lunedì 23 gennaio 2017

L'amore, la Violenza e tutto il resto.

Questa non è una recensione.
Recensire ora i Baustelle sarebbe inutile.
In questi giorni si è detto tutto e il contrario di tutto, pure troppo. Se tu che leggi sei appassionato di musica allora sai già tutto e io non dovrei essere qui a dirti queste cose. Sarebbe solo una perdita di tempo.
Anche perché ne stanno (ancora) parlando un po' tutti. Bene, oppure male, ma non in modo neutro.
Certo, perché il gruppo di Francesco Bianconi e sodali, non ha mai accettato compromessi: o ti piace in maniera indissolubile oppure preferiresti fare lo scrub al viso con la carta vetro.
Il suono, da sempre pomposo e a tratti barocco, le voci, stupenda quella di Rachele Bastreghi e un particolare misto tra fascino e irritazione quella di Bianconi e infine i testi, a volte criptici ed ermetici, costituiscono la formula di un pop cantautoriale un po'snob (questo va detto) che in Italia non si sentiva da molto tempo. Forse proprio per questo motivo, i Baustelle stanno avendo il meritato successo. E dopo un disco che si avvicina pericolosamente allo status di capolavoro come Amen, si tratta di un successo meritatissimo.
Se non vi piacciono, L'amore e la violenza non vi farà cambiare idea, ma se li amate continuerete a farlo.
Se non li avete mai ascoltati, questo potrebbe essere il disco che fa per voi. Come quando dovete decidere se un piatto vi piace o no: assaggiate e poi decidete. Anche se, ad essere sincero, dovreste andare a recuperare il quasi capolavoro che ho citato poco fa.
Quindi, se questa non è una recensione, che cos'è?
Non è un'esca, un clickbait da quattro soldi.
Vuole essere una mera e un po' triste riflessione sullo stato delle cose nell'internetto.
Vado?
Vado!
La stampa musicale on line è alla canna del gas.
Considerazione forte, lo so. Ma quando leggi dieci recensioni e sono tutte identiche, qualche domanda te la fai.
Anzi, più che una domanda è un'affermazione: hanno copiato pedissequamente il comunicato stampa e non si sono nemmeno degnati di cambiare qualche parola.
Non do la colpa a nessuno e la do a tutti. Perché forse, ripeto forse, il redattore manco è pagato oppure è pagato una miseria e chi glielo fa fare di scrivere un pezzo ex novo? Siano lodati ora e sempre i comunicati stampa. Copia e incolla, un paio di righe di riflessioni standard, farcite di frasi fatte valide per tutte le stagioni e il problema è risolto.
Forse perché nel web 2.0 (a mio avviso una piaga, più che un'opportunità) arrivare sul pezzo per primi è più importate dell'originalità e dell'accuratezza delle cose che scrivo?
Scrivete anche porcate, basta che siate i primi.
Forse perché i lettori non prestano attenzione a quello che leggono, quando e se leggono?
Non parliamo, poi, di senso critico perché chissà dov'è finito. Il problema non è che non ci si fa più domande su quello che si ha sotto gli occhi, il problema è che non si comprende nemmeno quello che si legge.
Stiamo diventando un popolo di analfabeti funzionali.

E qui si apre la voragine, il buco nero, il maelstrom da cui emergono i cosiddetti Leoni da Tastiera che, sono pronto a mettere le mani sul fuoco, appartengono sicuramente alla categoria di personaggi di cui parlavo poco fa. E in alcuni casi non si tratta nemmeno di persone funzionali, ma di analfabeti tout court.
Sono quelli che elargiscono perle come i Baustelle fanno cagare oppure i Baustelle devono crepare, ma ce ne sarebbero anche di più coloriti e originali.
Quello che mi chiedo è: perché?
Perché, se una cosa, un artista, uno scrittore, un film, un libro, un attore, non ti piace, devi insultarlo?
Cosa guadagni, a parte sfogare le tue frustrazioni?
Non ti piacciono i Baustelle? Bene, che problema c'è? Perché perdi tempo (e lo fai perdere a chi ti legge) a insultarli? Lascia perdere e vivi sereno, il mondo è pieno di musica, libri e film che ti possono piacere.

Ho preso i Baustelle come esempio, perché sono stati gli ultimi bersagli in ordine cronologico dei cosiddetti haters, ma sono concetti applicabili a tutti coloro che si espongono. Dall'artista più famoso al blogger di periferia.
Non è certamente il web la causa di questo malessere, quando la rete non c'era, nelle chiacchiere tra amici, il questo gruppo mi fa cacare usciva puntuale e puntuale arrivava la replica con il classico non capisci un cazzo di musica. Poi si ordinava un altro giro e la querelle moriva lì.
Chiacchiere da Bar. E ho detto tutto.
Il web da un lato ha amplificato a dismisura queste chiacchiere ma ha anche amplificato la voglia di fare sterile polemica: di andare di proposito a commentare notizie e post su cose che non piacciono, coprendole d'insulti.
Il motivo, per me, rimane un mistero.

