venerdì 18 settembre 2015

Memorabilia #50

Questa è forse la più lunga delle recensioni che io abbia scritto per Silverfish Imperetrix. Ma quando l'argomento prende, si fa in fretta a diventare logorroici.
A mio avviso, Witchcult Today è lo zenit compositivo degli Electric Wizard. Un'opera (e qui spero di essere smentito) che difficilmente riuscirà ad essere eguagliata sia in termini di cattiveria che acidità. Ecco, se volete una definizione di musica acida, ascoltatelo. Ma prima preparate l'Alka-Seltzer!



Post pubblicato giovedì 10 gennaio 2008, alle ore 14:33

Electric Wizard 
Witchcult Today

Sono basito. Di fronte alla (oscura) luce della nuova fatica discografica degli Electric Wizard e dopo una rapida escursione nella loro discografia, fatta per rinfrescarmi la memoria, sono giunto alla seguente conclusione: i Wizard sono il miglior gruppo stoner/psych/doom/heavy/dark/sludge del mondo. Non hanno rivali (forse solo i Reverend Bizarre riuscivano a tallonarli, ma ormai non esistono più e così va da sé la vittoria in questa competizione). Dal loro esordio, nel 1994, con l’album omonimo che ricalcava gli stilemi classici del doom di scuola Black Sabbath, il quartetto del Dorset ne ha fatta di strada percorrendo il sentiero tracciato quasi quarant'anni fa dai maestri di Birmingham. Senza mai abbandonare la via maestra hanno però evitato di ricalcare pedestramente le orme dei loro predecessori traendone, invece, linfa ed ispirazione adatte a tracciare nuovi percorsi paralleli e al tempo stesso alternativi. Questi percorsi non hanno fatto smarrire il Mago Elettrico, ma l’anno condotto proprio dove voleva arrivare: all’inferno.
Non ci si annoia ascoltando la discografia dei Wizard, il peggio (o meglio?) che può capitare è l’ingresso in uno stato di catalessi lisergica popolato da visioni inquietanti che, se si è fortunati, durerà al massimo un’oretta per tornare poi coscienti con un leggero cerchio alla testa, altrimenti si rimarrà in catatonia per chissà quanto tempo, con la bocca aperta e il classico filo di bava a penzoloni che fa tanto manicomio.
Potrei continuare così per tutto il pezzo perché con la precedente discografia di Justin Oborne (deux ex machina e uomo dal cognome più storpiato nell’ambito del giornalismo rock) e compagnia, insieme al neonato Witchcult Today le premesse per una “recensione” cosmico/esoterico/orrorifico/satanica, ci sono tutte. Ma non ci casco. Perché questa volta il Mago ha calato la sua mano scoprendo le carte. Stava bluffando. Il suo intento non era corrompere le giovani anime al culto del male per creare un esercito di fanatici pronti a seguirlo e servirlo per l’eternità voleva solo divertirsi far divertire. A modo suo.
Witchcult Today svela l’inganno ed è il suo autore a dirlo chiaramente: l’ispirazione per quest’opera va ricercata nei film horror e nei fumetti violenti, orrorifici e zozzi degli anni settanta (quelli che si leggevano dal barbiere per intenderci e non fate finta di niente perché sapete benissimo di cosa sto parlando) di matrice italica, come sempre nel sommo Lovecraft e negli allucinogeni, nel controverso Aleister Crowley e nelle note più dark del rock progressivo settantiano. E i maestri Black Sabbath, naturalmente. Il tutto frullato e messo a bollire in un calderone “stregonesco” per preparare non un filtro o una pozione, ma un gustoso minestrone adatto ai palati più raffinati ed esigenti di chi ama questa cucina. Ed è un bel gustare.
I feticisti potranno anche apprezzare il bel digipack nero/argento in stile “L’anticristo” che racchiude un booklet perfettamente a tema e l’inquietante dischetto nero. La musica si discosta notevolmente dai predecessori perché la durezza si affievolisce aumentando gli intenti progressivi, la voce di Oborne è meno cattiva, anche se è così filtrata che sembra provenire dai più oscuri recessi dell’universo (o dell’inferno, fate voi), mentre la batteria sembra quasi soffocata, sussurrata, lontana dai trascorsi heavy e quindi più progressiva e ben si adatta al nuovo corso(?). Le chitarre continuano imperterrite a macinare riffs su riffs, assoli drogati e dilatati ormai veri e propri marchi di fabbrica, mentre al generale ammorbidimento si aggiunge anche un’inaspettata accessibilità melodica, spiazzante ma di notevole impatto emotivo.
Bastano i titoli di canzoni come Dunwich, Satanic Rites of Drugula, Torquemada ’71 a rendere l’idea di che cosa ci si può aspettare da Witchcult Today, con menzione speciale a Black Magic Rituals & Perversions, canzone che mantiene le promesse del titolo: undici agonizzanti minuti a tratti veramente inquietanti.
La critica è divisa: c’è chi lo reputa un gran disco e chi un’opera di transizione. Il mio modesto parere è che si tratti dell’opera più riuscita degli Electric Wizard e ne sono entusiasta (cosa che mi capita raramente). Mi diverte e m’inquieta come non succedeva da tempo e come tutti i dischi degli EW ritengo che sia un gran disco (forse il più grande) di transizione. Perché la musica dei Wizard è sempre in cammino. Una continua e lenta transumanza verso territori sonori conosciuti, ma poco visitati perché sono luoghi che fanno paura.
Il Mago Elettrico è tornato, spegnete la luce e abbandonatevi al suo lento e maestoso mantra. Fate buon viaggio e soprattutto sperate di ritornare.

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