mercoledì 21 settembre 2016

Un post un po' triste.

Ascoltare i Type O Negative e uscirne indenni non è semplice. Complice l'ascolto del loro disco più cupo e nichilista (World Coming Down), i pensieri che affiorano non sono dei più allegri. 
Non potrebbe essere altrimenti, se si ascolta un album il cui singolo di punta s'intitola Everything Dies...

All things must pass, cantava George Harrison. Tutte le cose, prima o poi, finiscono e bisogna passare oltre. Ma il buon George era un ottimista e chiosava che comunque il sole sorge tutti i giorni e porta con sé nuove cose. Uno che invece aveva chiuso l'ottimismo in un cassetto per poi ingoiarne la chiave era Peter Steele, che con i suoi Type O Negative cantava semplicemente che tutto muore. E basta.
Lungi da me lanciarmi in un triste soliloquio sulla caducità delle umane cose, ma ultimamente, in modo devo dire alquanto sereno, malinconico ma sereno, sto constatando che, per citare nuovamente il grande Peter, il mio mondo sta crollando.
In questi giorni è venuto a mancare l'ex bibliotecario della mia città. Una persona come poche, che aveva ancora degli ideali che cercava di portare avanti con costanza e coerenza. Ormai in pensione, continuava a essere la persona gentile che sedeva dietro la scrivania della biblioteca. Se l'avevi frequentata, anche solo per poco tempo, e per caso dopo svariati anni lo incontravi per strada lui ti salutava. Sempre per primo. Mentre tu titubavi nel dubbio del lo saluto o no, sono passati oltre vent'anni dall'ultima volta che ho messo piede in biblioteca, lui ti aveva già salutato con un sorriso solo accennato perché altrimenti gli sarebbe caduta la pipa.
Frequentando quasi quotidianamente la biblioteca, fino al termine degli studi, la sua discreta presenza è stata un piccolo tassello della mia vita e di quella di centinaia di ragazzi della mia generazione. Per questo motivo, il cordoglio suscitato dal sua scomparsa è stato profondo, anche da parte di chi non lo conosceva bene ma solo per il suo lavoro. Lontano dalla retorica buonista che solitamente in queste occasioni rende tutti santi anche chi in vita di santo ha avuto ben poco, in questo caso gli elogi sono stati tutti sinceri e meritati.
Non è la prima persona che ha fatto parte della mia vita ad andarsene e purtroppo non sarà l'ultima. A meno che il fato (o chi per esso) decida in tempi brevi che il mio compito su questa terra sia giunto all'epilogo e quindi sia io il primo a togliere il disturbo. In questi anni altre persone, alcune di esse dei veri e propri personaggi, che in modo diretto o indiretto hanno contribuito a scrivere la storia della mia vita, sono passati oltre. 
Molto più prosaicamente, se allarghiamo il cerchio dalla quotidianità e ne aumentiamo il raggio,
passiamo dalle persone che ci sono più vicine ai semplici conoscenti fino ad arrivare a quelle persone che non abbiamo mai conosciuto ma che hanno contribuito, alcune volte anche in maniera significativa, a farci diventare quello che siamo. E anche se ci hanno solamente accompagnato per un breve tratto, hanno comunque fatto parte delle nostre vite. Sto parlando dei personaggi del mondo della musica e dello spettacolo e, perché no, anche dello sport.
In questi anni è stata una vera ecatombe. Certo, non è paragonabile la perdita di un cantante a quella di un amico e su questo non ci sono dubbi. Sono due piani diversi, ma entrambi hanno contribuito, con le giuste proporzioni, a farci essere quello che siamo. Un esempio? Bud Spencer. Chi, tra quelli che sono cresciuti con i suoi film, non è stato toccato dalla sua morte? E in quanti hanno pensato che con lui se ne sia andata una parte della propria infanzia? Una parte a suo modo importante.
Potrò sembrare immaturo e fuori tempo massimo, ma la dipartita di Lou Reed mi ha fatto male. Come quella di David Bowie, di cui non posso dire di essere un fan tout court, ma che ha contribuito e non poco a incidere la colonna sonora della mia vita.
Come se in un ipotetico puzzle in cui è raffigurata la storia della mia vita, iniziassero a mancare delle tessere. Le tessere più grandi, che abbracciano gli affetti più cari, dai famigliari agli amici più intimi e le tessere più piccole che rappresentano persone e personaggi che hanno, in un modo o nell'altro, incrociato la mia esistenza e hanno lasciato un segno.
Il numero di pezzi che gradualmente stanno scomparendo aumenta vertiginosamente e non vedo chi possa sostituirli. E anche se ci fosse un loro degno erede a livello artistico (cosa che purtroppo in questi tempi mediocri trovo ardua) o umano, non potrebbe mai prendere il loro posto in quello che hanno rappresentato per me. E' semplicemente impossibile.

Il tempo passa, non guarda in faccia nessuno e sta facendo crollare il mio mondo.

