mercoledì 3 giugno 2015

Memorabilia #11

C'era un tempo in cui i vampiri erano vampiri e non degli hispter con un gatto morto in testa o una barba che manco Rasputin... C'era un tempo in cui i vampiri facevano i vampiri e non si struggevano tra i miasmi ormonali degli adolescenti. Poi arrivò Twilight...
Prima di questa tragedia la figura del vampiro mi affascinava. Ora, al solo sentirne parlare mi viene la pelle d'oca. E non per la paura.
Alcune cose però non sono date infettate dal morbo Meyeriano. Come lo stupendo disco degli Abiogenesi, recensito di seguito.


Post pubblicato lunedì 22 dicembre 2003, alle ore 23:41.



ABIOGENESI


Abiogenesi (Black Widow)

Un appassionato di musica è un individuo che si sbatte. Si sbatte per cercare il disco d’esordio di uno sconosciuto gruppo lo-fi canadese che troverà solo come import ad un prezzo allucinante o attende settimane l’arrivo di una ristampa di qualche oscuro gruppo progressivo inglese. L’appassionato di musica gironzola (virtualmente) per il mondo alla ricerca di emozioni per le orecchie e molte volte non si accorge di quali tesori si nascondano vicino a casa sua. E questo mi è capitato con gli Abiogenesi.
Fino a qualche mese fa neppure immaginavo che a poco più di mezz’ora da dove vivo si trova un grande gruppo di prog rock! Poi il fato ha deciso. Ho scelto a caso un disco dal catalogo della Black Widow Records (ogni tanto mi piace il brivido dell’acquisto a scatola chiusa, salvo darmi delle martellate sulle dita quando mi trovo tra le mani delle fregature), e il saluto del vampiro sulla copertina di Abiogenesi mi sembrava invitante.
Mai invito mi fu così gradito.
Un orologio batte dodici rintocchi e non si è ancora spenta l’eco dell’ultimo, quando uno strano cigolio spezza il silenzio.
Una bara è stata aperta.
Dall’interno.
Il vampiro si è svegliato e potreste incontrarlo in qualche boulevard dell’Ile St. Louis.
La canzone iniziale, incentrata su un bel giro di basso, è un buon viatico verso il mondo degli Abiogenesi e con i suoi azzeccati cambi di tempo che lasciano ampi spazi ai brevi ma intensi assoli della chitarra di Toni D’urso risulta essere una canzone d’immediato impatto, mentre il finale con l’hammond a sfumare mi ricorda certe cose dei Blue Oyster Cult.
Oltre agli strumenti convenzionali (chitarra,basso, batteria e tastiere) le fantasie musicali del gruppo si avvalgono anche della fisarmonica nello strumentale Abiogenesi, pezzo che non sfigurerebbe nella colonna sonora di un film mistery, dove lo strumento in questione ricama melodie che rimandano alla canzone popolare francese, creando un’atmosfera quasi vaudevilliana. Delizioso il break centrale dove un tappeto di effetti crea uno sfondo immaginifico sui cui la chitarra ricama un lungo e sognante assolo. Un gran bel pezzo!
L’incipit marziale della batteria dona la giusta solennità alla storia narrata ne L’Oscura Tenebra, solennità marcata dal tono quasi declamatorio della potente e calda voce di Toni D’urso, mentre il violino tesse un velo malinconico e struggente su cui piangere un mondo ormai perduto. Dopo la strumentale R.I.P. per chitarra acustica, violino e tastiere, pezzo onirico a tratti bucolico, il disco si chiude con la lunga e romantica Appuntamento con la Luna.
Passi affrettati, un cigolio.
Una bara è stata chiusa.
Dall’interno.
Il sole sta nascendo.
Il vampiro è la figura principale del debutto degli Abiogenesi, ispirato, come si legge nelle note d’introduzione del booklet, alle opere di Anne Rice. Egli non è un’anima tormentata, un mostro deforme come Nosferatu ma, al contrario, un dandy cupo ed affascinante che sembra addirittura amare la sua condizione di non-vita eterna. Lo testimonia anche la bella copertina: inquietante e romantica, dove la “quasi infantile” semplicità del disegno crea un ultriore alone di mistero.
Oltre al non-morto creato dalla Rice, leggendo le note nel booklet si scopre che la letteratura gotica, Poe e Lovecraft soprattutto, gioca un ruolo fondamentale nel modo degli Abiogenesi, mentre dal punto di vista musicale le influenze vanno ricercate nel dark rock progressivo degli anni settanta, Black Widow su tutti. Ne è la prova la stupenda La notte di Ognissanti, rifacimento in italiano di Ancient Days dei maestri britannici.
Una cosa che mi è piaciuta particolarmente è il fatto che questo disco suona proprio come un disco degli anni settanta con quel suono caldo ed avvolgente che non si trova quasi più nei dischi odierni. L’unico neo, a mio avviso, è la produzione: il suono a volte è poco limpido ed il volume un po’ basso, ma la mia è pura pignoleria. Non so come il gruppo torinese abbia registrato questo disco, ma il calore e l’affiatamento sprigionati dagli strumenti mi fanno pensare ad una registrazione in presa diretta. Sembra di ascoltare un gruppo di amici che si ritrova a suonare divertendosi un sacco, tale è la spontaneità di questo disco. Spontaneità non significa però superficialità, ci troviamo al cospetto di un’opera molto ben suonata con testi tutt’altro che banali (quando si affrontano certi argomenti lo scontato ed il banale sono sempre in agguato) dove il binomio musica-letteratura plasma una creatura notturna veramente affascinante. 

4 commenti:

  1. Va da sé, dato il mio entusiasmo per il post relativo ai Presence, che pure questo cd mi potrebbe interessare e non poco!
    Ho da fare un bel po' di compiti a casa! Poi ripasso, se riesco a "svolgerli"!

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  2. Se ti piace il rock progressivo a tinte dark, non solo devi recuperare i Presence e Abiogenesi ma quasi tutto il catalogo della Black Widow...
    http://www.blackwidow.it/

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