venerdì 13 maggio 2016

Andrea Valentini: Venom. Metallo Nero (1979-1982).

Newcastle Upon Tyne, Regno Unito, 1979: cantieri navali, miniere di carbone, crisi economica. E rock. Duro, potente, nero, diabolico, la musica più estrema mai sentita sinora. I suoi alfieri sono i Venom, i padri putativi del famigerato black metal, ispiratori di una pletora di band destinate a cambiare lo scenario dell’heavy più oltranzista. Questa è la cronaca di una manciata di anni (1979-1982) in cui i Venom hanno davvero cambiato il mondo – o, almeno, una sua piccola parte – inventando un genere musicale e creando le basi per un intero movimento underground con due album che sono ormai considerati vere e proprie icone da musicisti e appassionati di ogni dove, dal freddo Nord Europa al Sudamerica. Satanici, incontenibili, malvagi, mitologici, pacchiani, cialtroni, sbruffoni, ruspanti, grezzi, selvaggi e inarrestabili: per molti, Cronos (basso e voce), Abaddon (batteria) e Mantas (chitarra) sono stati tutto questo. Ma hanno soprattutto dato vita a una leggenda, tanto che l’impronta dei loro dischi Welcome To Hell e Black Metal, così come della loro estetica eccessiva a base di cuoio, borchie e catene, è ormai parte integrante del DNA del metal. La storia dei primi anni dei Venom è un gigantesco calderone di contraddizioni, versioni divergenti e pura epica heavy. In pratica, la materia con cui si forgiano i racconti più affascinanti, quelli che ti cambiano la vita. E i Venom hanno rivoluzionato la vita di molti.

Premessa
Il libro di Andrea Valentini è molto bello e se amate l'heavy metal dovete assolutamente leggerlo. Quello che segue c'entra poco o nulla con Metallo Nero. Si tratta solo di un resoconto soggettivo che però penso renda molto bene l'atmosfera che si respirava in quegli anni. Anni in cui bastava che tre ragazzi inglesi, quasi per gioco, mettessero su un gruppo rock e, per distinguersi dagli altri, decidessero di suonare e urlare più forte che potevano farcendo il tutto con testi volgari e blasfemi, per sconvolgere e cambiare la vita di molte persone e un intero genere musicale.


