martedì 14 marzo 2017

Vogliamo Tutto e lo Vogliamo Subito.

Così cantavano i Queen, i Muse e i Rise Against, e chissà quanti altri.
Vogliamo tutto e subito: un velleitario e ingenuo slogan nato durante il movimento studentesco del 1968 che con il passare del tempo si è trasformato. Paradossalmente da motto anti sistema è diventato un motto del sistema. Sì, perché a pensarci bene, quello che era usato dagli studenti per reclamare le riforme e il cambiamento di un apparato già all'epoca considerato obsoleto e farraginoso, è diventato poco alla volta l'occulto mantra che sta condizionando pesantemente il nostro stile di vita.

Vogliamo di tutto, non solo i beni cosiddetti necessari, ma la bramosia del possesso (la roba di verghiana memoria) ci sta portando a consumare prodotti su prodotti di cui potremmo fare a meno e non sentiremmo la mancanza. D'altronde, se una società si basa sul consumo non è che le cose possano andare diversamente. A questa smodata e malsana voglia di possesso, negli ultimi anni si è affacciato e poi consolidato quello che a prima vista può sembrare un valore aggiunto ma che, a pensarci bene, non lo è affatto: il subito.
Dobbiamo avere l'ultimo modello iPhone prima degli altri e siamo addirittura disposti ad accamparci fuori dal negozi. Se ordiniamo un prodotto on line lo vogliamo in giornata, in alcuni casi nel giro di poche ore. Poco importa se il libro che abbiamo ordinato poi finirà nella pila dei libri da leggere e lì rimarrà per dei mesi.
Subito, ora, adesso.
E chi non è in grado di fornire un servizio ultra rapido ha vita breve.
Abbiamo davvero tutta questa urgenza?
Il tutto e subito sta cambiando il nostro stile di vita. E lo sta cambiando in peggio. Chi ha a che fare con questo sistema per lavoro (e poco alla volta tutti i fortunati che un lavoro ancora ce l'hanno dovranno farci i conti) sa di cosa parlo. Qualsiasi richiesta dev'essere evasa immediatamente e in maniera veloce. E il preoccupante paradosso è che si sta arrivando al punto che la velocità sta divorando la qualità. Non è importante che sia fatto bene ma che sia fatto in breve tempo. Scommetto che qualcuno ha già sentito questo assurdo assioma, figlio di questi tristi giorni.

E la vita del cosiddetto Popolo della Rete (ragazzi, che cosa lacrimevole) è l'emblema di questo stile di vita. Il live fast, die young 2.0 sta raggiungendo, attraverso i Social Network, un ritmo assurdo. Notizie che appena nascono sono già vecchie, morte. Un bombardamento continuo di news vere o farlocche che si accavallano o addirittura si mescolano rendendo quasi impossibile distinguerle, meme e post virali che rimbalzano come schegge senza controllo, per non parlare delle catene di S.Antonio e dei post SSIC (Se Sei Indignato Condividi). Una vera piaga digitale. Tra di essi le vere notizie e i post, interessanti e approfonditi, si perdono. E siccome l'effetto collaterale di questa velocità è il pauroso abbassamento della soglia di attenzione che ci sta riducendo ad una mandria di analfabeti funzionali, ritengo opportuno, quasi necessario, un ritorno alle origini.
Un rapido esempio: proprio in questi giorni su Facebook è comparso un video virale in cui, durante un evento sportivo, una mamma con in braccio un neonato al momento di applaudire, avendo l'arto occupato a tenere il pargolo, ha pensato bene di usarlo come mano mancante. In pratica lo prendeva a sberle. Sommossa popolare, centinaia di commenti indignati con i più benevoli a invocare la pena capitale per la mamma modello. Peccato si trattasse di un clamoroso falso. Perché, senza neppure aguzzare la vista, si poteva vedere molto bene che la donna aveva in braccio una bambola.
La soglia di attenzione e paurosamente scesa sotto il livello di guardia.

