venerdì 26 febbraio 2016

Un Post Postoso.


"Rivendico i diritti d'autore sull'utilizzo di tal suffiisso!"
Una parola che ancora non esiste ideata dalla mente di un bambino di 8 anni. Un neologismo, con tanto di timbro dell’Accademia della Crusca, capace di diventare nel giro di poche ore, grazie al passaparola della Rete, il termine più utilizzato sui social network. È la storia di “petaloso”, un aggettivo che sembra uscito dal mondo delle favole e che invece è nato sui banchi di scuola, durante una lezione come tante nella classe di una terza elementare di Copparo, in provincia di Ferrara. La maestra Margherita Aurora chiede ai suoi bambini come descriverebbero un fiore e per Matteo la risposta alla domanda è semplice e immediata: un fiore è “petaloso”, ossia pieno di petali. 
(Il Fatto Quotidiano online).

L'inutile affaire petaloso, scoppiato in questi giorni nel magico mondo Social, mi ha fatto riflettere.
Se non sapete di cosa sto parlando i casi sono due:
1) Stavate esplorando la Patagonia o l'Alaska in solitaria e siete tornati solo oggi.
2) Avete di meglio da fare che perdere tempo sui Social Network.
Potete anche inarcare un sopracciglio e fare quell’espressione perplessa alla Signor Spock, quando dico che rifletto su cose come petaloso.
Lasciate che vi spieghi.
Per motivi di lavoro e di famiglia, trascorro in auto quasi due ore al giorno. Difficilmente ascolto le radio generaliste (il mio limite di tolleranza cazzate è molto basso) allora metto su qualche disco. Siccome la strada è sempre la stessa, mi rilasso e lascio che la mente vaghi. Oltre alle solite cose e ai soliti problemi che attanagliano la vita di essere umano che conduce una vita (quasi) normale, sovente penso ai post che voglio scrivere, faccio delle mappe mentali di cui solamente una percentuale bassissima vedrà la luce su queste pagine e a volte mi capita di pensare a cavolate come petaloso. Il problema è che la mia mente parte da un fatto e poi deraglia verso cose che a prima vista non hanno senso ma che poi, unendo tutti i puntini, riescono ad acchiappare per i capelli una certa logica. Almeno così mi pare.
Adesso vi spiego. Poi ditemi se ho ragione, altrimenti significa che ho un problema.
Dunque, sono partito da petaloso, ho fatto una tappa con i Ramones e ho concluso con potenza di un marketing fatto bene.
Partiamo dall’inizio, di solito si usa così.
Un bambino inventa una parola. Molto probabilmente inventa è solo un modo elegante per dire che ha semplicemente sbagliato a esprimersi o che ha sparato una parola a caso. Per chi ha a che fare con i bambini sa bene che si tratta di una cosa normale. Tra strafalcioni, pigrizia linguistica o semplice fantasia è facile utilizzare il suffisso –oso per coniare nuovi aggettivi. I bambini più dotati sotto questo punto di vista inventano parole a iosa e alcune di esse hanno un loro perché.
Quindi il protagonista di questa storia non è un genio o un letterato in erba, è un bambino normale che ha fatto una cosa normale. Gli hanno chiesto di trovare una parola e lui l'ha inventata.
Il vero colpo di genio è stato quello della maestra che è riuscita, forse inconsapevolmente, a far diventare speciale una cosa normale.
Consapevolmente, questo sì, ha dimostrato d'essere una persona illuminata e anziché buttare la vicenda nel bidone degli errori lessicali, ha fatto capire a molti, soprattutto ai sui allievi, che la nostra lingua oltre a essere stupenda è malleabile, duttile e in continua espansione. Anche se orde di disgraziati fanno di tutto per affossarla con inglesismi orripilanti o con uno stupro sistematico della grammatica. Con la lingua si può giocare e come tutti i giochi ci sono delle regole da seguire, ma non è un moloch inquietante da temere o aborrire.
Se l’insegnante non avesse inviato la segnalazione all’Accademia della Crusca e se quest’ultima non avesse risposto, petaloso avrebbe preso un biglietto di sola andata per il dimenticatoio.
Invece la pensata della maestra ha sortito un effetto mediatico pauroso e presumo impensabile.
Apriti cielo! Il cosiddetto popolo del web (argh!) ha condiviso, commentato, perculato e analizzato la vicenda fino alla nausea.
Uno dei leitmotiv nei commenti dei tuttologi social era: io, mio figlio/a, mia suocera e anche il mio cane inventiamo parole come se non ci fosse un domani ma l’Accademia non ci ha mai considerati.
Sorvoliamo sul fatto che magari i gorgoglii di vostro figlio o le parole senza vocali difficilmente sarebbero prese in considerazione. Ma anche se inventaste parole geniali e non avete un esperto in relazioni pubbliche che fa il lavoro sporco, non siete nessuno.
Nella vicenda petalosa, la maestra ha fatto quello che dovrebbe fare un buon ufficio marketing quando deve piazzare un prodotto. Lo ha fatto conoscere, ma soprattutto ne ha fatto parlare.
Bene o male non importa, purché se ne parli. E' tutta pubblicità.
Una storia che ricorda quella dei Ramones.
Hanno inventato il punk, hanno fatto dischi strepitosi ma hanno ottenuto un decimo del successo che i Sex Pistols hanno avuto con un disco solo. Questo perché dalla loro parte non avevano Malcolm McLaren, mentre i Sex Pistols sì.
E se c’era uno che con la pubblicità ci sapeva fare era sicuramente quella buonanima di Malcolm.
Posso essere bravo, bravissimo, anche un genio. Scrivere libri stupendi, musica fenomenale o dipinti che lasciano senza fiato.
Ma se le persone non sanno che esisto, non esisto.
Soprattutto in quest’era cosiddetta social, in cui molte volte, troppe volte, il mediocre ottiene un immeritato successo perché alle spalle ha la potenza di un marketing fatto bene.
Quello che conta, oggi più che mai, non è cosa proponi ma a quante persone lo proponi.
La mia teoria regge? Il filo logico che lega petaloso, marketing e Ramones è resistente oppure alla prima brezza si spezzerà?
Infine, la cosa che un po’ m’inquieta: è normale fare queste riflessioni?

