martedì 24 novembre 2015

My My Hey Hey


Tanto tanto tempo fa
Riesco ancora a ricordare
Come quella musica mi facesse sorridere
E sapevo che se avessi avuto la mia occasione
Avrei fatto ballare quella gente
E forse sarebbero stati felici per un po'

Ma febbraio mi faceva venire i brividi
Ogni volta che consegnavo i giornali
Lasciavo brutte notizie davanti alla porta
Non potevo andare avanti così

Non ricordo se ho pianto
Quando ho letto della sua sposa rimasta vedova
Ma qualcosa mi ha toccato nel profondo
Il giorno che la musica è morta

(Don McLean - American Pie)



Quando Buddy Holly, Ritchie Valens e J.P. Richardson persero la vita, il 3 Febbraio del 1959, in un disastro aereo avvenuto a Clear Lake nell'Iowa, qualcuno disse che quello fu il giorno in cui la musica morì. Da allora, The Day the Music Died è diventata un'espressione usata in modo convenzionale per riferirsi a quel tragico giorno.
Nel 1971, Don McLean ha voluto ricordare quegli eventi con una canzone che è poi diventata una delle pietre miliari della cosiddetta musica leggera: American Pie.
Un classico senza tempo.
Ho voluto riportare all'inizio di questo post le sue strofe iniziali. A rileggerle a distanza di 44 anni e dopo quello che è successo a Parigi, riescono ancora a essere ancora dannatamente attuali.
Basta cambiare una parola: febbraio con novembre.

Cantava Neil Young, insieme a lui gli Ac/Dc e chissà quanti altri, che il Rock and Roll non può morire perché è venuto su questa terra per restarci.
Ma quante volte abbiamo sentito dire che il rock è morto?
Molte, a partire da quel giorno del febbraio 1959.
Da Altamont in avanti, la morte non si è limitata a far visita ai musicisti e al pubblico come di solito fa con tutti ma è voluta andare personalmente a qualche concerto. Qualcuno, riferendosi ai fatti di Altamont, disse che il rock non era morto ma aveva perso la sua innocenza.
Quel qualcuno aveva visto giusto.
La morte è andata molte volte ai concerti. Travestita da incidente come a  Roskilde in Danimarca, nel 2000. Durante il concerto dei Pearl Jam, 9 ragazzi morirono soffocati sotto il palco di uno dei festival più famosi d'Europa. Oppure a Indianapolis, dove il 14 agosto 2011 a causa di un improvviso uragano con raffiche di vento di quasi 100 km orari, crollò il palco allestito per un concerto di musica country: cinque morti e numerosi feriti. Sempre negli Usa, durante un concerto dei Great White allo Station night club nel Rhode Island nel febbraio del 2003, a causa dell'incendio scatenato dai giochi pirotecnici posizionati sul palco ci furono 100 morti e 230 feriti.
Infine quest'anno a Bucarest, dove 27 persone sono rimaste uccise e quasi 200 ferite al concerto dei Goodbye To Gravity, un gruppo metal locale, sempre a causa dei fuochi d'artificio.
Ma questi sono incidenti, magari provocati da negligenza e superficialità ma comunque privi di volontarietà.
Volontarietà che purtroppo ha accompagnato i due fatti di sangue più tristemente noti nella storia della musica rock. Quando perse la sua innocenza: il 6 dicembre del 1969, all'Altamont Raceway Park. Durante l'esibizione dei Rolling Stones, il diciottenne Meredith Hunter fu accoltellato a morte dagli Hell's Angels che si occupavano del servizio d'ordine. Le circostanze non furono mai chiarite del tutto ma pare che il giovane, in stato d'alterazione causato dagli stupefacenti, si fosse avvicinato al palco estraendo una pistola ed esplodendo un colpo per poi essere fermato dai bikers che lo ferirono mortalmente. Il tutto fu ripreso casualmente dalla troupe che stava filmando il concerto degli Stones e finì nel famoso film documentario Gimme Shelter.
L'8 dicembre 2004 avvenne l'omicidio di Dimebag Darrel ex chitarrista dei Pantera che si stava esibendo con il suo nuovo gruppo, i Damageplan, nel club Alrosa Villa a Columbus (Ohio). Uno squilibrato fece fuoco con una pistola uccidendo, oltre al chitarrista, altre tre persone. L'attentatore fu ucciso da un poliziotto intervenuto sul posto.
Più prosaicamente la locuzione Il Rock è Morto è stata utilizzata per descrivere momenti di sterilità compositiva: quante volte in un'intervista abbiamo letto della star di turno che ne sentenziava la dipartita, per enfatizzare un momento creativamente non felice?
E ora, dopo i terrificanti fatti del Bataclan, cosa possiamo (ancora) dire? Non si tratta d'incidente o di gesto indotto dalla follia o dalla droga, ma di un mero atto terroristico pianificato e premeditato che è andato a colpire volontariamente un luogo dove, per citare McLean, gli Eagles Of Death Metal stavano facendo ballare quella gente che forse sarebbe stata felice per un po'.

