giovedì 14 luglio 2016

Federico Russo: Blestemat: Strigoi, Rumeni e Maledizioni.

Alessandro vive a casa coi genitori, non ha un lavoro e la sua ragazza gli fa le corna. La sola prospettiva nella sua vita è di laurearsi fuori corso in Filosofia e finire a fare il cassiere al supermercato. Ma potrebbe andare peggio: quando insieme a un amico incontra in un casolare abbandonato due belle rumene conosciute su Facebook, la sua vita di merda ha una svolta inaspettata. In fuga nelle campagne pugliesi, tra ulivi e masserie, Alessandro affronta streghe in grado di portare sfiga con la sola forza di volontà e finisce nel mezzo del mondo nascosto del sovrannaturale slavo. Armato del proprio umorismo nero per sdrammatizzare i disastri e con l’aiuto di un giovane macellaio rumeno dall’italiano non proprio impeccabile, Alessandro dovrà aprirsi la strada verso la salvezza a colpi di ferro da cantiere appuntito e bottiglia rotta. 

Blestemat è un romanzo breve e come tale si legge velocemente. Non fa una grinza. In realtà lo si divora poiché tanta è la bravura di Federico Russo nel confezionare un racconto che non concede tregua al lettore già dalle prime pagine. Da subito il lettore precipita nelle strampalate e rocambolesche vicissitudini di Alessandro, vissute nell'arco di un'incredibile notte che porterà i protagonisti, ai quali l'aggettivo strani veste molto stretto, a vivere situazioni degne del personaggio creato da Ponson du Terrail.
Mescolare horror, weird e un pizzico di pulp (ho trovato alcune scene e alcuni dialoghi molto tarantiniani) cucinando un pastiche non pasticciato, non è affatto semplice. Il rischio di proporre ai commensali un minestrone indigesto è molto alto, a meno che il cuoco sappia fare bene il suo mestiere. E questo è il caso di Federico Russo che cucina sapientemente tutti gli ingredienti e porta in tavola un piatto decisamente gustoso. Anche la porzione è perfetta, nonostante sia un romanzo breve il lettore rimane satollo al punto giusto, senza languorini residui o con la brutta sensazione d'avere ancora fame.
La fusione delle tradizioni pugliesi e rumene, scaraventata in situazioni a dir poco grottesche o paradossali può apparire dall'esterno come un azzardo e sintomo di follia. Ed è sicuramente così ma si tratta di una pazzia che non può non piacere perché è geniale, lucida e coraggiosa.
Non penso serva altro per invogliarvi nell'immersione in questa lettura ad alto tasso di divertimento.

8 commenti:

  1. Infatti mi hai incuriosito, come sai, credo molto in una forma di horror all'interno del quale confluiscano pulp e folklore locale. In questo caso non solo ci entrano dentro le tradizioni italiane ma anche quelle rumene. Un vero esempio di globalizzazione dell'horror.
    Una strada da seguire secondo me.

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    1. Anche secondo me. L'unico problema è che il sentiero sembra essere un po' impervio e solo qualche coraggioso come Federico ci si addentra.

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  2. Non ho mai affrontato un romanzo del genere. Ora sono curioso.

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  3. A me è piaciuto molto e mi ha fatto divertire. Una lettura "leggera", ideale per questo periodo

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  4. L'ho annotato, penso che mi piacerà parecchio *__* Vaporteppa sta facendo belle cose!

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    1. Vaporteppa spacca! :-) Ultimamente ne sto leggendo parecchi e tra tutti quelli che ho letto ne ho trovato solo uno che ha deluso un po' le mia apettative.

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  5. Bellissime riflessioni, mi sento lusingatissimo da questa recensione! :) Spero che la lettura soddisfi anche gli altri.
    Grazie per la fiducia!

    P.S. Massimo Russo è un bel nome, purtroppo però mi chiamo Federico Russo. xD

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    1. Ciao Federico, ti chiedo umilmente scusa. Ho provveduto a correggere l'erroraccio (non oso chiamarlo refuso perché è davvero grave). Scusami ancora e grazie per il commento e le belle parole nonostante la mia approssimazione...

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