venerdì 31 marzo 2017

Una Moda Mai Fuori Moda.

Chissà se i Depeche Mode quando pubblicarono il loro primo pezzo, Photographic, all'interno della compilation Some Bizarre, verso la fine del 1980 immaginavano di raggiungere il successo.
Sicuramente, come tutti i ragazzi che mettono su un gruppo, lo speravano.
Chissà quali espressioni si sarebbero dipinte sui loro imberbi volti, se qualcuno gli avesse detto che non solo avrebbero raggiunto un successo stratosferico, ma che avrebbero addirittura cavalcato la cresta dell'onda anche quarant'anni dopo la loro nascita.
Alti e bassi nella loro lunga carriera ci sono stati. Non essere sempre al massimo è fisiologico, specialmente in un lasso di tempo così ampio. Non puoi essere costantemente a quel livello. Se lo fossi, non saresti un essere umano. E ciò che mi fa propendere per la non umanità dei DM è che anche nei momenti di crisi, lo standard della loro musica non è mai sceso fino alla sufficienza o alla mediocrità. Sono come il compagno di scuola secchione o il genio di turno il cui voto più basso della sua carriera scolastica è un otto. E magari pure lo schifa, mentre tu faresti un patto con satanasso in persona per prenderne almeno uno.
Spirit, il nuovo disco, è qui per dimostrarlo. Anche quando la premiata ditta si limita a fare il compitino, questo è sempre al di sopra degli standard.
Non ci troviamo al cospetto di un capolavoro ma è, al solito, un ottimo disco. Un disco dei DM.
E il primo singolo, Where's The Revolution è già un piccolo classico.

In una serata tra rockettari e quindi poco avvezzi a discernere di pop mainstream, la conversazione è cascata proprio su di loro. Quel giorno usciva il nuovo lavoro e tutti, anche i più intransigenti tra di noi, hanno concordato sul fatto che: questi da quarant'anni non sbagliano un colpo.
Possono non piacere ma converrete con me che nel loro genere non hanno eguali.
Sono unici.
Non sono la persona più attendibile per parlare di Gahan, Gore e Fletcher. Non posso esprimere un giudizio obiettivo, perché quando un gruppo ti piace (tanto), l'imparzialità va a farsi benedire. E anche un disco bruttino magari te lo fai piacere e cerchi di trovare del buono anche dove non c'è. Non che qui sia necessario, per carità.
D'altronde che cosa pretendete da uno che giocava con i soldatini canticchiando Just Can't Get Enough? Da uno che nella diatriba tra Duran Duran e Spandau Ballet, non solo si ergeva a novella Svizzera ma cercava d'imporre la Moda. E veniva prontamente sfanculato.
Nel biennio 83-84, Construction Time Again e Some Great Reward contenevano robetta tipo Everything Counts, People Are People e Master And Servant. Se la giocarono con colossi come Seven And The Ragged Tiger, Arena con un asso pigliatutto come Wild Boys dal lato Duran, True e Parade lato Spandau e non ne uscirono sconfitti.
E poi dice che uno è nostalgico...

Ma allora eri un ragazzino così carino e certi gruppi potevano essere un incidente di percorso. Quanti metallari hanno ammesso che in gioventù, prima di essere folgorati dal sacro verbo del metallo, ancheggiavano con gli Wham! tra spalline alla Robocop e pantaloni con le pinces? Per poi redimersi e nascondere agli amici l'increscioso peccato di gioventù?
Io ero tra quelli e rinnegai immediatamente i miei trascorsi new romantic quando rimasi sconvolto dall'ascolto casuale di un pezzo degli Iron Maiden. Ripudiai immediatamente tutto ciò che suonava anche solo vagamente pop oppure non contenesse una chitarra elettrica distorta a manetta.
Abiurai in nome del metallo i Duran Duran, gli Wham!, i Tears For Fears, i Simple Minds e perfino gli U2 e Bowie, ma non i Depeche Mode.
Su di loro sono sempre stato intransigente e non li ho mai abbandonati anche a costo di essere perculato pesantemente dalla compagnia. Allora la musica era considerata roba seria; a causa dei propri gusti musicali si potevano perdere amicizie, se questi erano considerati non ortodossi. E si potevano prendere anche delle grosse sberle!
Ma i Depeche non li ho mai traditi.
Poi siamo cresciuti e forse maturati. Il passato, da prossimo è diventato remoto e la nostalgia l'ha fatto riaffiorare. Quegli ascolti inconfessabili sono emersi e tornati finalmente alla luce. Durante queste sedute anche i fruitori di suoni generati da schiere infernali con la luna storta hanno confessato che, se non di proprio amore, un'infatuazione per i Depeche Mode c'è sempre stata e continua anche oggi.
Un successo meritato e imperituro che sembra non conoscere fine. Dave Gahan e soci continuano ad essere il gazzettino di una moda che non passa mai di moda.
Chapeau.