8 commenti:

  1. Bel Post Diego. Il passaggio dedicato al vecchio bibliotecario è di una delicatezza commovente.

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  2. Tra tutte le morti "pubbliche" inutile dire che per me che ero bambino nei seventies quella di Bud Spencer mi ha colpito più delle altre, forse perché assieme a lui se ne è andato via per sempre anche un altro pezzo di quel mondo che mi aveva formato. Venendo a quella del vecchio bibliotecario io credo che se lo ricordi così in questo modo vuol dire che la sua vita è stata ben spesa perché ha contribuito a formare parte del TUO mondo.
    Un abbraccio.

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    1. Grazie Nick, hai centrato il punto. Il mondo che ha formato noi di una certa età, poco alla volta se ne sta andando. Logicamente non se ne fa una tragedia, ma a pensarci si scatenano inevitabilemte una serie di ricordi di un tempo a cui guardiamo con nostalgia. Nel caso di Bud la prima cosa che mi è venuta in mente sono state le domeniche pomeriggio trascorse al cinema con mio padre a goderci le scazzottate, con lui che rideva più forte di me.

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  3. E la malinconia ora l'hai fatta venire anche a me...
    quanto li ho amati i personaggi che hai citato...
    Nel mio cuore però un posto l'avranno sempre

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    1. Con l'autunno arriva puntuale la malinconia. E il clima, qui da noi, riesce a enfatizzarla ancora di più. E trovo che si più che logico portare questi personaggi nel cuore, perché sono parte del nostro vissuto. Penso che fermarsi ogni tanto a ricordarli sia il modo migliore per ringraziarli per quello che ci hanno dato. Per poi continuare ad andare avanti con quello che la vita ha ancora da offrirci.

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  4. Diego, ma che davvero sei VECCHIO come me???... Sarà anche per questo, allora, che sento sintonia col tuo modo di sentire, se non sempre sui gusti. In questo caso anche una parte di gust la condivido con te, visto che i Type li adoro fin dal primo album (con quell'elegantissimo titolo!) e sono felice di averli visti dal vivo prima che... che fosse impossibile vederli dal vivo :( Anzi, seguivo addirittura i Carnivore, nome orrendo per una band per me musicalmente strepitosa e, sempre e solo musicalmente, da rivalutare e riscoprire. Quello che ti sta succedendo ovviamente - "ovviamente" per l'età mia e dei miei "miti" e delle persone che conosco - sta succedendo esattamente anche a me e non c'è quasi giorno che non ricordi quant'era sconvolto mio padre quando aveva all'incirca l'età che ho io adesso (56) e sconsolato diceva: "Ma... stanno morendo tutti..." e io allora non lo capivo, perché molti dei suoi "miti" non lo erano per me, o non tanto quanto lo erano per lui. Questa cosa dello "stanno piano piano andandosene tutti" è, lo sappiamo bene, la cosa più naturale del mondo, anzi della vita. Ciò non toglie che abituarcisi non ci si abitua proprio mai. (Meno male?)
    Parrà sciocco, ma io sono ancora in lutto per la perdita di Bowie che per certi versi, in certi casi e in talune situazioni - vi prego non scandalizzatevi (troppo) - per me è stato BEN PIU' di un amico. Amavo amici di cui ora non ricordo quasi il nome, mentre lui, David, anche se non lo sapeva, mi è stato sempre accanto e mi ha aiutato, in un certo qual modo, più di quanto saprà mai.
    Bon, non so bene cosa volevo dire. Magari, di nuovo, un bel "grazie!" anche perché in un momento della mia vita in cui dire che amo poco il mio blog è un eufemismo, però amo il tuo (e non solo, ovvio ^___^). A presto. Orlando

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    1. Ciao Orlando,
      quando Bowie se n'è andato ho letto il tuo post (Can You Hear Me, Major Tom?) e sono rimasto senza parole. Ogni tanto vado a rileggerlo perché oltre alla commozione che continua a generare tutte le volte che lo faccio, trovo che sia bellissimo nella sua sincerità. E' permeato da una sorta di "purezza istintiva" (perdona il termine, ma non so come esprimerlo, altrimenti) che rende le tua parole leggere ma al tempo stesso di una profondità che non è facile riscontrare in rete. Fuori da qualsiasi stucchevole retorica, le tue parole esprimono "semplicemente" lo stato d'animo di chi non ha avuto come compagni di cammino solo gli amici o gli affetti ma anche un artista come David. Chi non ha vissuto, non può capire. Forse sembreremo immaturi agli occhi dei soliti, ma sinceramente chi se ne frega. Noi abbiamo provato emozioni (e lo facciamo tuttora) che loro non hanno mai avuto la fortuna di provare.
      Hai visto i Venom tre volte e anche i TON non te li sei lasciati scappare. Non voglio sapere altro perché sto rosicando come pochi! :-)
      Li ho conosciuti con The Origin of The Feces, titolo che trovo geniale perché oltre a fare il verso a Charles Darwin è un bignami dello Steele pensiero sull'umanità tutta :-) e da allora me ne sono innamorato perdutamente.
      Grazie ancora!

      PS
      Congratulazioni e Auguri!!!!

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