8 commenti:

  1. Si, è perfettamente normale, non ti preoccupare.
    Per rispondere alle tue domande, direi che non conta solo avere l'intuizione giusta e nemmeno di essere al posto giusto al momento giusto, quanto piuttosto quello di avere un buon ufficio stampa e delle ottime "public relactions". ;)

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    1. Bene, sono sollevato!
      Diciamo anche che in tempi di "pigrizia" intellettuale come quelli che stiamo vivendo, le relazioni pubbliche sono un aspetto fondamentale nella riuscita di un progetto.
      E qui aggancio un tuo post su Facebook nel quale avanzavi legittimi dubbi sull spot Tim in cui Pif avanza un inquietante diritto a non scegliere.
      Ecco se atrofizziamo pure il diritto di scelta, il marketing avrà gioco facile.
      Tempi sempre più cupi...

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    2. E la cosa ancora più triste è che l'atrofizzazione del diritto di scelta viene anche presentata come una grande conquista....
      Mala tempora currunt, mio caro amico....

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    3. Proprio una gran bella conquista...

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    4. Diritto di non scegliere propinato come "libertà di non scegliere", il peggio :P

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    5. Il "bello" è che la gente ci crede...

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  2. Ramones <3 La risposta è: sì è normale, per chi è già - ehm - "diverso" XD

    Sono rimasta sconcertata dalle reazioni sui social, perché di fondo ci ho visto un "vabbè che sarà mai", che per quanto mi riguarda non doveva essere l'oggetto in questione. Mi pare che l'aspetto centrale di ciascuna discussione tenda sempre più ad essere spostato, in senso egocentrico molto spesso. Tradotto: anche quando la nostra esperienza e/o vita c'entra come il parmigiano grattugiato sula tiramisù, oh, dobbiamo proprio per forza spostare là l'attenzione o.O
    A me "petaloso" non piace, ma non significa nulla, che non piaccia a me, e nemmeno troveremo il termine sul dizionario da oggi.
    Un fatto che poteva essere "simpatico", letto come possibilità di agire direttamente dei ragazzini, è diventato un argomento social o.O

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    1. Ormai tutto è social, purtroppo. Ormai per essere à la page bisogna essere pronti a stare sul pezzo. Discernere su tutto e tutti. Sembra che sia obbligatorio avere un'opinione su qualsiasi cosa e naturalmente condividerla. I tossici del social poi devono obbligatoriamente traslare la notizia sul proprio vissuto. Un po' come "una volta mio cugino..." :-)

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