E qui entrano in gioco i blog, che forse possono trasformare la loro agonia (sì perché i blog, non se la passano molto bene, sapete?) in qualcosa di utile.
Ormai siamo isole sperdute che attirano quasi esclusivamente altri blogger, perché il semplice lettore (permettetemi di chiamarlo così) è perso nel marasma social e quando, disgraziatamente, clicca su un link che lo rimanda a un post di un blog che supera le dieci righe, esclama è troppo lungo e corre via inorridito.
Possiamo cambiare questa agonia e renderla un luogo salutare: un posto tranquillo. Dove leggere qualcosa d'interessante, ben scritto e soprattutto approfondito.
Abbiamo ancora bisogno dell'ennesima classifica dei dieci libri che ci hanno cambiato la vita? Abbiamo ancora bisogno di un post quotidiano da dieci righe?
Abbiamo ancora bisogno dell'ennesima playlist?
Sì, ne abbiamo bisogno, perché a volte il futile è utile.
Ma abbiamo anche bisogno di scrivere di più.
Abbiamo bisogno di essere più lenti: chi scrive e chi legge. Tutti.
Ce l'avete fatta ad arrivare fino a qui?
Bene, è un buon inizio.

41 commenti:

  1. Non posso che condividere.
    P.s
    Io comunque alla fine del post ce l'ho fatta ad arrivare. ;)

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  2. Condivido ogni singola frase.
    Punteggiatura compresa.

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    1. E pensare che la punteggiatura non è il mio forte.

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  3. Dipende, davvero. Perché è pur vero che bisogna adeguarsi ai nuovi ritmi.
    Oggi si twitta con 160 caratteri, e ti dirò che a me è servito .
    Dobbiamo fare i conti con la realtà dove siamo, che è quella di internet. Io stesso leggo tantissimo: libri, saggi, fumetti. Ma se becco articoli inutilmente lunghi sui blog, mi chiedo: perché?

    Moz-

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    1. Nessuno nega l'utilità della sintesi che in strumenti come Twitter o Facebook sono essenziali nel flusso continuo d'informazioni. Anch'io li uso e li trovo utilissimi. Il mio timore è che purtroppo questa sintesi ci sta un po' contagiando. Siamo abituati a leggere poche righe e a passare subito ad altro. Quando troviamo un articolo più lungo del "normale" ci inquieta un po'. Capita anche a me. Lungi da me far diventare i blog dei posti inutilmente logorroici colmi di parole usate solo per riempire spazi. Se come dici tu l'articolo è INUTILMENTE lungo lo salto anch'io. Ma se il tema m'interessa e l'articolo è approfondito, cicostanziato e scritto bene la lunghezza non mi spaventa. Salvo il link e appena ho un momento di calma lo leggo. Secondo me, paragonare i blog a Twitter o FB non ha senso. E non avrebbe senso far diventare i blog alla loro stregua, non avrebbe senso. O sbaglio?

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    2. Vero: un blog è un blog ma è su internet, e internet è il regno del TLDR. Ora, questo può diventare uno stimolo a scrivere meglio, asciungando gli eccessi e le inutili ridondanze, oppure farci diventare inutili noi stessi, come quelle notizie che leggi e passi avanti.
      Io stesso scrivo guide molto complesse e approfondite, o post più "veloci", bisogna capire che tipo di articolo si scrive, per chi, perché :)

      Moz-

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  4. E abbiamo sempre meno tempo, questa è la vera follia -_-
    Siamo convinti che se ne perda di meno correndo, sbagliatissimo. Purtroppo non credo che i blog siano isole felici, a mio parere si stanno evolvendo pure loro nella direzione che tu dici.
    Moz qui sopra dice "perché devo leggere articoli inutilmente lunghi", non è che non abbia ragione, ma in questo caso l'inutilità è il discrimine. Io ne leggo pure di brevissimi e deficienti in giro -_- E credo che questo sia il vero problema.
    I buoni post, per qualità, possono anche non interessarci e sta bene, ma diamine se ci accorgiamo quando "dicono qualcosa", quando ci danno la possibilità di vedere da un'altra angolazione una cosa che magari abbiamo spesso sotto gli occhi ma che ci lascia indifferenti!
    Io sono per la concisione, ma in relazione allo stile utilizzato, non sulla qualità della comunicazione. Ci sono argomenti che possono essere esauriti "in breve", altri no, non è possibile perché diventano sciocchezze.

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    1. Non avrei saputo spiegarlo meglio!
      Purtroppo stiamo vivendo un periodo in cui si confonde velocità con qualità. E l'informazione è la prima a credere a questa stupidaggine: l'importante è arrivare primi sulla notizia. Poi se si dicono fesserie o inesattezze poco importa. Dal momento che sui blog non c'è questa "necessità", ritengo sia inutile fare un post al giorno di poche righe in cui dico poco o nulla solo per avere qualche accesso in più. Per questo esistono i Social.

