domenica 23 agosto 2015

Memorabilia #29

Sono fermi da un bel po' di tempo i Black Mountain ed è un vero peccato. Hanno pubblicato tre dischi uno più bello dell'altro.
Questo è il loro esordio.


Post pubblicato martedì 29 novembre 2005, alle ore 12:41

Black Mountain
Black Mountain 
Prendete un hippy, mettetelo insieme ad un fanatico dei Black Sabbath e al figlio illegittimo di Beck, spruzzate il tutto con un briciolo di funky, un pizzico di garage psichedelico, lasciate riposare all’ombra dei Pink Floyd ed otterrete i Black Mountain. L’esordio del quintetto canadese è ormai vecchio di un anno, ma a causa della scarsa promozione all’epoca della sua uscita la casa discografica ha pensato bene di ristamparlo e di tributargli la giusta distribuzione. Ecco così giungere alle nostre orecchie questo piccolo gioiello che entra di diritto nella lista dei migliori album dell’anno anche se con un anno di ritardo. Il manifesto del quintetto canadese è spiegato a chiare lettere nel testo di Modern Music che apre l’album: We don’t like your modern music, we feel afflicted. Anche se gli ingredienti mescolati dai BM sono ricoperti da una patina di muffa e possono sembrare troppo eterogenei per miscelarsi alla perfezione senza formare grumi indigesti, ciò non accade. Un gusto melodico accattivante ma non banale incastonato in un songwriting solido senza orpelli o inconcludenti voli pindarici sonori riesce a disegnare alla perfezione questo delicato ma intenso mosaico multicolore e multiforme. Possiamo soffermarci sulla già citata Modern Music che sembra uscita dalle sessioni di Sexxlaws di Beck con tanto di sax impazzito o sulla successiva Don’t Run Your Heart Around con riffone Sabbathiano per poi fare una brusca inversione a u per gettarsi a capofitto nell’acida Druganaut o fluttuare in No Satisfaction che non sfigurerebbe al cospetto degli ultimi Low, come anche il delicato blues di Set Us Free o il capolavoro del disco  una No Hits di pinkfloydiana memoria (quelli più notturni di Animals) sorta di oscuro ed ipnotico mantra spaziale dal delirante finale. E ballate? Certo basta chiedere, ed ecco comparire come per incanto l’atipica Heart Of Snow. A concludere troviamo la funambolica Faulty Times che è una summa di tutto ciò che i BM sanno fare e che non è poco.
Un disco spiazzante e piacevolmente retrò.

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