venerdì 20 maggio 2016

Sul Salone del Libro e di come sia cambiato il nostro rapporto dopo lunghi anni felici.

Un buon motivo per stare a casa.
Non vado al Salone del Libro da oltre dieci anni.
Le ultime volte sono state delle toccata e fuga, giusto il tempo necessario a svuotare il portafogli e riempire lo zaino.
Le prime, invece erano tutt'altra storia: andavo alle presentazioni e agli incontri con gli autori, trascorrendo l'intera giornata al Lingotto.
Cos'è cambiato? Non il Salone, che è sempre lo stesso.
Io di sicuro. Trovo gli incontri con gli autori maledettamente noiosi. In alcuni casi sono delle autocelebrazioni al limite dell'imbarazzante, in altre sono così sciape e tristi che dopo qualche ora ricordo nulla. E siccome non m'interessa possedere una copia firmata, sinceramente non capisco chi si accolla ore di coda per avere uno scarabocchio al limite del comprensibile sul frontespizio, da tempo immemore diserto tali eventi.
D'altronde sono uno che non apprezza il profumo della carta. Ma sinceramente, la carta profuma? A me sembra che puzzi...
Ma sto divagando.
Quindi raramente bazzico simili eventi mondani, a meno che l'autore sia davvero un tipo interessante e abbia qualcosa da dire oltre al fatto che il suo ultimo romanzo sia il suo lavoro migliore e il frutto di un lungo e accurato lavoro di ricerca. Ma sono casi rari.
Comunque, messa da parte la mia idiosincrasia verso questo tipo di manifestazione, andavo al Salone armato di una lunga lista della spesa che, puntualmente, non riuscivo a spuntare oltre la metà, a causa di un budget non proprio illimitato.
Poi ho iniziato a fare qualche riflessione.
Andare al Salone costa! All'inizio andavo in treno, poi per motivi di comodità di orari ho preferito l'auto. Fatti due conti, tra carburante, parcheggio e biglietto d'ingresso la spesa non è indifferente.
Non ci sono particolari sconti fiera o promozioni (a parte qualche piccolo editore illuminato), quindi perché pagare un biglietto d'ingresso per nulla economico? Questa è una domanda che mi sono sempre posto per tutte le fiere. Perché devo pagare per andare a comprare qualcosa? O anche solo per partecipare a un evento che, tolti tutti i fronzoli, si riduce a essere un centro commerciale?
Infine, m'interessa davvero andare a sentire l'ennesima presentazione d'aria fritta?
L'unica obiezione era che comunque avrei potuto conoscere piccole case editrici e avere quelle che già conosco tutte radunate in un posto solo. Poi mi sono ricordato dell'Internetto e il dubbio è svanito come Nosferatu al sorgere del sole.
Sì ma con la lista della spesa, come avrei fatto? Semplice, avrei reso un uomo felice, il proprietario della mia libreria preferita, consegnandola direttamente a lui e dicendogli semplicemente: puoi ordinarmeli, per favore? E lui avrebbe appeso la mia foto in negozio ricordando ai suoi figli che è anche grazie a quel brutto ceffo che un giorno sarebbero andati all'università.
E con le spese risparmiate evitando la trasferta in quel di Torino, avrei potuto aggiungere qualche tomo al già lungo elenco.
Inutile dire che il verdetto fu: è stato bello ma ora è finita. Se vuoi restiamo amici.

Poi arrivò il Male: Il Grande Satana Amazon e la sua bolgia di demoni capitanati dal terrificante divoratore di carta, il comandante Kindle. Ma questa, come si suol dire, è un'altra storia.

 
Photo Credit: LingottoFiere.