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  5. Nell'estate del 2008 aprii il mio blog, ed è stato una parte importante della mia vita per parecchio tempo. Ci ho profuso dentro tanto di me, e sono stato ripagato da centinaia e centinaia di visite al giorno, di commenti, mi ha fatto conoscere (e, in alcuni casì incontrare) tante belle persone.
    Ora non regge più la concorrenza di Facebook, inutile nascondersi dietro un dito.
    Vorrei dismetterlo in silenzio, ma non ci riesco. Mi ha dato tanto, troppo.
    È come non riuscire a buttare via quel vecchio maglione fuori moda con cui ne abbiamo,passate tante.
    L'attuale trend (passami l'inglesismo, per stavolta) va nella direzione che inquadri anche tu: informazione stringata, semplificata, riassunta, distillata, compressa in poche righe, magari accompagnata da un selfie, da commentare non più con delle parole e dei pensieri veri, ma con una faccina da accendere con un veloce movimento del pollice, a volte manco con quella.
    Possiamo lagnarcene, noi blogger della "vecchia" (ma neanche così tanto) guardia, ma è così. Evolve or die, come dicevano in quel fumetto.
    Resto curioso di scoprire cosa ci attende dietro l'angolo, in questo processo di abbreviazione e semplificazione.

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    1. Credo che Blogs e Social Network siano due entità che possono benissimo coesistere. Quello che mi lascia un po' perplesso è che nonostante i blogger si stiano adeguando mediante l'iterazione col mondo social, quello che gli si chiede ulteriormente è il modificare i contenuti adeguandoli al nuovo trend. Non discuto la forma con cui presentarsi che dev'essere "moderna", intuitiva e smart ecc. ecc. (Se guardi il mio blog, con la carta da parati vittoriana, c'è da piangere :-)) Ma se io mi adeguo al nuovo mondo, perché il lettore non può sforzarsi e cercare di tornare a fare quello che faceva un tempo?
      Non pretendo di fare concorrenza a FB (non avrebbe senso) ma se mi metto a scrivere micro post da dieci righe, selfie con l'espressione a culo di gallina e meme idioti tanto vale chiudere bottega e farlo su FB.

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    2. Dico la mia a riguardo (ma comunque, per i casi assurdi della vita, anche nella MozIntervista di oggi si tocca questo tasto ed è in programma un guest post apposito)
      Io ho aperto il blog nel 2006. Non c'era FB, Twitter, niente social e gli sms li pagavi.
      Beh... i miei post di allora erano molto molto molto più brevi di quelli di oggi.
      Ma sempre blog era. Sempre blog è oggi, pur con post spesso davvero complessi (che mi costano ore di stesura e ricerca).

      Moz-

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    3. Considerato che: col proprio blog ognuno fa quel che vuole. :-)
      Non si corre il rischio di far diventare il blog un clone di Facebook? A questo punto meglio una pagina social, no?

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    4. Sono due approcci diversi, magari è Fb che si è rifatto a un tipo di blogging (magari originario...)

      Moz-

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  6. Non so come andrà a finire per il mondo dei blog, ma per quello dell'informazione ci sono già esempi di chi va controtendenza e ne esce a testa alta, trovando il favore di un pubblico stanco da tutta sta velocità e pochezza che la stampa si trova a produrre.

    Per i blog, almeno personalmente, ho sempre trovato faticoso attrarre lettori che non fossero già blogger e per così dire "abituati" a leggere articoli anche corposi. Da inizio 2017 sto tentando alcuni accorgimenti proprio per intercettare meglio lettori "da fuori", di cui comunque non farei di tutta l'erba un fascio.
    Come? Sponsorizzando un po' i nuovi articoli all'esterno tramite fb e cambiando leggermente la user experience nel blog. Articoli visivamente più adatti a voler farsi leggere e contenuti non più corti, ma scritti con meno logorrea (un difetto che si nota andando a sbirciare nei miei post più datati). Piccolezze che non si possono ignorare.

