilmour più ispirato.
Dal punto di vista lirico i testi, criptici ed intimisti, lasciano spazio alle più libere interpretazioni: angoscia, paura, disperazione, ma anche speranza ed amore, soprattutto nei confronti della natura. Il ruolo delle chitarre viene ridimensionato a favore di un tappeto sonoro composto principalmente da tastiere molto ispirate, anche se non mancano furiosi momenti elettrici. Un lavoro adatto a chi ama sia le atmosfere sognanti sia quelle più oscure ed inquietanti, ideale per chi vuole lasciarsi trasportare e perdersi nelle note.
Musicalmente A deeper kind of slumber è un disco originale, non catalogabile, un caleidoscopio di note (violino, violoncello, flauto, oboe e sitar, per citare gli strumenti meno “convenzionali”) a volte meraviglioso, a volte insostenibile, bizzarro ed inquietante.
Un disco lungo e difficile che va ascoltato molte volte prima di poterlo assaporare in tutte le sue sfumature. Ed è proprio questa la sua bellezza: ad ogni ascolto ci si troverà davanti a qualcosa che ci era sfuggito, mentre nuove emozioni si faranno strada nel nostro animo.
Un gran pregio per un disco.
Chiudete gli occhi ed iniziate sognare.
Discografia:
Sumerian cry (1990)
The astral sleep (1991)
Clouds (1992)
Wildhoney (1994)
A deeper kind of slumber (1997)
Skeleton Skeletron (1999)
Judas Christ (2002)
Prey (2003)
Amanethes (2008)
The Scarred People (2012)

2 commenti:

  1. Ho ascoltato alcuni dei brani dell'album, buonissima impressione.
    Atlantis As A Lover e The Desolate One sono molti belli *__*

    RispondiElimina