Paura.
I Venom facevano paura.
E pensare che quando noi, manipolo di sbarbatelli da oratorio, venimmo a sapere della loro esistenza, poco prima della metà degli anni ottanta, i tre di Newcastle avevano già imboccato la strada verso l'oblio. Ma non i loro primi tre dischi. Sì ho scritto tre, perché oltre alle due malefiche pietre miliari di cui si parla nel libro di Valentini, aggiungo a mio personale parere At War With Satan, uscito nel 1983.
Comunque sia, in un epoca in cui le informazioni non viaggiavano alla velocità odierna e, soprattutto nelle piccole città, le notizie giungevano quasi sempre tramite un passaparola di seconda, terza o anche quarta mano, i Venom diventarono una specie di oscura leggenda maledetta. Non avendo soldi per le rarissime riviste specializzate e tantomeno per i dischi, il ragazzino medio era costretto ad affidarsi all'insana (per l'industria discografica) pratica dell'allora famigerato tape trading, comunemente chiamato: duplicazione di cassette. La qualità delle registrazioni originali su nastro era ancora passabile, come accettabile era la copia fatta da un originale, meglio se dal vinile. Ma se la cassetta che avevi tra le mani era già la copia di una copia o addirittura la copia della copia della copia, allora sì che imparavi che cosa volesse dire avere le orecchie che sanguinano.
Quindi, tornando ai nostri sbarbini freschi di catechismo, immaginateli alle prese con una di queste cassette con una copertina che sgranava un rosario di titoli blasfemi come Sons of Satan, Welcome to Hell, One Thousand Days in Sodom e In League With Satan. A questo aggiungiamo tutto quello che era il sentito dire: durante i concerti fanno messe nere e succedono cose strane, le canzoni contengono messaggi nascosti che se ascoltati a lungo ti fanno diventare pazzo. Ma il mio preferito era: dicono che non bisogna ascoltare i dischi dei Venom a mezzanotte. Il perché non l'ho mai saputo. E poi c'erano le storie: un amico di un mio amico mentre ascoltava Welcome To Hell ha sentito una voce che lo chiamava ed era solo in casa; a mio cugino una volta s'è incantato il disco sulla parola Satan e non riusciva più a spegnere il giradischi.
Con simili credenziali, a cui credevamo ciecamente, era impossibile non cacarsi sotto al solo sentir pronunciare la parola Venom.
Fu con questo imprintig che giungemmo al tanto temuto battesimo sonoro. Fu anche difficile trovare il fornitore dell'impianto audio. Nessuno voleva prestare il suo: io quella roba, nel mio stereo non ce la metto. E se poi mi ritrovo con uno stereo posseduto? O peggio, se me lo fonde?
(S)Fortunatamente tra di noi c'era chi non beveva a cuor leggero certe dicerie e così un coraggioso offrì il suo radiolone per la causa. Ma si guardò bene dal proporre di utilizzare il suo prezioso impianto Technics.
Quello che finalmente riuscimmo ad ascoltare, in un freddo pomeriggio primaverile (mica eravamo
così scemi da farlo di notte!), ce lo ricordiamo ancora tutti molto bene, nonostante siano passati molti anni. In primis, il fruscio. Ragazzi, sembrava che in quel nastro avessero registrato una tormenta. Fioccarono i primi sarcastici commenti, ma quando dopo qualche secondo, iniziò la musica, tutti tacquero. Quello che stavamo ascoltando non era il rumore di una tempesta: era il suono prodotto da un girone infernale. C'era un accozzaglia di quelli che avrebbero dovuto essere strumenti musicali che produceva una cacofonia indefinibile sulla quale, un invasato o forse un posseduto, urlava frasi che ci risultavano assolutamente incomprensibili ma che avevano comunque un qualcosa di malato.
Quando Sons Of Satan, il primo pezzo di Welcome To Hell terminò, qualcuno schiacciò il tasto stop.
L'unica cosa che l'unico a cui non si seccò la bocca, ebbe il coraggio di dire dopo l'ìniziale attimo di smarrimento fu: porca t***a!
Non so se quello che provarono gli altri fu quello che provai io: un misto di paura ed eccitazione. Il fascino malato nell'ascoltare un qualcosa che tutti ci avrebbero proibito se solo avessero saputo che cos'era. La sensazione di aver aperto una porta che non avrebbe dovuto essere aperta (uno dei Seven Gates Of Hell?), perché quella era musica maledetta e le blasfeme giaculatorie di Cronos forse ci avrebbero condannato per l'eternità.
Ah, la beata ingenuità di un tredicenne.
Così tra entusiasmo e fifa, trascorremmo un intero pomeriggio a scoprire i Venom.
Se sommiamo la qualità inesistente della duplicazione alla già non eccelsa produzione dei loro dischi, quello che avevamo ascoltato non si scostava molto dalla definizione di rumore.
Ma era un rumore che ci piaceva dannatamente! E' proprio il caso di dirlo.
La cosa più importante fu che sopravvivemmo tutti e non capitarono cose strane. O così credemmo fino a un paio di giorni dopo, quando c'incontrammo nuovamente. Quello che ci disse il proprietario del radiolone, ci fece correre più di un brivido lungo la schiena: Oh, sapete una cosa? La radio. Dopo che abbiamo ascoltato quei c***o di Venom non sono più riuscito a farla funzionare. E' praticamente morta.
I Venom facevano paura.