    Credo che coi giusti "compromessi" si possa saltare via l'ostacolo di cui parli insomma. Anche perché i social sono una cosa, i blog un'altra, e ci sta che qui si vada più lenti e più in profondità negli argomenti. Bisogna raggiungere il pubblico giusto. O crearlo. O istruirlo. O... beh, ce ne sono di strade da battere. Sicuramente c'è da adattarsi. ;)

    CervelloBacato

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    1. P.s domani ti cito in un articolo risposta ;)

      CervelloBacato

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    2. Hai colto perfettamente il "mio spirito". Forse nel post non era molto chiaro ma approfondire non significa essere logorroici. Sono io il primo a sostenere che un post di ventimila battute se non è diviso in più capitoli e non è scritto bene è un suicidio bello e buono e lo si può proporre raramente.
      Ormai è palese che il blog non possa essere svincolato dai Social e la sponsorizzazione è inevitabile e necessaria. Il distinguo è d'obbligo, e bisogna trovare il giusto compromesso tra approfondimento e lunghezza degli articoli. Non è una sfida semplice ma a mio avviso è necessaria, essere blogger oggi non è roba semplice.
      Ti ringrazio anticipatamente per la citazione. :-)

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    3. Che poi i blog sono siti internet, ed è importante tenere conto di molti aspetti.
      Di niente comunque ;) Spero possa interessarti!

      CervelloBacato

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  7. "Perché è pur vero che bisogna adeguarsi ai nuovi ritmi."

    No, dico, ma perché? Sì: perché "bisogna adeguarsi ai nuovi ritmi"?
    Se tu "ci campi" allora ok, per non soccombere alla concorrenza e ritrovarti senza neanche il pane, ok.
    Ma se non ci campi: perché?
    E' una legge divina? (Lo fosse davvero avrei ancora piùà voglia di trasgredirla, tra l'altro...).
    No, mi spiace, io non "mi adeguo" ma manco per il cippolo. Io, fossi l'ultimo al mondo mi va bene uguale (ma so bene di non essere l'unico) cerco ancora gli approfondimenti, le cose che sono abbastanza "lunghe" (ma "lungo" cosa vuol dire? Allora Guerra e Pace? Cos'è, lo buttiamo via perché "non è adeguato ai tempi"?... Accomodatevi, io la mia copia me la tengo ben stretta) da restarmi dentro, da dirmi qualcosa, da arricchirmi dentro.
    Proprio perché il tempo non è eterno, io personalmente di sprecarne in sciocchezze non ne ho. Tenetevi i vostri "160 caratteri", io mi tengo volentieri i miei 160mila :D
    Saluti.

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    1. Credo ti riferivi a me, giusto?^^
      Mi spiego meglio: il web è una cosa che cambia di continuo. Noi scriviamo su blog ovviamente anche per essere letti da altri.
      Così come cambiano riviste, giornali, modo di fare giornalismo, di scrivere ecc, evolve anche il blogging. Nessuno butta niente del passato, ci mancherebbe.
      Io stesso, ripeto, nel 2006 scrivevo post cortissimi e oggi invece no: caso al contrario?
      Si scrive con la lunghezza giusta per quel che occorre. 160 mila caratteri per dirmi qualcosa che si può dire in 60mila sono francamente inutili.
      Non è che post corti sono sciocchezze a prescindere.
      Un tempo ce l'avevano con le classifiche, ricordo.
      Come se fossero la causa della deriva del blogging.
      Ognuno ha il suo pubblico, a dire la verità, e per esempio il mio mi segue nelle classifiche come nei post più articolati.
      Non avrei motivo di allungare post che non lo richiedono... questo intendevo^^

      Moz-

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    2. Il discorso di Orlando non fa una grinza. Il blog è mio e me lo gestisco io. Ma anche Miki non ha tutti i torti. :-)
      Quello che mi premeva evidenziare nel post è che trovo inutile adeguare il nostro stile al trend imperante. Molti di noi gestiscono un blog da parecchi anni e in questo lasso di tempo hanno maturato un proprio stile e una propria identità. C'è chi scrive molto, chi poco, chi pubblica più foto, chi non ne pubblica, chi ha una frequenza di post molto alta e chi, come me, molto bassa. Quello che mi chiedo, visto che tutto sommato questa è casa mia, sono io che devo adeguarmi al mondo esterno oppure è chi viene a trovarmi che lo deve fare? Quando degli amici vengono a trovarmi, mica cambio i mobili se il mio stile d'arredamento non è gradito! Tenendo conto che non abbiamo bisogno di rispondere alle leggi di mercato, perché questo non è il nostro lavoro, se qualcuno viene da queste parti troverà un certo ambiente e un certo stile: il mio.

