mercoledì 27 maggio 2015

Memorabilia #8

Questo post riletto a distanza di molti anni non riesce a non farmi sorridere. Sorrido perché tra le righe riesco a (ri)leggere l'entusiasmo che ancora permeava la mia passione di semplice fruitore di musica. La delusione derivata dall'ascolto di un disco che si era aspettato per molto tempo e per il quale si era spesa un discreta sommetta è palese e forse fa perdere un po' di quella lucidità necessaria per confezionare una recensione super partes. Peccati di gioventù!


Post pubblicato domenica 30 novembre 2003, ore 00:20



AMORPHIS


Far From The Sun (Virgin)


Gli Amorphis appartengono a quella schiera di gruppi che esordirono una decina d’anni fa nel movimento Death/Doom metal nel quale militavano nomi come Tiamat, Paradise Lost, My Dying Bride e Anathema (ho volutamente estromesso i Cathedral decisamente più doomy e scevri da qualsiasi velleità death) che, col passare degli anni, hanno intrapreso percorsi artistici differenti allontanandosi decisamente dalle origini.

I My Dying Bride, dopo aver rischiato in prima persona, sono felicemente ritornati sui propri passi, i Paradise Lost hanno dato un taglio netto al passato, rinnegandolo per dedicarsi in toto ad un dark rock di pregevole fattura ma poco originale e i Tiamat, dopo il coraggioso A Deeper Kind Of Slumber, continuano ad autocompiacersi crogiolandosi in un gothic rock da club che fa molto trendy e non impegna. Tutto cambia quando si parla degli Anathema e degli Amorphis; i primi continuano a sfornare dischi incredibilmente belli ma ormai lontani dall’heavy, i secondi stavano (il passato è d’obbligo alla luce di quest’ultimo lavoro) portando avanti un discorso musicale forse addirittura più intrigante, raggiungendo ottimi risultati anche nel controverso Am Universum che ha tanto diviso pubblico e critica.

