martedì 17 novembre 2015

Questione di Visibilità.

Da qualche anno sento dire che qualche allenatore di Serie A si è offerto ad una società... gratis. Cioè stipendio zero, o per meglio dire minimo salariale previsto dall'accordo col sindacato allenatori. Ovvio, non è solo l'allenatore a fare questo gesto, ma anche il suo procuratore. Sia chiaro, ognuno faccia come meglio crede, non sono qui per dare lezioni a nessuno. Ma è una cosa che non mi quadra: per quegli allenatori, per i loro colleghi attuali, per gli allenatori più giovani, per le società stesse, per il mercato, per l'economia del movimento. Capisco (almeno penso) le motivazioni. Primo, ogni allenatore vero ha voglia di allenare; quindi è disposto a fare un sacrificio economico pur di sedersi in panchina. Secondo, forse pensa: quest'anno lavoro gratis, se faccio bene l'anno prossimo mi pagheranno. Mi dispiace, ma il mondo non funziona così. Perché svendendosi, l'allenatore sta dicendo al mondo: io non valgo nulla. Da lì in avanti, il suo valore sul mercato sarà zero.
Poi c'è l'effetto sui colleghi. Le società sono veloci a capire la situazione. Perché devo pagare Tizio 100 quando posso avere Caio per 0? La società non ragiona più sul valore del tecnico, legge solo il prezzo sulla targhetta. Un altro effetto: licenziamenti facili. Anzi, molto più facili. Se una società ha un allenatore con un contratto firmato da 100.000 euro, ci pensa due volte prima di licenziarlo. Se invece ha un allenatore che costa zero, che lavora senza contratto, se i risultati mancano non ci si pensa un attimo prima di scaricarlo.
C'è anche una conseguenza per la categoria: i club cominciano a pensare che l'allenatore vale zero. Il risultato è che non guardano più alla bravura dell'allenatore, bensì al costo. Cominciano a pensare: non prendo Ettore Messina a 100, costa troppo. Prendo Sempronio, che mi costa zero. Il livello del gioco e delle partite risente di tutto ciò. Poi si dice che le squadre giocano male, che non sanno nemmeno eseguire i fondamentali. E' anche logico...
Il futuro? Certamente, c'è qualche giovane allenatore che ha ambizioni. Ma il problema è questo: presto non ci sarà più la professione dell'allenatore. Finiranno come i GM: missing. Desaparecidos. Declassati. Valore zero, carriera zero. Non sono affari miei ma la questione fa riflettere. Faccio un appello, agli allenatori, all'associazione allenatori, agli agenti: pensateci due volte prima di dire che un coach non vale nulla. O non varrà niente davvero.


Ho voluto riportare una parte di questo editoriale di Dan Peterson (da Superbasket del marzo 2015), non l'ultimo degli sprovveduti, che parla di una pratica che pensavo coinvolgesse solamente alcune categorie di professionisti ma che, a quanto pare, sta dilagando in tutti gli ambiti professionali. Sport incluso.
Sto parlando della piaga del lavorare gratis per la visibilità e per fare esperienza.
Se amate scrivere o siete dei bravi illustratori o videomaker e il vostro amore per quello che fate è così forte e profondo da farvi desiderare che questa passione possa diventare una professione, allora molto probabilmente vi sarà capitato d'incontrare chi vi offre del lavoro ma senza darvi un centesimo. Il guadagno, a sentire le loro illuminate parole, sta tutto nel fatto che il vostro lavoro vi darà la visibilità necessaria per farvi conoscere e farete una grande esperienza. Inutile negarlo, all'inizio ci cascano tutti. Anch'io ho trascorso qualche notte sulla tastiera per un tozzo di visibilità. Non me ne vergogno. Anzi, devo dire che mi ha aiutato. A non cascarci più.
Non aggiungo altro, anche perché le parole del mitico Dan sono più che sufficienti. Specialmente quando afferma che se ci svendiamo, stiamo dicendo che il nostro lavoro non vale nulla.
Invece il lavoro fatto bene, vale. Sempre.