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    3. Non è obbligatorio adeguarsi, specie se ciò significa snaturarsi.
      Io trovo invece esplorabile ogni campo, per capire come divertirmi sempre più coi miei lettori (che poi siete voi).

      Moz-

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    4. Non è obbligatorio adeguarsi, specie se ciò significa snaturarsi.
      Io trovo invece esplorabile ogni campo, per capire come divertirmi sempre più coi miei lettori (che poi siete voi).

      Moz-

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  8. "Ormai è palese che il blog non possa essere svincolato dai Social e la sponsorizzazione è inevitabile e necessaria."

    Ehm... "palese"? In base a quale legge/statistica/dettame?...
    Non vorrei sembrare sterilmente polemico, ma un po' mi ci accanisco con(tro) certe "ovvietà" che per me non sono affatto ovvie.
    Sono fuori da qualsiasi social da un bel po' e, se uno proprio vuole attaccarsi ai numeri, le visite al mio quasi defunto blog continuano a esserci e, per quanto mi riguarda, a essere più che buone. Ma forse sono io a considerare "più che buone" anche due sole visite al giorno (è solo un esempio, piano a gongolare, maligni! ^_____^).
    Non mi sento né retrogrado (non sono uno di quelli che "eh, ai miei tempi era tutta campagna!") né luddista e nemmeno dispezzo internet, anzi!
    Salutoni!

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    1. Forse non mi sono espresso bene. :-)
      Se voglio aumentare i miei lettori, far conoscere ciò che scrivo, perché ho pochi accessi, perché voglio che il mio blog sia trend topic o perché sono un narcisista che gode ad ogni visita :-) o anche solo perché essere letti mi dà soddiffazione, devo necessariamente passare dai Social.
      Io mi accontento delle poche visite che ho, non ho tempo (perché ci va tempo per fare promozione) per il marketing, ma ho voluto fare un piccolo esperimento: ho aperto una pagina FB di Silverfish.
      Le le visite sono sensibilmente aumentate anche se non ho chiesto a nessuno di mettere un like o di condividere. Se, disgraziatamente, il post che pubblico viene condiviso allora le visite aumentano esponenzialmente.
      Quindi ben venga utilizzare i nuovi strumenti per la promozione e per avere più lettori, ma se approdi qui non ti lamentare della lunghezza degli articoli. Dico bene o mi sono bevuto il cervello?

      P.S.
      Caro Orlando, al contrario di te, io sono il classico QUI ERA TUTTA CAMPAGNA e AH! AI MIEI TEMPI SI' CHE SI STAVA BENE! E non immagini quanto!

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  9. Ottimo post, che condivido parola per parola.
    Io la penso come Orlando: se non mi pagano per fare qualcosa, allora sono libero di farla rispettando i miei ritmi e le mie esigenze. Scrivo senza fretta, e mi rivolgo soprattutto a chi legge senza fretta.

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    1. Grazie Ivano.
      Come avrai letto, concordo in pieno con questa linea. E per questo motivo auspico che molti blogger la pensino come noi, in modo da ridare la giusta "dimensione" al blog, che ormai trovo snaturato. Qui si viaggia a velocità diversa, se i Social sono l'autostrada il blog è una stradina di campagna da percorrere tranquillamente, gustando il panorama.

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  10. Il Sistema elogia la velocità perché aumenta il livello di stress, e la persona stressata non solo è più controllabile, ma si rifugia nel consumo consolatorio.

    Io sono una blogger prolissa. E sono fiera di esserlo. Scrivo post chilometrici che mi impiegano l'intero pomeriggio. Scendo in profondità. Detesto ogni forma di elenco. Leggo i tomi. Pratico meditazione e yoga ("chi arriva ultimo vince", dice la mia insegnante) e non voglio standardizzarmi, perché la capacità di scrivere è ciò che mi differenzia dal 90% delle persone che ho intorno: se la conformassi alle tendenze del momento, smetterei di essere me stessa.