17 commenti:

  1. Sai, Diego, che da una parte hai ragione?
    Si paga il biglietto d'ingresso e si spennde per il viaggio e i libri. Risparmiando i soldi per le prime di cose escono senz'alttro più libri.
    Io, però, se non vvado al salone vado in crisi di astinenza :))
    Porto i soldi contati e niente bancomat, ok, altrimenti lascio dietro le spalle perchè si staccano.
    Non vado a sentire i dibattiti perchè o l'orario mi è scomodo, o non mi interessano e quando mi interessano come quello dello scorso anno di Gianrico Carofiglio non ho potuto entrare.
    Diciamo che vado al mercato. Sì, questo si può dire. Vado al mercato gironzolando praticamente quasi sempre tra gli stand di editrici piccole e sconosciute. Magari è anche possibile parlare con gli autori, chiacchierare, farsi fare l'autografi, questo anche :))
    Di certo non vado con la lista. Quando sono là, fiuto e seguo le tracce come un cane da caccia. Qualcosa di particolare che mi interessa lo trovo sempre. Poi, se l'autore mi piace, ibs forever ma devo rimpnguare il mio fondo-lettura ed è un'altra storia :)))
    Ciao

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Guarda, da quando c'è Amazon, non esco più di casa! Altro che Salone del Libro. Per non parlare del Kindle, ormai il 90% dei miei acquisti è in digitale. Al cartaceo rimando solo i libri illustrati, come quelli di Daverio o alle Graphic Novels. L'ultima volta che sono andato al Salone ho preso solo un libro e mi sono segnato quelli più interessanti per prenderli poi scontati su Amazon...
      Purtroppo e specialmente in tristi tempi come questi, il fattore economico non è trascurabile...

      Elimina
    2. Indubbio il fattore economico infatti io faccio il gruzzolino poco per volta... ma nn dico a io marito quanto ho speso ahhahahaha gli uomini non lo devono mai sapere ihihihiihiiihihi

      ebook, non mi sono ancora decisa

      Elimina
    3. Poveri noi mariti, sempre all'oscuro delle vostre manovre per sbizzarrirvi con le vostre mani bucate!

      Elimina
  2. Urka mi sembra di leggere il mio stesso pensiero. L'unica diversità che io continuo a leggere libri di carta
    Buona serata

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi fa piacere non essere l'unico brontolone! :-) Per il resto, carta o digitale, basta che si legga!
      Buona settimana!

      Elimina
  3. Il fattore economico, purtroppo, oggi come oggi conta. Io preferisco ancora il cartaceo per meri motivi di collezionismo, però ti do ragione sul fatto che quando si entra in libreria per questioni di denaro non si riesce mai ad acquistare tutti i libri che si vorrebbe.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Oltre al fattore economico, purtroppo si aggiungono problemi logistici: non ho più spazio in casa. In cantina avevo scatoloni pieni di libri e fumetti e mi piangeva il cuore saperli laggiù soli, soletti. Così li ho regalati...

      Elimina
  4. Per me è stato lavoro. Prima ci andavo con l'entusiasmo dei miei 25 anni, poi ho conosciuto Baricco ma quella è un'altra storia. Posso solo notare che quest'ultima edizione era molto vivibile e questo perchè l'afflusso di pubblico era sensibilmente calato. Per alla fine solo un'occasione per chiacchierare con colleghi scribacchini e sacrosanti lettori che fanno si che io possa continuare a occupare spazio (poco e per poco) sugli scaffali!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Per un autore il discorso cambia. Come dici tu è lavoro e promozione delle proprie fatiche. Il mio è un discorso anche caratteriale. In certe occasioni sono proprio lo stereotipo del Piemontese, scorbutico, brontolone e bogianen!

      Elimina
  5. Come eri al Salone? Io c'ero il venerdì... accidenti! :)
    Comunque, i libri sugli scaffali (a casa nostra) restano. NNon li do mai via anche se dovrei fregare una stanza al vicino....:)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io ho anche il problema degli scaffali pieni... :-(

      Elimina
  6. Ed ero allo stand della Frilli proprio venerdì pomeriggio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fatto bella spesa da frilli ma al mattino uff

      Elimina
  7. Risposte
    1. Lusingato, accetto molto volentieri. E ti ringrazio di cuore!
      Ma si possono nominare anche blog già Nominati? E io che non ti ho messo perché l'avevano già fatto altri...
      Ma che stordito, Mea culpa!

      Elimina
    2. Ma ci mancherebbe, tranquillo, poi i tecnicismi del premio sinceramente non li conosco e non penso siano molto vincolanti, l'importante è mantenere lo spirito giusto :)

      Elimina