Postilla.
I Venom erano semplicemente dei ragazzi che volevano divertirsi facendo del gran casino, bere e rimorchiare. L'occultismo e il satanismo erano solamente di facciata e usati per sconvolgere i benpensanti. D'altronde mai nessuno prima di loro era stato così sfacciato nel decantare lodi al maligno e, alla luce dei fatti, non è un 'eresia affermare che l'attitudine dei Venom era prettamente Punk. A differenza di altre formazioni musicali che avevano nel satanismo una filosofia di vita e quindi lo trattavano come materia di studio, per i tre di Newcastle tutto questo si riduceva a pura goliardia. Cosa che irritava e non poco chi prendeva seriamente certi argomenti.
Tutto questo noi non lo sapevamo. Noi credevamo che i Venom fossero roba seria e pericolosa.
Ed era proprio questo a renderli così affascinanti.

Andrea Valentini: Venom. Metallo Nero (1979-1982)
Casa Editrice: Tsunami
Anno di Pubblicazione: 2015
Collana: Gli uragani
Edizione Cartacea: 224 pagine.

6 commenti:

  1. Ricordo le dicerie sui Venom, tra parentesi in quel periodo le stesse dicerie giravano per tutti o quasi i gruppi Metal "seri".
    Bei tempo in fondo, eravamo tutti molto più ingenui.

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  2. L'ingenuità ammantava le cose di un fascino misterioso e le rendeva più "saportite". Anche con la letteratura era la stessa cosa, specialmente quella di genere, Lovecraft su tutti. Un po' per la carenza di edizioni che rendevano le sue opere introvabili, un po' perché erano letture "proibite", quando riuscivi a metterci le mani sopra era una vera goduria!

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  3. Mi son fatta belle risate! XD
    Nonostante praticassi il tape trading (qui da me detto: "mi fai una cassettina?") non sono mai entrata in possesso di detto rumore :O Immagino però l'esperienza che passasti in quel pomeriggio XD Poi si cresce strani... e ci credo ahahahah!

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  4. Ho adorato i Venom, li ho visti dal vivo tre volte nel loro momento migliore con formazione originale (Cronos, Mantas, Abbadon, la triade!) e ancor oggi ascolto i loro primi tre album (sì, anche a me piace molto At War With Satan, accusato all'epoca di essere troppo... prog!!! ^______^)
    Erano davvero troppo simpatici e hanno contribuito a unire due categorie di persone che, più o meno fino a quel momento, si odiavano: i punk e i metallari. Volavano botte, mica da ridere! Io arrivavo dal punk, quindi di roba estrema (anche ben più estrema dei Venom: avete mai sentito Hear Nothing See Nothing Say Nothing dei Discharge, uscito nello stesso anno di Black Metal? Oppure il primo album dei Meat Puppets? O i Million of Dead Cops? Per dire...) ne ascoltavo e musicalmente non furono chissà quale rivoluzione, ma il solo fatto di poter assistere insieme, punk, skins e metallari, a un concerto senza menarsi per me era una specie di sogno che si realizzava! :)
    Poi il fatto che il titolo del loro meraviglioso secondo album sia stato scelto per denominare il genere più estremo del metal ad oggi (e che, ideologie politiche a parte, musicalmente mi piace moltissimo) me li fa amare ancora di più!
    Esistono ancora, i Venom, con solo Cronos della formazione originaria e ora fanno pur e semplice punk e lo fanno maledettamente bene!
    Ciao.

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  5. Oh ma che meraviglia! E che fortuna aver potuto assistere ad un loro concerto! Effettivamente di musica estrema all'epoca ce n'era già parecchia ma i Venom sono stati dei furboni e hanno saputo vendersi molto bene millantando concerti (mai fatti) in cui le esplosioni e il rumore erano ad un tale livello che nessuno se la sentiva di farli suonare! E poi dai, uno strillo come "ho fatto la guerra del Vietnam ma il posto dove ho avuto più paura è stato a un concerto dei Venom" è semplicemente geniale!
    Il buon Cronos ha fatto uscire un disco poco tempo fa e non è affatto male.
    Erano tempi belli ma a loro modo duri, non erano rare le botte tra punk e metallari. Ma anche il solo appartenere ad una delle due categorie era un rischio.
    Io me le sono prese un paio di volte da qualche paninaro!
    Grazie del bellissimo commento!!!!

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