domenica 13 settembre 2015

Memorabilia #46

Sui Blonde Redhead non sono mai stato del tutto lucido e oggettivo. Perché tutto quello che fa Kazu Makino è stupendo a prescindere!


Post pubblicato venerdì 4 maggio 2007, alle ore 23:35

Blonde Redhead
23


C’è chi ha rinnegato i Blonde Redhead dopo l’uscita di Misery Is A Butterfly perché troppo distante dalle spigolosità noise di Melody Of Certain Damaged Lemons. Misery era troppo pop e troppo pomposo, troppo levigato per chi agognava al rumore.
C’è chi si è avvicinato ai Blonde Redhead all’uscita di Misery e li ha subito amati perché quella miscela di romanticismo decadente e onirica malinconia riusciva a toccare alte vette d’espressività e le corde più nascoste del cuore.
C’è chi ha continuato ad amare i Blonde Redhead all’uscita di Misery nonostante la brusca virata verso territori sempre di non facile percorso, ma molto meno impervi dei dischi precedenti.
Personalmente ritengo che Misery sia stato l’apice della carriera del gruppo newyorkese e, sperando di essere smentito al più presto, non penso che in futuro i Blonde riusciranno a raggiungere nuovamente quei risultati; un disco perfetto, magico, un viaggio in malinconici sogni che rinnova emozioni profonde ad ogni ascolto.
23 non riavvicinerà chi avrà ripudiato i BR, ma accontenterà chi li ama e forse attirerà nuovi ascolti. La pomposità del suo predecessore è stata accantonata, anche se ne rimangono delle scintille come in Sw il pezzo migliore dell’album il cui break centrale rende omaggio al Sgt. Pepper dei Beatles nell’anno del suo quarantesimo compleanno. Il suono delle chitarre è stato levigato, a tratti relegato in secondo piano o ridotto ad un mesto sottofondo. La novità è la presenza dell’elettronica in canzoni come The Dress, Heroine, Top Ranking e My Impure Hair, qualche loop di batteria, qualche distorsione che non intaccano il suono del gruppo, ma lo trasformano senza snaturarlo. Rimane la malinconia e l’atmosfera decadente che sono dei veri e propri marchi di fabbrica a cui ben si confà il cantilenare (a tratti quasi un lamentarsi) di Kazu Makino. 23 non dice addio al rock tout court, ma sembra metterlo in un angolo per aprire le braccia al pop, un pop alla Blonde Redhead naturalmente, mai banale ma affascinante e coinvolgente. Musica per anime malinconiche come testimonia la canzone che dà il titolo all’album, un perfetto connubio tra il rumore del passato incarnato dal tappeto di chitarra che fa da sottofondo e la melodia voce e pianoforte del presente. Pur essendo un gradino sotto a Misery, 23 rimane un prodotto di pregevole fattura e i Blonde si riconfermano artigiani d’ottima qualità. Ma forse il sottoscritto non fa testo perché nutrendo una passione smodata per Kazu gli basta sentirla cantare e non capisce più niente.

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