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    1. Ma poi... vogliamo mettere la bellezza dei blog che dimostrano anche l'anima di chi li gestisce? Intervengo qui perché seguo Chiara da non tantissimo tempo, lei dice di sé "son prolissa", eh sì ok, ma soprattutto quel blog "è Chiara"! Poi possono piacere o meno le impostazioni che ciascuno di noi utilizza (o si prefigge) per il proprio spazio, ma non sta in ciò, la Bellezza? Nella diversità di ciascuno che si riflette in ciò che scriviamo e presentiamo?
      Per me il discrimine si "vede/legge" subito: chi fa per passione e per comunicare, chi fa per moda/numeri.
      Credo che Diego qui volesse sottolineare soprattutto la volontà precisa di adeguarsi al "passa e vai", "fai veloce e ad effetto", che solitamente è un avvisaglia di "scarsa qualità".
      E ciao Chiara e ciao tutti XD

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    2. Ciao Chiara e benvenuta!
      La scrittura non è un'entità asettica e svincolata dall'autore. Se così fosse allora ci troveremmo di fronte ad un testo senza personalità. Ognuno ha il proprio stile ed è giusto e bello che sia così. Poi, come tutte le cose, il fatto che il nostro stile piaccia o no è del tutto soggettivo. Quello che mi preme ribadire è che, e a quanto vedo dai commenti sembra che condividiate, il blogger non debba snaturare il proprio stile per venire incontro al logiche prettamente numeriche. Coltiviamo una passione e tale deve rimanere (certo se poi diventasse anche qualcosa di più mica mi lamenterei :-)), non mi par logico scrivere in un modo che non mi piace e di cose che non m'interessano solo per avere qualche lettore in più.

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    3. Glò, come al solito precisa e puntuale!
      Però permettimi di fare l'avvocato del diavolo :-)
      Siamo sicuri che veloce e ad effetto sia sinonimo di scarsa qualità?
      ;-)

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    4. @Diego, a livello teorico è vero che la scrittura non è un'entità asettica e svincolata dall'autore, però io noto tanto, tanto conformismo, non solo nella blogosfera, ma anche nella narrativa in generale. è come se, per la paura di sbagliare, si conformassero tutti ai medesimi cliché. Il problema è che la gente, nella propria zona confort, sta bene. Ti faccio un esempio: circa un mese fa ho ideato un hashtag, #imieiprimipensieri, finalizzato a restituire alla scrittura la propria dignità creativa. Sganciandola dalle logiche del web e dal "mentale", inteso come sistema di credenze limitanti, tra cui il timore del giudizio altrui. Molti hanno colto lo spirito, ma molti no. C'è chi - seppur dovesse scrivere un post di getto, puramente espressivo - ha voluto fare, per esempio, una suddivisione in paragrafi per agevolare la lettura. E chi ha rispettato la tabella di marcia degli aggiornamenti settimanali. Forse ci vorrà ancora del tempo per scardinare queste credenze, però sembra che nessuno riesca più a lasciarsi andare...

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    5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    6. @Glò, hai centrato il punto: la personalità di un blog. Molti sono asettici, vuoti. Quindi mi annoiano.

      Io sono prolissa, è vero, ma non in senso negativo. Lo sono perché sento la necessità di approfondire gli argomenti e di offrire al lettore qualcosa in più, rispetto a quello che si trova sul web. Ci pensa già la vita, a omologarci. Almeno quando scriviamo è giusto essere noi stessi. :)

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    7. @ Chiara: tu sei così, come hai scritto, almeno questo è quello che capisco leggendoti. Guarda sinceramente la prolissità è soltanto visiva, d'impatto. Il discorso è che se un articolo è interessante e offre un approfondimento "unico" perché genuino, scritto a partire da chi lo ha pensato (poi si possono utilizzare tutte le fonti che si vogliono, riconoscendole ovvio) è uno strumento in più per tutti.
      Io fatico a leggere sempre tutti i blogger che mi piacciono, come penso capiti a molti, però apprezzo!
      E qui riprendo la domanda del diavolo (ops! XD) e rispondo a Diego: non è SEMPRE sinonimo, ma lo è sempre se nelle intenzioni di chi scrive c'è soltanto la volontà di raggiungere tot persone, perché per forza di cose la finalità vizia a monte il contenuto.
      Però sia chiaro, ci sono post snelli ed efficaci utili a far passare un'idea o a fornire uno spunto, che sono perfetti così. Io parlo dell'"abitudine a fare sempre per" ;)

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    8. @Chiara, il conformismo nella letteratura penso sia dovuto esclusivamente alla legge di mercato. Ci sono pochi lettori in circolazione e avventurarsi in qualcosa di nuovo è un rischio per le CE. Per il tuo esperimento di scrittura invece penso che sia la semplice paura d'esser giudicati (male) ad aver innescato i meccanismi da te descritti. Purtoppo è una condizione atavica, amplificata in questi ultimi tempi, dai Social in cui o sei cool, perfettino e lindo oppure ti massacrano. Il "laboratorio", inteso come strumento di work in progress e di crescita anche intellettuale, sembra essere caduto in disgrazia perché abbiamo la tendenza a dimostrare che "nasciamo" già perfetti. Anche qui il tutto e subito, vedi? :-)

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    9. @Glo: tu m'instilli domande su domande! :-)
      Ma il post "snello" ha ancora senso? Perché utilizzare queste piattaforme e non i Social per i post brevi?

