venerdì 2 ottobre 2015

La Musica Del Terrore: The Beatles, Revolution 9.

Eoni fa, i miei amici ed io prendemmo una malsana fissa per i famosi messaggi subliminali nella musica rock.
Era la metà degli anni 80 e il rinnovato vigore della musica dura (leggasi Heavy Metal) scatenò, soprattutto negli Stati Uniti, un vero e proprio putiferio. Specialmente dopo alcuni fatti di cronaca nera che coinvolsero marginalmente alcuni gruppi e cantanti. Uno su tutti Ozzy Osbourne reo, secondo l'opinione pubblica, d'aver istigato con la sua Suicide Solution un adolescente a compiere il gesto estremo. Anche qui da noi alcuni sedicenti moralisti puntarono il dito sulla pericolosità dei messaggi veicolati dalla musica Rock. Alfieri della crociata furono il Monsignor Corrado Balducci e il giornalista Carlo Climati che diedero alle stampe due opere miliari: rispettivamente Adoratori Del Diavolo e Rock Satanico e Inchiesta Sul Rock Satanico, entrambi editi da Piemme. Se non ricordo male, nel volume di Climati era anche presente un'audiocassetta che conteneva gli esempi più significativi dei famigerati messaggi subliminali inseriti nelle canzoni.
Dall'accusa di inserire i famosi messaggi, riconoscibili solo facendo suonare la canzone al contrario, in pochi si salvarono. Perfino i Beatles finirono sul banco degli imputati.
Soprattutto per questa canzone: Revolution Number 9.
Ebbene, presi dall'euforia nel sondare questo mondo misterioso che ci affascinava proprio per la sua presunta pericolosità, prendemmo un po' di canzoni a campione e le registrammo su cassetta. La smontammo e mettemmo il nastro al contrario, in modo da ascoltare le canzoni nel verso opposto e così cercare quei famigerati messaggi.
Dopo aver ascoltato la cassetta subliminale (l'avevamo battezzata così) il risultato più eclatante fu un solenne mal di testa. Tra la qualità non eccelsa delle registrazioni, poiché il fruscio regnava sovrano, e la conoscenza approssimativa dell'inglese anche nella giusta direzione, non è che si capisse poi un granché. Solo che a forza di aspirine e di ascolti, la voglia di trovare qualcosa di strano ci fece sentire delle assurdità totali. Cose che alle mie orecchie apparivano limpide ed esplicite affermazioni sessuali, agli altri sembravano solamente un'accozzaglia di suoni. E l'inno al maligno che il più infervorato di noi sosteneva emergere da Back in Black  (inno che non noi riuscivamo assolutamente a sentire) ci fece seriamente temere per la sua (e anche nostra, a onore del vero) sanità mentale.
Tre le canzoni che volevamo ascoltare al contrario c'era appunto Revolution Number 9.
Volevamo sentire il famoso Turn Me On Dead Man.

Era stata una fatica immane recuperare un vinile del White Album e pensavamo e speravamo che ne valesse la pena.
Mai una speranza fu così pienamente soddisfatta.
Quando lo mettemmo sul piatto e posizionammo la puntina sulla penultima canzone del lato b del secondo vinile, consentitemi di affermare che solo ad ascoltarla nel verso giusto: ci cagammo sotto. Non era notte, il cielo era terso e si sentivano cantare gli uccellini fuori dalla stanza del mio amico (l'unico che possedeva un impianto stereo) eppure quell'accozzaglia di suoni ci fece davvero paura;
quando sentii il neonato piangere, mi si rizzarono i capelli 
Figuriamoci ascoltarla in cuffia, di notte e al contrario. Nessuno trovò il coraggio e la cosa finì nel dimenticatoio.
Trent'anni dopo ci ho provato io. Non mi ha terrorizzato ma mi ha inquietato.
Molto.