Ma facciamo un passo indietro.
Quando uscì Elegy si capì immediatamente che le capacità del gruppo capitanato da Pasi Koskinen erano davvero notevoli. Il riuscito mix di death, doom e prog anni settanta unito ad un gusto melodico pregevole e decisamente inusuale per la musica estrema ne aveva decretato il meritato successo.
Il successivo ed altrettanto fortunato Tuonela ammorbidiva ulteriormente il suono facendo quasi scomparire il growling e introducendo strumenti, fino ad allora impensabili in un disco degli Amorphis, come il sassofono. Inutile dire che parte della critica e dei fans incominciarono a storcere il naso verso la strada heavy-prog intrapresa dal gruppo. Le critiche divennero roventi all’uscita dell’ulteriormente progressivo ed orecchiabile Am Universum che venne stroncato da gran parte della stampa specializzata bollandolo come un passo falso. Anche i fans sembrarono non grandire i cori orecchiabili e l’utilizzo di strumenti non convenzionali.
Nonostante tutto, o forse proprio a causa di questo ammorbidimento, il gruppo riusciva ad accasarsi presso la major Virgin.
Il mio parere è che il fresco contratto abbia influito in maniera consistente nell’impostazione del nuovo lavoro.
Gli Amorphis si sono trovati di fronte ad una scelta: o continuare sulla strada della ricerca o fare inversione tornando sui propri passi certi di ritrovare i consensi perduti. L’essere sotto contratto con una major è stato, secondo me, rilevante nella scelta della strada da intraprendere. Continuare ad evolversi (perché Am Universum è stato un’evoluzione, forse non condivisibile, ma non è stato certamente un passo falso) continuando ad esplorare territori poco cari al metallaro medio era troppo rischioso: la Virgin è un’azienda e, come tale, deve fare (molti) profitti. Dal canto suo il combo finnico non penso che disdegni (come tutti noi) qualche soldino in più nelle tasche.
Naturale. Due più due uguale quattro.
Gli Amorphis ingranano la retromarcia e pubblicano Far From The Sun che, al contrario dei suoi predecessori, risulta essere una vera e propria involuzione, uno sterile richiudersi su se stessi.
Già, perché questo non è altro che un compitino composto senza sforzi.
Sono stati eliminati i fiati, le chitarre suonano più heavy e non ci sono ritornelli (molto) orecchiabili, anche se il gusto melodico tipico dei nostri rimane, specialmente con l’uso, anche se moderato, delle tastiere. In poche parole ci troviamo al cospetto del fratellino minore (e molto) di Tuonela.
In una recente intervista il bassista Niclas Etelävuori ha fatto la seguente dichiarazione, che spiega molto bene le decisioni del gruppo: …questa volta abbiamo voluto realizzare un album che riprendesse il più fedelmente possibile la maniera in cui suoniamo dal vivo o in sala prove. Per questo motivo abbiamo deciso di eliminare tutti quegli elementi, come ad esempio il sassofono, che erano presenti in modo massiccio su ‘Am Universum’, ma che non ritenevamo fondamentali per la nostra musica. ‘Far From The Sun’ è complessivamente più essenziale, ed è proprio ciò che volevamo ottenere”.
Ed è proprio vero, FFTS è così essenziale che di stimolante c'è poco o nulla.
FFTS non è un disco brutto, ma le emozioni che trasmette sono davvero poche a causa di una piattezza compositiva che, sinceramente, non mi aspettavo dagli Amorphis.
Quasi tutti i pezzi presenti sull’album sanno di poco, sembra addirittura che i ragazzi suonino un po’ svogliatamente, senza troppa convinzione e questo mi fa pensare ancora di più al lavoretto di routine fatto per accontentare tutti, senza rischiare. A parte le iniziali Day of your beliefs e l’orientaleggiante Planetary misfortune, che risentono ancora delle influenze dei due album precedenti, le canzoni rimanenti non emergono dalla mediocrità. Non basta inserire parti reggae (Ethereal solitude) per fare una grande canzone, a tal proposito se questo pezzo avesse proceduto sui binari iniziali sarebbe stata tutta un’altra storia, e neppure gli inserti mistico-orientali di Higher ground riescono a sollevare l’ascoltatore dal torpore indotto da canzoni prive di mordente.
Le emozioni suscitate sono pochine, ma una su tutte è così grande che sovrasta le altre ogni volta che ascolto Smithereens, ed è l’incazzatura. Comprendo che l’amore per i Pink Floyd (d’altronde chi, sano di mente, non li ama?) porti i musicisti ad omaggiare i maestri nelle proprie canzoni, ma addirittura arrivare al plagio mi sembra troppo! Perché se ascoltate con le orecchie la parte finale della suddetta Smithereens e se conoscete un certo album dei Pink Floyd che s'intitola Echoes, che contiene l’omonima canzone, non potrete non notare che i due break si assomigliano in maniera paurosa. Alla faccia dell’omaggio ai maestri! Questo a casa mia si chiama plagio! Il che m’induce a pensare che nella factory Amorphis le idee inizino a scarseggiare e che gli anni settanta più che una fonte d’ispirazione siano una sorta di forziere dal quale saccheggiare pezzettini qua e là.
Sono forse troppo severo? Forse sì, ma la delusione ricevuta da questo disco è così forte che ancora brucia.
Gli Amorphis sono maledettamente bravi, hanno dimostrato di avere classe ed originalità compositiva da vendere, mi dispiace vedere sprecato tutto con dischi come questo.
Ma sembra che la critica ed i fans apprezzino.

Il mondo è bello perché è vario.

4 commenti:

  1. Sì, abbiamo decisamente gusti musicali diversi, ma questi mi hanno incuriosito! :)

    Moz-

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  2. E adesso sono proprio curioso di conoscerli, questi gusti musicali!

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  3. Questo discorso sull'eco prog mi incuriosisce: quindi, quale cd mi devo ascoltare? XD Elegy? Pure Tuonela per il sassofono, mi tenta!

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  4. Sinceramente preferisco Elegy e quindi ti consiglierei il suo ascolto. Tuonela è meno heavy e vira decisamente vero il prog. Sono comunque tutti e due ottimi dischi.

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