P.S.
Dave Gahan... Uno dei pochi a poter dire: io, una volta, sono morto.

6 commenti:

  1. Non posso commentare, essendo una fissata che s'è recuperata tutta la discografia da giovane, non da adolescente!
    Ai tempi delle guerre con gli altri gruppi anni'80 io ascoltavo John Lennon XD Sono arrivata tardivamente a molta musica che si trasmetteva allora (intendo un ascolto "serio", ovvio che "sentivo" le loro canzoni e quelle dei gruppi che citi, eh).
    Ti confesso che di mezzo c'è stato l'approfondimento della classica e l'approdo al jazz, per dire i percorsi che ciascuno compie...
    Parliamo del Live a Berlino? *__*

    Bellissimo, meraviglioso tributo questo post!
    E comunque... Enjoy the silence <3
    https://www.youtube.com/watch?v=-_3dc6X-Iwo

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    1. Grazie Glò!
      Bene o male le canzoni mainstream le sentivamo un po' tutti. Volenti o nolenti. Anche oggi, se disgraziatamente capita di mettere su una radio commerciale ti sorbisci di tutto e di più.
      Logicamente da ragazzino non hai ancora la capacità e forse la voglia di scoprire e cercare. E le cose ti "capitano addosso", allora scatta la scintilla e t'immergi in un mondo nuovo.
      E' d'altronde impossibile stare dietro a tutto anche oggi, figuriamoci a quei tempi in cui era anche difficile rimediare i dischi! Per questo motivo qualcosa tutti l'abbiamo lasciato indietro. Io l'ho fatto con i Judas Priest che pur conoscendoli non li ho mai ascoltati fino a qualche anno fa...
      Sul live a Berlino sono dibattuto: bello ed esaltante da un lato ma un po' "freddo" dall'altro. Forse colpa di una regia (se non ricordo male di Corbijn) un po' standard...

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  2. Beh... DM,inchiniamoci! Gruppo ritengo di una coerenza rara in musica, evolvendo senza snaturarsi. Sebbene possa fregiarmi dell'aggettivo rockettaro sono sempre stato di ascolti eterogenei. Saltavo dagli AC/DC ai Simple Minds (fino a don't you forget about me escluso) dai Maiden ai Tears for Fears, dai Metallica ai Talk Talk ma i Depeche, loro c'erano sempre!

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    1. Ho notato che molti estimatori dei Simple Minds ripudiano don't you forget about me e sinceramente non ho mai capito il perché. E' vero, è distante anni luce dai bellissimi esordi new wave, ma non è poi così malaccio. O sbaglio?

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  3. Anch'io, pur avendo "i miei gruppi preferiti" sono - grazie a Shiva - di larghissimi ascolti e mi ritengo fortunato perché mi godo un sacco, ma veramente un sacco di bella roba. E non butto via niente: le cose che mi piacevano un tempo, mi piacciono ancora e mi piaceranno domani.
    I DM li seguo dal loro primo singolo, che all'epoca non amai granché, ma aveva quel "qualcosa" che mi stimolò a non gettarli subito via come "robetta". Feci bene, perché si dimostrarono un'ottima band, perfetta sintesi tra elettronica dark e pop leggero, ma sempre intelligente e mai fatto tanto per fare. Ci sono alcuni loro album che amo di più, ma concordo sul fatto che quando fanno "male" arrivano comunque al'8 (altro che "sufficienza"!).
    Questo nuovo album ha avuto bisogno di tre ascolti per "prendermi" come si deve: dal terzo ascolto in poi è stato amore. Non sarà il loro capolavoro, ma avercene!
    Un caro saluto.

    p.s. Fabrizio Borgio ha citato i grandissimi Talk Talk... no ma, dico, a parte "Such a Shame" e "It's My Life" (grandi brani comunque), avete presente The Colour of Spring, Spirit of Eden e Laughing Stock, i loro ultimi tre album? Avete presente l'eponimo album solista di Mark Hollis?... Capolavori supremi, tra i più sottostimati della storia umana...

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  4. Mark Hollis è stato sempre troppo sottovalutato, capace di mazzate pop come quelle che citi e di dischi superlativi come l'unico che ha pubblicato. E' da un po' che non lo ascolto, devo riprenderlo. Lo ricordo ancora bene, con le sue atmosfere un po' tristi e decadenti venate di jazz e colorate dal calore della sua voce. Devo riascoltarlo.
    Un peccato che si sia ritirato dalle scene.

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