Nell'economia delle composizioni dei Beatles questa canzone è un'anomalia.
Si tratta di una sequenza di rumori, grida e frasi, alternati a brevi fraseggi di pianoforte e una voce poco rassicurante (si tratta di un dipendente della loro casa discografica, la Emi) che ripete number nine, number nine, number nine.
All'interno di un capolavoro come il disco bianco, questo sembra essere uno sfregio rispetto alle sopraffine melodie che i favolosi quattro erano capaci di comporre. Bisogna dire però che all'epoca i Beatles erano ai ferri corti. Yoko Ono era entrata in modo preponderante non solo nella vita di Lennon ma anche in quella del gruppo, portando a galla vecchie tensioni e generandone di nuove che ne stavano minando seriamente l'esistenza.
Soprattutto tra Lennon e McCartney.
Composta da Lennon e Ono, ma ufficialmente accreditata a Lennon - McCartney, Revolution 9 fu indicata inizialmente dalla coppia come un omaggio ai tumulti del maggio parigino del 1968 ma poi Lennon ammise che quella canzone fosse solo la sua risposta polemica e provocatoria ad alcune canzoni di McCartney che secondo lui non avrebbero dovuto essere incluse nell'album perché non erano all'altezza. Una su tutte Ob-La-Di, Ob-La-Da (e sinceramente riesce difficile dargli torto). John pensava che se cose come quella potevano essere incluse nel White Album, allora anche un'accozzaglia di suoni sarebbe andata bene. Però andava fatta con stile, quindi presi come riferimenti i guru della musica d'avanguardia e sperimentale (John Cage e Karlheinz Stockhausen) e assemblò una sequenza di suoni e frammenti di musica orchestrale, rumori e frasi registrate al contrario. Anche George Harrison e Ringo Starr parteciparono alla realizzazione del brano, mentre McCartney e il produttore George Martin invece alzarono delle grandi barricate contro la sua pubblicazione. L'inclusione di Paul come co-autore quindi sa di piccola cattiveria e rivalsa da parte di John.
Revolution 9 è sempre stata fonte di discussione sulla sua valenza artistica. C'è chi la ritiene pura immondizia e chi invece un coraggioso esempio di musica concettuale e d'avanguardia.
Il dibattito non si districa solo sul valore artistico ma anche e soprattutto sui presunti messaggi subliminali che la canzone sembra contenere. Quel Number 9 ripetuto più volte, se ascoltato al contrario sembra proprio quel famoso turn me on, dead man (eccitami, uomo morto) che gioca un ruolo importante nell'altrettanto famosa teoria della morte di Paul McCartney, chiamata anche Paul Is Dead o PID.  Ma è tutto il brano, se ascoltato al contrario, a diventare davvero inquietante, soprattutto per le parole che sembra vengano pronunciate e che assumono significati poco rassicuranti. Non spetta a me dire se si tratta di un fenomeno di pareidolia acustica, cioè quel fenomeno che porta il nostro cervello a decodificare i suoni in maniera diversa da quelli che sono in realtà. Rimane comunque il dubbio che l'effetto sia voluto e studiato a tavolino, una sorta di esperimento o di scherzo giocato da quei gran burloni che erano i Beatles. Come detto precedentemente Revolution 9 è un pugno in un occhio nell'economia artistica dell'album bianco. Perché includerla? Solo per rivalsa su delle scelte non condivise? Per veicolare qualche oscuro messaggio? O è tutto frutto della casualità? Ci sono molte domande che forse rimarranno senza risposta e contribuiranno a mantenere l'aura oscura che avvolge questa criptica composizione.
Se avete coraggio, sul Tubo potete trovare la versione al contrario con i sottotitoli in italiano.
Questa è l'originale.


Alcune curiosità.
Revolution 9 con la sua durata di oltre otto minuti è il pezzo più lungo dell'intera discografia dei Beatles.
Durante il processo contro Charles Manson la canzone venne utilizzata in tribunale, dato che Manson la ritenesse fonte d'ispirazione, insieme a Helter Skelter, per gli omicidi da lui istigati
Esiste un'altra registrazione di un brano d'avanguardia dei Beatles. Si tratta di Carnival of Lights, di McCartney, registrata durante le sessioni di Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band. Anche questo è un collage di suoni e rumori (principalmente ticchettii di orologi) e non è mai stato pubblicato.

8 commenti:

  1. Ciao Diego, questo articolo l'ho letto stanotte dal lavoro e me lo sono proprio gustato. Interessante, scorrevole e molto ma molto curioso.

    RispondiElimina
  2. Ciao Massimiliano e grazie di cuore! Mi ha sempre appassionato il lato "misterioso" della musica ed essendo molto curioso mi piace rovistare tra le canzoni alla ricerca di qualcosa di particolare, nel suono ma anche nei testi.

    RispondiElimina
  3. Quindi non hai lasciato!
    Bene, sono contentissimo! :)

    RispondiElimina
  4. Be'... probabile che tutto sia stato confezionato appositamente, ma il bello è che l'effetto inquietante rimane e non si possa sciogliere completamente il nodo ;)
    Del resto, stiamo parlando della musica del diavolo XD
    Non conoscevo il particolare relativo a Manson, mi chiedo se anche lui non l'abbia sparata grossa! Chissà!

    Molto contenta di leggerti! ^_^

    RispondiElimina
  5. Grazie, cara!
    Lennon era un gran burlone e nulla vieta di pensare che si tratti solamente di un gioco senza alcuna pretesa. Ma il fatto che fosse ai ferri corti con Paul mi fa propendere per una presa per i fondelli verso le capacità compositive di McCartney (Lennon riteneva che fossero molto inferiori alle sue). E' anche vero però che l'esoterismo per un certo periodo li aveva anche affascinati, come dimostra il faccione di Crowley sulla famosa copertina di Sgt. Pepper... Chissà!
    Manson era un po' fuori di boccino e in fissa con i Beatles, per cercare di pararsi le spalle cercò di dare la "colpa" a qualche loro pezzo. D'altronde, Revolution 9 ben si presta a sentirci dentro qualsiasi cosa! :)

    RispondiElimina
  6. Bello che tu sia tornato! (Lo scopro solo oggi, ma meglio tardi che mai)
    Bellissimo questo post, che ho gustato tre volte tanto essendo io un accanito fan dei Beatles da decenni. E sono anche felice di sapere che Revolution 9 non ha spaventato solo me :-)
    Personalmente propendo per un pastiche un po' casuale un po' "d'avanguardia" come s'usava allora. Ovviamente se un pastiche lo fa Lennon la valenza che acquista è un (bel) po' diversa che se l'avesse assemblato uno/a qualsiasi.
    Comunque ahimé la risposta ultima e definitiva non la sapremo mai...
    Ancora bentornato e complimentoni per il Blog!
    Orlando

    RispondiElimina
  7. Intanto grazie per i complimenti che provvedo subito a rigirare per i tuoi (ottimi) gusti musicali. Anche io propendo per la "scherzosa avanguardia" anche se qualche dubbio ad ogni ascolto mi assale perché certi passaggi mi sembrano troppo inquietanti per essere solo il frutto di un gioco. Ma forse è proprio quello che voleva Lennon: creare una sorta di mistero in musica che portasse la gente a farsi delle domande anche a distanza di decenni. Domande che forse non troveranno mai una risposta perché una risposta non c'è mai stata! Genio anche in questo.

    RispondiElimina