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    10. @Diego, sinceramente non so se si tratti solo della legge di mercato (anche se sicuramente ha un ruolo importante), perché noto che l'intera società è così, nonché buona parte delle persone, in tutti gli ambienti. è come se molti esseri umani si fossero costruiti intorno un recinto: guai a mettere un piede fuori. Essere giudicati male (e qui hai centrato il punto) è lo spauracchio che ci rende tutti degli agnellini. :)

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    11. Sulla questione del "post snello": per me la differenza è a monte, ovvero se il mio post nasce per i social o per il blog. Un post breve e incisivo può essere funzionale a un intento, anche nel blog.
      Non credo si debbano utilizzare criteri di brevità o prolissità quando si sta per scrivere un nuovo post. Io ade esempio raccolgo idee, spunti, poi do forma al tutto e a quel punto decido se dare un taglio più coinciso, se suddividere in più parti, se perdermi in chiacchiere. Però ho sempre ben presente quello che vorrei "ottenere" (che poi riesca, non è detto e la sfida - con me stessa e le mie capacità - sta proprio in ciò).

      Invece sui social il post deve essere breve, punto. E corredato da immagine, punto. :D

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  11. Discorsi molto interessanti, post stuzzicante (come sempre). Io, per non sbagliare, avevo già eliminato tutti i social possibili e immaginabili in tempi non sospetti (praticamente la mia pagina Facebook è durata poco meno di un mese e il mio account Twitter appena poco di più). Anche se questi potevano essere utili alla causa e anche se in molti mi chiedono di ripensarci ancora adesso. Ma io sono un caso limite (pensa non ho neanche What's Up) e me ne frego...Tanto ho visto che se pubblico un post di dieci pagine che magari mi costa diverse ore di lavoro o uno striminzito con solo un video o un paio di foto il numero di passanti è più o meno sempre lo stesso. I blog non se li caga più nessuno, a prescindere dalla qualità dei contenuti. Per farla breve pochi giorni fa (il 10 marzo per la precisione) ho avuto un picco clamoroso di oltre 10.000 visualizzazioni in 24 ore, poi vai a vedere cosa hanno visto questi 10.000 e noti che più alto è il numero delle cazzate sotto qualsiasi forma (e meno ci sono parole) più i passanti del web vengono attratti.
    La gente ha fretta e vuole tutto e subito come scrivi giustamente tu. il problema però è capire cosa la massa virtuale intende per "tutto" perché a volte non è così chiaro come sembra e, fondamentalmente, non è che ci interessi più di tanto, altrimenti ci sarebbero tanti argomenti POP ben più addatti ad attirare il "pubblico".
    Saluti!

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    1. Penso che una parte del problema sia anche dovuta alla mancanza di tempo e ai ritmi a cui siamo costretti a sottostare. Il mio è un caso emblematico, i post di poche parole riesco a smaltirli subito, mentre quelli più prolissi li salvo nel Feed Reader per una lettura fatta con la dovuta calma. Il problema è che questa benedetta calma non la trovo mai e prima che riesca a leggere i post passano dei mesi! E a questo punto figuriamoci commentare, forse non avrebbe nemmeno più senso. Effetto collaterale di questa fretta è che sono io il primo ad essere "spaventato" quando vedo un articolo più lungo della media, perché a forza di andare di fretta si perde l'abitudine. Per questo credo che un rallentamento anche da parte di chi scrive sia salutare, specialmente per chi non ha necessità di contare gli accessi. Uno dei miei post più "letti" è una foto con un commento, l'avessi saputo prima avrei aperto un fotoblog! :-)
      I blog non li caga più nessuno, hai ragione. E un po' ce la siamo voluta (plurale majestatis che non comprende i sottoscritti :-)) perché a furia di diatribe a distanza, post polemici e inutili o recensioni alla cazzo fatte solo per acredine o tornaconto, il lettore s'è scoglionato.

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