8 commenti:

  1. Una volta a Napoli esisteva la figura del "donatore di lavoro", cioè quelle famigerate categorie di imprenditori, negozianti etc etc che prendevano a lavorare la gente senza nemmeno pagarla, con la scusa che -perlomeno facevano lavorare e fare esperienza- finivano per sfruttare biecamente un sacco di poveri ragazzi.
    Ora questa categoria si è diffusa anche nel resto d'Italia.
    Purtroppo poi, rimanendo in ambito blog, editori e altro invece debbo dire che anche a me è accaduto più volte di ricevere offerte di "lavoro gratuito", ripagato con visibilità.
    Inutile che ti dica il tipo di risposte che ho dato. ;)

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  2. E' vero, non bisogna lavorare gratis, mai.
    Però... c'è un però: ci sono casi dove lo si fa anche per riconoscenza, o perché ti capita di poter prendere parte a un qualcosa di grandioso...
    Vedi ad esempio quando un attore partecipa gratuitamente a un qualcosa... Insomma, dipende anche da chi sei^^

    Moz-

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  3. Un attore non partecipa mai gratuitamente, Moz. Ha sempre grande ritorno in pubblicità e immagine. Anche quando fa (e meno male eh, non condanno affatto) campagne legate al sociale o beneficenza che dir si voglia.

    Non so che dire, a me pare che in un modo o nell'altro i poveracci continuino a lavorare gratis. Capisco il discorso riportato (è un ambito "alto") ma non posso condannare chi non avendo un impiego e avendo estrema necessità tenta di tutto. Condanno caso mai chi permette attraverso mezzi anche legislativi o compiacenti, che si possano determinare situazioni sociali tali da costringere le persone a "svendersi". Probabilmente ho leggermente allargato la questione rispetto a quanto da te proposto nel post XD

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  4. Credo che Glò abbia ragione. Che da condannare siano proprio quelli che non fanno rispettare la legge del lavoro. Che permettono da una parte a chi lavora di svendersi e dall'altra a chi dà lavoro di sfruttare impunemente.
    Che siano allenatori sportivi, giocatore, idraulici muratori o general manager.
    Chiunque lavora deve essere pagato. Con la pubblicità poi non si mangia. Il piatto lo riempie il denarovero non quello che forse in un prossimo futuro potremmo guadagnare se,,,...

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  5. A me è capitato di lavorare praticamente gratis, allo scopo di "fare curriculum", mi hanno usato e stra usato ma ho imparato molto. In linea di massima sono però contrario al lavoro senza giusta remunerazione. Oggi più che mai, quando io ero giovane ci poteva stare, facevi esperienza e po decidevi cosa farne, se ne avevi voglia il lavoro te lo tiravano dietro. Oggi non ci sono le stesse prospettive, quindi è puro e semplice sfruttamento.

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  6. Glò, appunto... il ritorno di immagine... o l'inserirsi in un qualche circuito: è la stessa cosa, forse.
    Solo che se sei qualcuno, se hai un nome, te lo puoi permettere.

    Moz-

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  7. @Moz: ah ok! Avevo capito altro :P

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  8. @Nick: cadere nella trappola è inevitabile, specialmente per chi è nuovo "dell'ambiente". E se nell'ambito di un hobby come può essere il blogging, non dico che sia una pratica corretta ma forse si può ancora tollerare, quello che trovo preoccupante è che ultimamente si trovano situazioni simili anche nel mondo del lavoro.

    @Miki: posso comprenderlo per un attore o scrittore consolidato che partecipi ad un progetto per amicizia o per sfizio ma che comunque non ha bisogno di visibilità. Oppure il blogger che partecipa a qualche progetto di un amico ma che comunque non penso gli proponga di collaborare per la visibilità! :-) In questi casi ci può stare. Ma sono le false promesse di chi comunque ti fa fare un lavoro che gli frutta comunque qualcosa e in cambio non ti dà nulla. Non è corretto.

    @Glò: hai toccato un tasto delicato, perchè comprendo benissimo che chi non ha un lavoro è disposto anche a svendersi per una miseria o per un nulla, nella speranza di ottenere un impiego decente e possibilmente di lunga durata. Non lo biasimo. Ma biasimo chi sfrutta queste debolezze per il proprio tornaconto.

    @Patricia: hai colto il punto. La pubblicità è utile ma non basta.

    @Massimiliano: ho fatto il cronista per un paio d'anni con un rimborso spese ridicolo che riusciva a malapena a coprirle. Ero già fortunato ad avere quello perché molti lo fanno esclusivamente per la gloria nella speranza di diventare qualcuno. Tutto tempo perso. I tempi sono cambiati e come dici giustamente, una volta potevi permetterti d'imparare un mestiere anche gratuitamente anche perché terminato l'apprendistato non avevi nessuna difficoltà a trovare un posto. Ora non più. E' diventato un mondo di eterni apprendisti e stagisti.

    @Glò: hai toccato un tasto delicato, perchè comprendo benissimo che chi non ha un lavoro è disposto anche a svendersi per una miseria o per un nulla, nella speranza di ottenere un impiego decente e possibilmente di lunga durata. Non lo biasimo. Ma biasimo chi sfrutta queste debolezze per il proprio tornaconto.

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