mercoledì 9 settembre 2015

Memorabilia #42

Ci sono gruppi con un percorso artistico che ha fatto dell'evoluzione il proprio credo. E' il caso dei nostrani Julie's Haircut che, partiti dal rock, si sono spostati verso il pop per poi cambiare ulteriormente pelle con un originale patchwork psichedelico/spaziale di indubbio valore.
After Dark è il passaggio della soglia.


Post pubblicato venerdì 5 gennaio 2007, alle ore 15:39

Julie’s Haircut 
After Dark, My Sweet.


Ci sono gruppi musicali che nascono e muoiono mantenendo sempre lo stesso stile, dove ogni disco è nel bene e nel male sempre lo stesso a parte qualche leggera sfumatura. Questa caratteristica può essere anche un pregio, ma molte volte è un’arma a doppio taglio che fa apparire ogni lavoro come una minestra riscaldata anche se questa minestra è buona. Altri gruppi, invece, intraprendono un percorso evolutivo, anche correndo dei rischi, che porta oltre ad una varietà stilistica invidiabile ad una discografia originale che abbraccia molti generi e molti stili, senza però snaturare l’essenza stessa del gruppo. E’ il caso dei Julie’s Haircut che nascono come gruppo garage-rock, convergono poi ad un corposo pop-rock ed infine approdano a questo lavoro dal titolo After Dark, My Sweet che è un condensato di psichedelia e kraut-rock dal primo, spiazzante, acchito. Il gruppo di Sassuolo ha del coraggio. Sarebbe stato semplice continuare a presentare il solido pop che probabilmente gli avrebbe garantito un maggior successo, dal momento che il genere sta vivendo un buon periodo, invece no. Cambio di direzione ed anche brusco. Sì, perché non solo l’elettronica e la psichedelia entrano a pieno diritto nel mondo dei JH, ma anche l’improvvisazione e l’abbandono di quell’orecchiabilità che fa “vendere”. L’alto numero di pezzi strumentali, inoltre, è un ulteriore fattore spiazzante che forse ha deluso gli appassionati del gruppo emiliano e fatto storcere il naso a molti. Quando si parla di psichedelia si va inesorabilmente a rivangare le lunghe suite di stampo settantiano che fecero la fortuna dei Pink Floyd e a certo rock progressivo e pomposo di matrice Yes. Nulla di più lontano dalle canzoni di After Dark, My Sweet. Le composizioni non hanno una durata eccessiva (al massimo sette minuti) e non si perdono in jam rumoriste senza capo e coda, anzi un refrain melodico e a tratti accattivante le lega saldamente evitando l’insidiarsi della noia. Se cerchiamo le influenze, non dobbiamo andare troppo a ritroso nel tempo. Due su tutte: Spiritualized e Spacemen 3, quest’ultima palesemente dichiarata dalla presenza dall’ex uomo spaziale Sonic Boom, che contribuisce in Sister Pneumonia e Ingrid Thulin. In alcuni episodi il retaggio con il passato pop emerge ancora, come nel caso dell’iniziale Open Wound e del suo irresistibile clap hands. Il resto dell’opera, invece, si consuma in un viaggio spazial-psichedelico da intraprendere con coraggio perché non è sempre facile seguire certi sentieri, soprattutto quando s’inerpicano fra le stelle.

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