giovedì 7 aprile 2016

Michael Swanwick: Gli Dei di Mosca.

In un futuro post apocalittico dal sapore ottocentesco, in cui Internet non esiste più… Darger e Surplus sono due truffatori gentiluomini: Darger è un malinconico amante dei libri antichi; Surplus un cane geneticamente modificato per comportarsi come un uomo. Con l’inganno si sono uniti alla carovana dell’ambasciatore di Bisanzio per raggiungere sani e salvi Mosca, dove intendono dare vita a una truffa ai danni del Duca. Però il Duca non è un personaggio così facile da avvicinare, nonostante il dono che gli stanno portando: sette donne bellissime, create solo per soddisfarlo. Darger e Surplus si troveranno nel mezzo di una rete di intrighi tra fanatici religiosi, politici affamati di potere, macchine viventi che odiano il genere umano e perfino Lenin ritornato ad arringare le folle. Riusciranno i due truffatori gentiluomini a cavarsela? 

Dare una definizione di che genere di romanzo sia Gli Dei di Mosca è un'impresa faticosa. La prima cosa che viene in mente è sicuramente la fantascienza post apocalittica e su questo credo sia impossibile essere in disaccordo. Però dentro c'è dello steampunk in dosi da cavallo, un pizzico di horror qua e là, giusto per dare quel sapore sanguigno e, oibò, anche un leggero accenno di erotismo, ma proprio leggero eh, quasi casto, per un tocco esotico che non guasta mai. E poi, pensandoci bene, la trama non si discosta molto dalle classiche storie di spie.
Ricapitolando, Gli Dei di Mosca è una spy story steampunk di fantascienza post apocalittica con elementi horror e spunti erotici.
Detta così sembra un brutto pasticcio.
Ma non lo è, perché Michael Swanwick confeziona un romanzo godibilissimo in cui i tanti elementi s'incastrano alla perfezione spianando la strada verso una lettura fluida e divertente.
Un romanzo che può essere semplice intrattenimento ma che, visto in chiave allegorica, si rivela come una dura critica alla società odierna e alla sua crisi di valori. Una società in cui la cosiddetta élite e la borghesia non sono così rispettabili come appaiono, ma addirittura più egoisti, ingordi, avidi e criminali dei criminali stessi. Un mondo obnubilato dalle droghe, in cui il popolo dimostra di essere sempre più un gregge in balia di pastori dalla moralità tutt'altro che immacolata. Persone facilmente manipolabili, il cui unico obiettivo è quello di soddisfare i propri vizi e le proprie ossessioni. Un'opera trasversale che piacerà ai cultori della letteratura di genere che hanno voglia d'assaporare qualcosa di diverso ma che comunque non si allontani dal classico. Che non sia troppo weird, insomma! Quelli che non hanno mai intrapreso questo percorso, con Gli Dei di Mosca troveranno un buon viatico. Poi spetterà a loro decidere se intraprendere il cammino verso un modo, quello steampunk, che ha ancora molto da dire. Invece per i veterani di questi sentieri, l'opportunità di scoprire un autore che ha già dimostrato di avere classe ma che è ancora poco conosciuto in Italia.

L'autore: Michael Swanwick ha iniziato la sua carriera di scrittore nei primi anni ottanta. Nel corso degli anni ha ricevuto numerosi premi tra cui un premio Nebula come miglior romanzo. Tra le sue opere più note si ricorda anche un racconto apparso nella raccolta La notte che bruciammo Chrome scritto a quattro mani con William Gibson, Duello (Dogfight, 1985). Nel suo romanzo Jack Faust (inedito in Italiano), l'autore rivede in chiave fantascientifica il popolare racconto tedesco Faust. Nei suoi romanzi, Swanwick spazia dal fantasy alla fantascienza, passando per sottogeneri come il New Weird e lo steampunk.

4 commenti:

  1. Una delle caratteristiche di Swanwick è proprio quella di riuscire a spaziare e a combinare le caratteristiche di vari generi in un unico melange. Non sempre riesce a creare una buona amalgama, in questo caso però si.

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    1. Non lo conoscevo,mi è piaciuto e mi piacerebbe leggere altro. Consigli?

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  2. Questo titolo mi aveva incuriosito, qui trovo conferme e dunque aggiungo alla lista! In genere il "melange" mi aggrada, ovviamente deve essere ben congegnato.

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    1. Se mal congegnato il melange diventa un pasticciaccio. In Vaporteppa ci sono un sacco di titoli curiosi e, devo dire, anche "audaci"!

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