mercoledì 26 agosto 2015

Memorabilia #31

Venghino polverosi sfigati rimasti all'età della pietra e freak barboni fuori dal tempo. Venghino! Accomodatevi e assaporate un assaggio d'autunno.



Post pubblicato sabato 8 ottobre 2005, alle ore 14:13

Witchcraft
Firewood
Al mondo c’è ancora bisogno di un gruppo come i Witchcraft?
E’ uscito il nuovo disco, il secondo dopo l’esordio del 2004 e proprio come l’anno scorso il mondo, per lo meno questo mondo, non ha bisogno dei Witchcraft.
Per questo li adoro!
Ora come allora queste canzoni sembrano essere state incise oltre trent’anni fa. Il master dev’essere stato rinchiuso e dimenticato in un baule polveroso e coperto dalle ragnatele, finchè qualcuno (o qualcosa) l’ha riportato in vita. Tesi affascinante, ma così non è. Lo dimostra il fatto che il gruppo svedese è composto da quattro sbarbatelli poco più che ventenni che vivono fuori dal tempo e da ogni moda. Questo spiega il perché di un disco come Firewood ora, adesso. Quando il garage, il punk e il rock stanno vivendo un’altra giovinezza questi pazzi che fanno? Se ne escono con un disco di oscuro hard rock profumato di folk che è un bel calcio nelle palle all’hype. Per questo non diventeranno mai ricchi e non finiranno mai su Rolling Stone o XL, e forse a loro neppure interessa. Di questi tempi un disco come Firehood è un disco per polverosi sfigati rimasti all’età della pietra. E’ un disco per freak barboni fuori dal tempo, che a sentire parlare di post punk inarcano le sopracciglia e si danno una grattatina (il dove lo lascio alla vostra immaginazione) scrollando le spalle e facendo l’ennesimo tiro alla sigaretta rollata a mano. E’ un disco per gente a cui l’unica etichetta che importi è quella delle mutande e solo per evitare di mettersele a rovescio. Attenzione, però! Qui non stiamo parlando di quel (bel) rock’n’ roll sudicio suonato in qualche sporco garage dai muri tappezzati di motociclette, culi e tette. Qui ci troviamo in una cantina illuminata dalla fioca luce delle candele, immersi nella polvere e nelle ragnatele, dove tra bottiglie di vino buono, marmellate e verdure sotto vetro non ci stupiremmo di veder spuntare misteriosi grimori rilegati in una strana pelle e vergati con inchiostro dal colore poco rassicurante e dove la poca luce illumina strani simboli e versi in latino sulle pareti. Stiamo battendo sentieri già esplorati, ma non per questo meno affascinati ed inquietanti. Qualcuno ci si è addirittura perso e non ha mai fatto ritorno.
Musica adatta a salutare l’arrivo dell’autunno e delle tenebre che esso reca con sé.

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