Personalmente non mi va di aggiungere altre parole alle milioni che sono volate nel web e fuori. Parole che lentamente si stanno già perdendo nella caciara globale della quale i social network sono il megafono. Inutile aggiungerne altre. Mi è rimasta impressa una mezza citazione che uno dei tanti inviati ha utilizzato per descrivere l'atmosfera del giorno dopo la tragedia: qui c'è un silenzio assordante. Ecco, forse abbiamo dimenticato quanto il silenzio possa essere potente. A volte necessario.
Qualcuno ha già iniziato a pontificare sull'ennesima morte della musica e del rock in particolare. Ma noi che siamo suoi amanti, sappiamo benissimo che il rock è immortale. Il rock non è morto ma porterà addosso l'ennesima cicatrice, questa volta più lunga e profonda. Una cicatrice che non potrà nascondere e che sarà costretto a guardare e riguardare. Perché anche se non è morto, dalla notte del 13 novembre qualcosa è sicuramente cambiato. E non sarà più come prima, perché certe cicatrici difficilmente si rimarginano.

6 commenti:

  1. Una frase attribuita a Mick Jagger dopo Altamont: " Succedono sempre guai quando cantiamo la canzone del diavolo..."
    Non so se è vera o meno, probabilmente no ma la cosa contribuì a far acquistare una cattiva fama alla Storia.

    RispondiElimina
  2. Storia brutta, come tutte le storie di sangue e mai chiarita del tutto
    Bè anche lo stesso Mick Jagger a inquietudine mica scherza. La sua vita è sempre stata costellata di "guai" e di cronaca nera.

    RispondiElimina
  3. Vero, la musica (e non solo rock) è costellata di questi avvenimenti.
    Qualcosa è successa anche in Italia.
    Ma il rock è davvero immortale, dopotutto è nato dall'infernale patto col diavolo. Cambia solo pelle, come un serpente.

    Moz-

    RispondiElimina
  4. Sì ha la pellaccia dura. Un po' come tutte le arti, d'altronde! E forse è proprio per questo che a qualche ominide l'arte e la cultura danno fastidio, perché puoi attaccarle finché vuoi ma loro sopravviveranno sempre.

    RispondiElimina
  5. Ogni tanto partono i necrologi verso il rock ed altre arti. E siccome le arti sono una componente della nostra vita nel tempo, sono soggette a tutto ciò che ne fa parte: violenza, guerre, crisi sociali ed economiche. Fortunatamente non ne possiamo fare a meno ed evolvono anch'esse, spesso insegnandoci qualcosa (forse non è così evidente a molti).

    Il titolo del post mi ha fornito il suggerimento per l'ascolto pomeridiano ^^

    RispondiElimina
  6. L'arte fa paura perché invece di limitare la libertà d'epressione, l'amplifica.
    Un pomeriggio in compagnia di Neil è un buon pomeriggio.

    RispondiElimina