Via, portatemi via
Lontano da qui
Io non voglio più
Soffrire così
Ho perso la fede e la verginità
Buttatemi fuori dal festival

Via, portatemi via
Lontano da qui
Che non voglio più
Cantare così
Ho perso la voce e la tonalità
Vorrei ritirarmi dal festival

Via, portatemi via 
(Baustelle, Eurofestival)

12 commenti:

  1. Mi trovi d'accordo: "la stampa musicale on line è alla canna del gas" e aggiungo, per fortuna che ci sono i blog.
    L'altra faccia della medaglia purtroppo è quella insopportabile degli haters. Ricordo un personaggio che conosco ancora: brindò alla morte di Kurt Cobain. Why? Boh!
    Dei Baustelle preferisco alla lunga la discografia centrale, ma non per questo li insulto.

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    1. Quello degli haters è un mistero che difficilmente troverà soluzione. Forse è dovuto al "semplice" fatto che l'essere umano è fondamentalmente malvagio.
      Dei Baustelle, La Malavita e Amen sono i miei preferiti ai quali aggiungo anche i Mistici dell'Occidente che ha ottimi momenti. Fastasma l'ho apprezzato anche se lo trovo troppo "pomposo". Il nuovo lavoro non mi fa gridare al miracolo ma si mantiene su buoni livelli.
      Ho come l'impressione che si tratti della cosiddetta opera di transizione verso nuove sonorità. Non mi stupirei se il prossimo disco fosse improntato verso l'elettronica.

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  2. Bene o male, l'importante è che se ne parli.
    Se non altro al centro del dibattito per una volta c'è un signor disco di un signor gruppo e chi li insulta non fa altro che dar loro ulteriore visibilità, quindi bene così! :)

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    1. Dal punto di vista del marketing il detto "no news, bad news" è sempre valido. Molti gruppi hanno marciato sulle polemiche e sulla provocazione. Ma quello che mi chiedo è se il commento di un anomimo su FB abbia le stesse potenzialità... Non credo che il commento di cacchiofritto69 che equipara I Baustelle al Falqui possa aumentare le vendite. O sbaglio? :-)

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  3. Scopro di essere fuori dal mondo, non li conosco. Adesso vado a sentirmeli. Grazie Diego.

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    1. Come scrivevo nel post: o t'innamori o ti strappi le orecchie a morsi.
      Fammi sapere! :-)

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  4. Amen e La Malavita per me sono lontani, ma quest'album contiene due, tre pezzi che mi piacciono parecchio.
    Quattro se avessero inserito nell'album anche la bellissima Lili Marleen.
    Ritorno felicissimo!

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    1. Non mi è chiaro il motivo dell'esclusione di Lili Marleen. E pensare che ci sarebbe stata bene nel disco...

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  5. Come per i libri e i film... se qualcosa non piace (sempre che lo si sia fruito davvero, spesso non solo ne dubito ma quasi ne ho certezza) è merda. Tutti critici impegnati.

    "Amanda Lear" è adorabile *__* Rachele una fata e il Bianconi è un signor artista.

    Poi che palle con 'sta fissa dell'album pop (le recensioni fotocopia, sì) come se fosse per forza di cose un sottoprodotto o.O Ma che è 'sta cosa??? Perché tutti ascoltano Ligeti e Berio, come no... Se non sbaglio quest'estate andavano tutti a comandare (mi autocensuro ^_^ stavo per eccedere).

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    1. Ligeti e Berio non so, ma sicuramente Stockhausen.
      Io penso che sia esclusivamente voglia di protagonismo. I famosi 5 minuti di Warhol. Quando tutti parlano bene di qualcosa ce dev'essere il fenomeno che la deve affossare. Ma non argomentando o criticando come sarebbe anche giusto che fosse. Ma con battutacce o insulti. Un modo per salire un attimo sulla cassetta di legno di uno speaker's corner virtuale e farsi notare dalla massa.
      Hai citato il Poeta Rovazzi e io lo (ri)cito con l'unica risposta possibile per questi fenomeni: sai il ca che me ne frega! :-)

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  6. Arrivo su questo blog, splendida realtà la cui estinzione sembra già iniziata qualche tempo fa ma fortunatamente è un processo lento, grazie a un link su Facebook, che, lo vedi, a qualcosa serve.
    Ogni tanto.
    Condivido praticamente ogni parola del tuo post. Da come si è evoluta (o involuta) la critica musicale "da bar", all'inerzia delle recensioni copiaincollate, al "leonismo" da tastiera al dilagante analfabetismo funzionale (che è sempre esistito, ma a cui Facebook ha strappato via la tenda pietosa che lo copriva fino all'altro ieri).
    Restando ai Baustelle, non sono un loro fan incondizionato, ma il disco mi sta piacendo, forse anche perché dentro ci ritrovo tutti i suoni di un album di Battiato di metà anni ottanta.

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  7. Si tratta di una lenta agonia che forse si trasformerà in estinzione, al momento è tutto molto aleatorio! ;-)
    Grazie per essere passato.
    Per quanto riguarda i Baustelle, nei lavori precedenti trovavo molti riferimenti a De André, specialmente nel cantato e in qualche lirica. In questo lavoro invece la fonte d'ispirazione è palese. In alcune parti mi sembra di sentire La Voce Del Padrone. :)

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