venerdì 29 gennaio 2016

Alessandro Girola: Imperial.

Jacopo è uno dei tanti automobilisti che ogni giorno percorrono le strade italiane, per recarsi a un lavoro noioso e insoddisfacente. Le sue sono giornate indistinguibili, monotone, idealmente collegate da anonime lingue d’asfalto, dal paesaggio è piatto e immutabile.
Ma una notte accade qualcosa di diverso.
Jacopo incrocia una strana berlina gialla il cui abitacolo è pervaso da un inquietante vapore rosso, che avvolge anche il misterioso guidatore.
L’auto accosta accanto al falò dove si riscalda una prostituta. Dai finestrini della berlina si estroflette qualcosa che in natura non può esistere, e per la povera ragazza non c’è più nulla da fare: viene catturata e inghiottita dalla macchina gialla.
Per Jacopo, unico testimone dell’accaduto, è l’inizio dell’incubo.
Tra antichi miti, moderne leggende metropolitane e rituali occulti che s'intrecciano con la cronaca nera, Imperial offre un viaggio di sola andata nell'ignoto. 


All'elenco delle automobili con qualche problemino soprannaturale si aggiunge l'Imperial di Alessandro Girola. Il demoniaco garage accoglie con gioia questo nuovo gioiello a quattro ruote che va a far compagnia a Christine, la Plymouth Fury che Stephen King ci ha insegnato a temere e all'innominata Lincoln Continental Mark III custom, protagonista del seminale e inquietante film La Macchina Nera (se ancora non l'avete visto, recuperatelo). 
Una roba che a confronto le recenti vicissitudini della Volkswagen si riducono alla stregua di un'unghia spezzata.
Imperial è un horror sui generis che non batte nuove strade, ma rende quelle esistenti piacevoli da percorrere. Logicamente viene da pensare al Re di Bangor, al quale Girola rende omaggio. In questi tempi l'uso della parola omaggio fa pensar male, perché purtroppo molte volte viene usata per mascherare un plagio bello e buono. In questo caso, invece, può tranquillamente essere usata con la sua accezione migliore poiché l'unico rimando al Re è solamente il tòpos. La storia non percorre pedissequamente la strada di Christine ma se ne allontana per far visita a un altro grande autore che non cito per evitare inutili anticipazioni.
Novelette di sicuro impatto e gradimento per gli amanti dell'horror classico, Imperial ricalca lo schema del cosiddetto orrore suggerito, in cui le descrizioni dei personaggi e delle situazioni non entrano nei particolari ma, attraverso l'uso sapiente delle parole, usate in modo oserei dire centellinato e preciso, si rende in maniera perfetta la giusta atmosfera. Questo è un tipo di racconto che personalmente adoro perché lascia molto spazio alla fantasia. A volte basta l'uso di un solo aggettivo per rendere inquietante una situazione, senza perdersi in un'inutile sbrodolata di frasi. Non solo il descrivere troppo, a mio parere, rischia di far perdere fluidità e ritmo al racconto ma impedisce alla nostra immaginazione di creare a nostro piacimento ciò che l'autore ha volutamente omesso.
Girola fa centro ancora una volta e non tradisce neppure quando si cimenta con il più classico e forse più difficile dei generi: l'horror.
Un'altra lettura caldamente consigliata.

2 commenti:

  1. Effettivamente ciò che è suggerito e non dettagliato spesso risulta essere molto più efficace! Questione di preferenze anche, ma indubbiamente l'horror è un genere in cui è facile scivolare in banalità eccessive.
    Come sempre, prendo spunto per futura lettura ^_^

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    1. La fiera del banale purtroppo è sempre affollata. Anche il thriller che ultimamente trovo un po' inflazionato, non si sottrae.

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